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27 NOVEMBRE 2022
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Forum riforma Enpaf. La categoria pronta al cambiamento. Base di partenza, ampiamente condivisa, la proposta della Fofi

di Lucia Conti

Lavori in corso con il via alle due Commissioni di lavoro dell'ente di previdenza dei farmacisti. Ma non si parte da zero. La proposta della Federazione raccoglie ampi consensi tra le varie componenti della professione. Ecco cosa ci hanno detto Assofarm, Conasfa, Fenagifar, Parafarmacie, Cgil e Liberi farmacisti

24 LUG - Prendono il via i lavori che dovranno portare alla riforma dell'Enpaf, l'ente previdenziale dei farmacisti. A dare la spinta, l'acceso dibattito scaturito tra l'Enpaf e la Fofi in occasione di un'audizione dello scorso maggio alla Camera, quando la Fofi denunciò i punti deboli del sistema di previdenza dei farmacisti, resi ancora più marcati dalla crisi economica tanto da diventare per alcuni, a partire dai disoccupati, addirittura un fardello anziché uno strumento di sostegno della categoria.
 
Superate le polemiche, il Consiglio Nazionale dell'Enpaf ha accolto la proposta di riformare l'Ente. A questo scopo sono state istituite due Commissioni, che avranno il compito di elaborare una proposta di riforma dell’assetto previdenziale e assistenziale della categoria. Proposta che, secondo quanto annunciato dall'Enpaf, dovrebbe essere pronta ad ottobre.
 
Ma i lavori non partiranno da zero. La Federazione degli Ordini dei Farmacisti ha infatti avanzato alcune sue proposte sui contenuti della riforma. E in particolare:
• per coloro che sono in stato di disoccupazione involontaria oppure abbiano altra copertura previdenziale, prevedere la cifra simbolica di contribuzione di un euro pro capite;
• procedere ad una modifica normativa, relativamente alla categoria dei farmacisti, che preveda per la condizione di disoccupazione involontaria l’iscrizione all’ENPAF ai soli fini assistenziali;
• introdurre, sempre per via legislativa, un esplicito esonero, in caso di altra copertura previdenziale obbligatoria, dall’iscrizione all’ENPAF, con il conseguente venir meno dell’onere di pagamento contributivo delle quote previdenziali ed assistenziali;
• conseguentemente, in analogia a quanto fatto dalle altre casse previdenziali, avviare una approfondita riflessione sull’opportunità di passare ad un sistema contributivo con la correlata attualizzazione della normativa sul contributo dello 0,90 di cui al D.L. 187/1977, convertito dalla L. 395/1977, in modo tale che le pensioni siano il risultato dei contributi versati dagli iscritti nell’arco della propria vita lavorativa.
 
Abbiamo chiesto ad Assofarm, alla Filcams-Cgil, alla Fenagifar, al Conasfa, alla Federazione Nazionale delle Parafarmacie Italiane, al Movimento Nazionale Liberi Farmacisti cosa ne pensano delle proposte della Fofi. Ma anche quali sono i loro auspici e, se ci sono, ulteriori proposte da portare sul tavolo della riforma. Ecco cosa ci hanno risposto.
 
Abbiamo richiesto anche le opinioni di Federfarma, che per il momento non ha voluto rispondere in attesa della definizione di un documento sulla riforma Enpaf in elaborazione da parte del suo Centro Studi. Nessun commento anche da parte di Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, anche loro da noi contattati.
 
Assofarm: "Ammodernare l'Enpaf è una necessità inderogabile"
Per l'Associazione delle farmacie comunali, le proposte della Fofi vanno nella giusta direzione. "Si potrebbe legare l’entità dei contributi al reddito prodotto e ciò con la consapevolezza che la gravità della situazione economica di tutto il settore impone di operare per attenuare la situazione di bisogno in cui versano numerosi iscritti", spiega Assofarm. Secondo la quale "non è più derogabile, dopo oltre cento anni della sua istituzione, un processo di riforma dell’Enpaf, anche alla luce delle mutate condizioni della società italiana. Un necessario intervento di ammodernamento che accentui il contributo in termini di garanzie della qualità tecnico professionale dei farmacisti nonché della valorizzazione della componente sociale della professione degli stessi".

