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Farmacie. L'esempio nefasto di Roma e i pericoli del Ddl Concorrenza

Come denunciato dal neopresidente della Federfarma romana, Vittorio Contarina, in un solo mese nella Capitale sono quattro le farmacie in default. Un fenomeno che lascia verosimilmente presagire una strage di esercizi farmaceutici tenuto conto di quanto nell'agenda politica e di una possibile liberalizzazione della Fascia C a tutto vantaggio, soprattutto, della Gdo.

16 GIU - Il neopresidente della Federfarma romana, dott. Vittorio Contarina, con una sua recente nota-denuncia ha messo il dito nella piaga. La notizia cui fa menzione è che, in un mese, nella Capitale sono quattro le farmacie in default o quasi. Da esperto del settore (e anche coinvolto, come difensore, in due dei quattro procedimenti, sempreché siano gli stessi), è mio dovere andare oltre nell’approfondimento. Che Roma abbia rappresentato da sempre un’isola “infelice” quanto a canoni di locazione di immobili ad uso commerciale è cosa risaputa. Che a tali canoni si è fatto fronte con sacrifici enormi dei locatari, è altrettanto noto. Ciò che non è risaputo è che alle farmacie di oggi, stremate dai costi e penalizzate dagli sconti imposti dalla convenzione in atto, non possono essere chiesti sacrifici sovraumani, intendendo per tali quelli che vanno oltre le ragionevoli pretese locative.

Il problema, ovviamente, non si esaurisce qui. Esso risiede nelle motivazioni aggravanti che tutti sanno, tranne il ministro Guidi, che insiste nel sacrificare l’attuale segmento del mercato, a rischio di implosione grave, tale da determinare una pericolosa caduta dell'offerta. Nel Paese sono infatti innumerevoli e in crescita progressiva le sottoposizioni a procedure fallimentari che riguardano le farmacie. Così come sono centinaia i ricorsi a procedure concordatarie, di diversa specie.


Un fenomeno che lascia verosimilmente presagire una strage di esercizi farmaceutici, tenuto conto di quanto nell'agenda della politica:
- l’assottigliamento dell’utile aziendale determinato dalla immissione sul mercato dei farmaci generici;
- l’introduzione della DPC, che ha falcidiato i fatturati consolidati;
- l’imminente apertura di migliaia di farmacie, ad esito dei concorsi straordinari in via di definizione (basti pensare che nella città di Roma saranno circa 100);
- l’insostenibilità di otto servizi sanitari regionali in piano di rientro, con punte massime nella Campania e in Calabria, ma anche nel Lazio, vittima di un risanamento “feroce”;
- l’ulteriore taglio pro-quota che le Regioni dovranno operare sulla spesa sanitaria a fronte dei 2,35 miliardi di euro imposti dal Governo a titolo di spending review a regime non dovrebbero suggerire e stimolare ulteriori aggressioni.

L’ultima, perpetrata con il DDL “concorrenza” in Parlamento, preparatoria (dicunt) della liberalizzazione della fascia C a tutto vantaggio delle parafarmacie ma, soprattutto, della GDO. Da qui, l’amara previsione dell’effetto moltiplicatore nella Città eterna dei quattro casi denunciati dal presidente Contarina, considerate le numerosissime situazioni di crisi finanziaria, (spesso) irreversibile, vissute da tantissimi farmacisti romani. Un amaro presagio - peraltro noto a tutti gli operatori che interagiscono, anch'essi in crisi esistenziali - che rendiconterà di qui a poco fallimenti seriali, con buona pace degli “imprenditori” che, in occasioni non remote, hanno fatto cartello in recenti vendite giudiziarie, con conseguente danno per i creditori. Una constatazione, questa, ripetibile ovunque, tanto da non lasciare esenti isole felici, basta vedere gli ultimi avvenimenti toscani ove sono passate di mano importanti farmacie attraverso aste giudiziarie, non propriamente soddisfacenti per i ceti creditori.

Alla categoria spetterà un importante compito di vigilanza. Agli interessati, un corretto e tempestivo ricorso alle cure. Alla politica, di ricercare altrove misure ad effetto, aventi la caratteristica di distruggere ciò che c’è, di mettere a rischio la consistente occupazione professionale, che il sistema farmacia garantisce da decenni, e di sottrarre ai cittadini tanti punti di riferimento della assistenza sanitaria locale.

avv. Federico Jorio, Ph.D.
"Studio associato Jorio" 


16 giugno 2015
© Riproduzione riservata


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