Conasfa: “La priorità è abrogare la doppia contribuzione ed introdurre la ‘libera scelta’ di aderire o meno all'Enpaf”
L’auspicio del Conasfa (Federazione nazionale delle associazioni dei farmacisti non titolari) è che “finalmente il farmacista dipendente possa esprimere e attuare il principio della ‘libera scelta’ nell'aderire o meno all'ENPAF, perché già provvisto di previdenza di primo pilastro. Per i farmacisti dipendenti che hanno versato ad Enpaf i contributi, e decidono di lasciare l'Enpaf, si chiede che venga applicato l'istituto della ricongiunzione cioè poter spostare quanto versato, all'INPS o che vengano studiate delle forme di restituzione del versato. Questo schema permetterebbe, salvaguardato il principio della ‘libera scelta’, di rispondere a tutte le posizioni allo stato attuale in atto: dai i più giovani e quelli a venire (sicuramente i più svantaggiati vista la situazione occupazionale) sino ai più anziani (oramai anche loro a rischio).
La ‘libera scelta’ di aderire all'Enpaf per i farmacisti dipendenti – spiega il Conasfa - metterebbe la parola fine a tutta una serie di criticità ad oggi rilevate, come la finestra di disoccupazione limitata ai 5 anni ma anche tutte le problematiche relative alla comunicazione ad Enpaf della "esatta", e a molti sconosciuta, ‘condizione lavorativa per riuscire a mantenere la riduzione’ (esercizio della professione per 6 mesi e un giorno all'anno di lavoro dipendente o disoccupazione certificata dal centro per l'impiego o somma delle due condizioni)”.

Per Conasfa, comunque, “l'auspicio più grande è che avvenga quindi la stesura e l'approvazione di un disegno di legge che vada finalmente ad abrogare la legge del 1946 che impone la doppia contribuzione ai medici, veterinari e farmacisti dipendenti. Infine ci preme rilevare, come le modalità di elezione dei rappresentanti ai vertici, il numero dei Consiglieri nazionali, dovrebbero essere rivisitati per dar modo ai singoli iscritti di scegliere il proprio rappresentante direttamente o il proprio delegato al voto”.

Per la Federazione Conasfa, inoltre, sarebbe “opportuno” che gli iscritti in stato di disoccupazione “quanto meno venissero esonerati dal pagamento della quota di solidarietà. I giovani farmacisti che rimarranno legati all'Enpaf, in quanto liberi professionisti, dovrebbero poter essere esentati da quote previdenziali troppo alte in proporzione al reddito o aiutati nei momenti di difficoltà con forme di assistenza dell'Enpaf in modo da evitarne la cancellazione dall'Albo”.

Nel caso in cui non si prefigurasse una soluzione legislativa per la libera adesione all'ente, il Conasfa esprime “apprezzamento per il tentativo di soluzione proposto dalla FOFI”, della cifra simbolica di contribuzione di 1euro pro capite, “purché il pagamento dell'euro non abbia un limite temporale”. La Federazione Conasfa dice sì anche alla proposta della Fofi di prevedere, per la condizione di disoccupazione involontaria, l'iscrizione all'ENPAF ai soli fini assistenziali. “Aggiungiamo però che è importante che non venga perso quanto precedentemente versato all'Enpaf”.

La Fofi trova sostegno nel Conasfa anche alla proposta di introdurre, sempre per via legislativa, un esplicito esonero, in caso di altra copertura previdenziale obbligatoria, dall'iscrizione all'ENPAF, con il conseguente venir meno dell'onere di pagamento contributivo delle quote previdenziali ed assistenziali. “Da decenni – spiega il Conasfa - la stragrande maggioranza dei farmacisti dipendenti auspica che l'iscrizione all'Enpaf sia volontaria, quindi non possiamo che essere favorevoli a tale proposta. Tuttavia ci chiediamo, in caso di approvazione, cosa succederebbe ai farmacisti inoccupati che non godono di altra copertura previdenziale obbligatoria”.

Quanto al passaggio ad un sistema contributivo con la correlata attualizzazione della normativa sul contributo dello 0,90 di cui al D.L. 187/1977, convertito dalla L. 395/1977, in modo tale che le pensioni siano il risultato dei contributi versati dagli iscritti nell'arco della propria vita lavorativa, il Conasfa si dice “pienamente d'accordo” con la Fofi. Per il Conasfa, infatti, “occorre armonizzare il sistema contributivo dei farmacisti liberi professionisti con quello delle altre casse a patto che questo non comporti un aggravio degli oneri previsti per i farmacisti collaboratori con vigente CCNL. Si vuole ricordare che lo 0,9 % è sempre stato riconosciuto un ‘plus’ alla quale contribuiscono tutti i farmacisti (titolari e collaboratori) all'interno dell'azienda”.
 
Fenagifar: “Necessaria una riforma in linea con la mutata situazione di tutti i farmacisti”
Per la Federazione nazionale delle associazioni dei giovani farmacisti (Fenagifar) “lo stato attuale di crisi ha solo accelerato quello che comunque sarebbe dovuto divenire una metamorfosi del sistema per adeguarlo alle necessità dell'evoluzione della società odierna. Riteniamo, che il sistema previdenziale, Enpaf, sia ad una svolta di boa. È necessaria una riforma che tenga conto della mutata situazione lavorativa e contributiva di tutti i farmacisti”.
 
Quanto ai contenuti di questa riforma, per la Fenagifar “dovrebbe passare tramite alcuni punti fermi del sistema attualmente in vigore che andrebbero completamente scardinati per portare ad un sistema più snello ed efficiente. Innanzitutto, per quanto ci riguarda, un primo passo doveroso, attraverso una modifica normativa, è il dover sganciare l’iscrizione all’Ordine dei Farmacisti dall’iscrizione all’Enpaf, in quanto sia per motivi occupazionali in termini di quantità, sia per i nuovi sbocchi professionali che il farmacista sta vedendo aprirsi ai propri orizzonti, non ha più alcun senso essere legati obbligatoriamente ad una cassa previdenziale di categoria. Bisogna oltremodo tener conto che la situazione occupazionale non permette l'iscrizione ad un ordine che prevede contributi di ‘cassa’ così onerosi da sostenere. Bisognerebbe infatti pensare ad un contributo di solidarietà simbolico da versarsi fino a quando la variazione di posizione lavorativa non lo consenta”.

Inoltre, secondo la Fenagifar “bisogna ricordare che i dipendenti di farmacia hanno la possibilità di accedere al pagamento del solo contributo di solidarietà annuo, che comunque per loro non avrà mai un ritorno, mentre chi sceglie di lavorare in altri settori è tenuto a corrispondere l’intera cifra annua, anche se già regolarmente iscritto all’Inps quale dipendente o all’Enasarco se inquadrato come agente di commercio. Queste persone dovrebbero come minimo poter accedere anch’esse al pagamento del solo contributo di solidarietà, che comunque in ogni sua forma andrebbe abolito. Infatti il pagamento da parte dei dipendenti di farmacia del solo contributo di solidarietà rappresenta per loro un versamento a fondo perduto annuo obbligatorio a cui l’ente potrebbe sopperire attuando una rivalutazione e soprattutto una rivalorizzazione del patrimonio immobiliare di cui dispone”.
 
Per quel che riguarda i disoccupati, Fenagifar propone di “eliminare il limite dei 5 anni, e non esteso a 7, per la possibilità di non pagare nulla; in base ai mesi di occupazione potrà essere richiesto o meno di essere iscritti ad una cassa previdenziale”. “Per quel che riguarda invece la categoria realmente interessata dal sistema pensionistico dell’Enpaf, cioè i titolari, questi ad oggi corrispondono la quota fissa oltre ad una quota pari allo 0,9% della distinta mutua mensile. A fine carriera pochi sono i farmacisti che ricevono una adeguata pensione dall’ENPAF”, osserva la Fenagifar, secondo la quale “andrebbe data a tutti i titolari la facoltà di scegliere la quota di distinta mutua da destinare all’ENPAF, oltre alla quota fissa annua vedendosi poi ritornare, in base ai versamenti effettuati e agli anni versati, una adeguata pensione”.
 
Filcams Cgil: “Vogliamo una riforma che tenga conto della crisi economica e delle penalizzazioni subite finora dai farmacisti non titolari”
Per la Filcams Cgil, uno dei sindacati firmatari del contratto dei dipendenti di farmacia, “la riforma dell’Enpaf dovrebbe tener conto delle drammatiche modifiche che la situazione economica, la disattenzione nei confronti della professionalità dei farmacisti collaboratori protratta per decenni da Federfarma e le riforme del mercato del lavoro hanno portato al tenore di vita dei farmacisti non titolari. Le retribuzioni sempre più disallineate rispetto al costo della vita, l’abuso di contratti atipici a bassa retribuzione , senza diritti e senza copertura previdenziale, i costi sempre maggiori per la formazione, camici ed altri obblighi professionali hanno reso insostenibile il contributo Enpaf per la maggior parte dei farmacisti non titolari”.

Secondo il sindacato, “la volontarietà della contribuzione all’Enpaf sarebbe l’unica soluzione risolutiva per i giovani farmacisti non titolari. Necessita, quindi, una riforma legislativa che permetta la volontarietà della contribuzione per chi versa ad altra forma previdenziale obbligatoria,
e per i giovani che sono impegnati in percorsi formativi post lauream per i quali è necessaria l’iscrizione all’Ordine ma la retribuzione è simbolica o inesistente”. Altro elemento “utile per gestire le problematiche dei giovani farmacisti non titolari”, secondo la Filcams Cgil “è rappresentato senza dubbio dalla necessità di rinnovare i Contratti Nazionali delle farmacie private scaduti oramai da troppo tempo. Nel rinnovo le parti sociali potrebbero infatti individuare, anche nell'ambito della bilateralità, già costituita e da potenziare, strumenti innovativi di sostegno per affrontare meglio le difficoltà dei giovani sia sul piano previdenziale che su quello delle tutele più complessive”. Infine “piena condivisione” da parte della Filcams Cgil alle proposte della Fofi.
 
Gullotta (Parafarmacie): "Non è sostenibile che i titolari di parafarmacia paghino quanto i titolari di farmacia"
"E' necessario cambiare il sistema contributivo dell'Enpaf". Ed è questo l'auspicio di Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione italiana Parafarmacie, secondo il quale "un contributo uguale per tutti i titolari di Parafarmacie e Farmacia non è poi sostenibile. Come più volte ribadito auspichiamo che si passi ad una contribuzione parametrata al fatturato, creando dei veri e propri scaglioni di fatturato. Riteniamo sbagliato che il titolare di una piccola farmacia rurale o di una piccola parafarmacia paghi tanto quanto il titolare della più grande farmacia italiana. Ovviamente andrebbe anche revisionato il concetto dello 0,90% che ad oggi penalizza di più le farmacie che fatturano più con le Asp".
 
Per venire incontro in particolare alle difficoltà dei giovani farmacisti, per Gullotta "innanzitutto una quota simbolica per chi non lavora o è in cerca di lavoro sarebbe un buon passo in avanti. La cassa previdenziale non può essere il mezzo che blocca l'ingresso alla professione o all'iscrizione all'ordine". Il presidente delle Parafarmacie italiane propone inoltre di "permettere la compensazione dei crediti iva con la cassa previdenziale, cosa permessa dalla legge, e che favorirebbe quei farmacisti titolari di piccole attività".
 
Mnlf: “Lavorare insieme a un progetto complessivo, aperto a modifiche migliorative”
“Il mercato del lavoro e le molteplici realtà soggettive non sono più quelle di 60 anni fa. Oggi assistiamo ad un proliferare di situazioni lavorative che non possono essere rappresentate da un modello previdenziale ‘statico’. Le diverse fasi della vita lavorative richiedono risposte in termini previdenziali ‘veloci’, risposte che una eccessiva rigidità dei regolamenti rischiano di arrivare non in ‘tempo utile’". Per questo, secondo il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (Mnlf), “per i farmacisti è arrivato il tempo di cominciare a ragionare su un diverso sistema previdenziale che, pur nel rispetto dei vincoli di bilancio, sia in gado di coniugare attraverso la libera scelta contributiva una sussistenza previdenziale adeguata con un carattere solidaristico universale”. Dunque un modello previdenziale "elastico" in grado di “adattarsi ai cambiamenti che si susseguono nell'attività professionale e ‘pronto’ a dare risposte efficaci ai bisogni dei propri iscritti”.

Per quanto riguarda l’Enpaf, quindi, il Movimento chiede “una riforma vera il cui percorso andrebbe costruito assieme a tutti i soggetti più rappresentativi della categoria. Per disegnare questo percorso è necessario sapere bene dove si vuole andare, valutare i diversi scenari possibili e quindi disegnare la strada che può anche avere delle tappe intermedie ma una velocità costante. Abbiamo sempre temuto le ‘mezze’ riforme, oppure i ‘stop and go’, la storia della categoria dimostra come questi abbiano creato solo problemi. Vorremmo un Ente previdenziale la cui adesione sia libera per chi ha già altra forma contributiva e separata dall'iscrizione all'Ordine provinciale. Non è un caso che molti colleghi oggi non s'iscrivono all'Ordine proprio a causa dell'obbligatorietà d'iscriversi all'Enpaf”. L’obiettivo, ribadisce il Mnlf, è “lavorare ad un progetto complessivo, renderlo pubblico ed aperto a modifiche migliorative. Se esiste volontà reale in sei/dodici mesi possiamo cambiare la previdenza di categoria”.

Il Movimento ricorda quindi che “nel documento che presentammo nell'ottobre del 2014, abbiamo intitolato un capitolo ‘URGENT CHANGES’ , cambiamenti urgenti. Modifiche da far subito per far fronte alle difficoltà dei giovani in questo periodo di grave crisi economica. Il lavoro si è purtroppo ancor più ‘precarizzato’ e modelli rigidi di previdenza non danno risposte adeguate. Una serie di modifiche urgenti sono necessarie”.

In questo senso, il Mnlf propone anzitutto la “sospensione del contributo di solidarietà per chi è in stato di disoccupazione indipendentemente dall'anno d'iscrizione, se lo stato di disoccupazione permane dopo cinque anni applicare il contributo minimo. Per tutti i lavoratori che hanno contratti particolari come stagisti, ricercatori, parasubordinati, o contratti inferiori a sei mesi accesso alle forme minime di contribuzione o proporzionali al reddito percepito. Proporzionalità che a nostro avviso dovrebbe essere inserita come cardine del funzionamento dell'Enpaf. E' chiaro a tutti che un titolare di farmacia rurale o di parafarmacia non può essere costretto a pagare come un titolare di farmacia urbana. Quindi, contribuzione su base proporzionale al reddito, non deve più accadere, come accade oggi, che pagare l'Enpaf per alcuni significa mettere a rischio seriamente il bilancio famigliare o quello dell'azienda di cui è titolare”. Inoltre, per il Movimento, “è impensabile che un lavoratore part-time, iscritto all'Ordine prima del 2004, debba versare un intero mese di stipendio (riduzione 85%) per l'Enpaf, a questi lavoratori deve poter essere concessa la scelta di versare il contributo di solidarietà”.

Quanto alle soluzioni proposte dalla Fofi, secondo il Movimento nazionale liberi farmacisti “vanno nella giusta direzione e sono quelle da noi sostenute negli ultimi dieci anni. Cartesio diceva che ‘la ragione non è nulla senza l’immaginazione’ e noi abbiamo immaginato un Ente previdenziale percepito come un libero investimento per il futuro non come un obbligo a cui non potersi sottrarre. Stiamo andando nella giusta direzione, ed è giusto che a decidere siano i farmacisti, dobbiamo totalmente evitare che l'Enpaf diventi autoreferenziale”. In questo senso, ribadisce il Movimento, “la discussione avviata dalla Fofi è un contributo positivo all'ammodernamento dell'ente di categoria. Bene le indicazioni per chi si trova in stato di disoccupazione e totale accordo sull'esonero dal pagamento dell'Enpaf per chi ha altra forma contributiva. Noi pensiamo all' abolizione dell'obbligo contributivo quale condizione vincolante per l'iscrizione all'Ordine provinciale, poi ad un sistema costituito da due componenti A) quota fissa, B) quota % sul reddito. Dalla quota totale viene prelevata una piccola percentuale che diventa quota di solidarietà da utilizzare in favore degli iscritti in difficoltà economica, nella maternità, nell'assistenza e in tutti i casi in cui sia necessario. La quota totale deve essere completamente deducibile. Una riforma della contribuzione di questo tipo potrebbe portare anche ad una progressiva e graduale diminuzione del prelievo dello 0,90% sul SSN sino a sua completa eliminazione. Naturalmente, in caso di cancellazione dai registri dell'Enpaf, in presenza di altra previdenza, deve poter essere attivato, compatibilmente con i vincoli di bilancio ed anche dilazionato nel tempo, l'istituto della restituzione che vale per le quote versate sino al momento della domanda decurtato da quanto dovuto all'Ente e maggiorate degli interessi di legge. L'obbiettivo è dare pensioni dignitose, proporzionali ai contributi versati, dove il termine solidarietà ha un significato reale e dove nessuno deve sentirsi obbligato perché una legge impone la contribuzione come accade oggi, ma semplicemente perché sceglie di progettare serenamente il proprio futuro”.
 
Lucia Conti

24 luglio 2015
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