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Responsabilità professionale. Anche Fp Cgil e Cgil Medici chiedono subito legge


Per il segretario nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto, e il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza “il cittadino deve avere giustizia quando il medico o l’operatore sanitario commettono errori che compromettono la salute. Chi lavora in scienza e coscienza deve poterlo fare in modo sereno, in particolare nel Ssn per garantire il diritto alla salute”

08 SET - “È urgente l'approvazione di una nuova normativa sul tema della responsabilità professionale in sanità”. A dirlo sono il segretario nazionale della Fp Cgil, Cecilia Taranto, e il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Massimo Cozza, che così motivano: “Il cittadino deve avere giustizia quando il medico o l’operatore sanitario commettono errori che compromettono la salute. Chi lavora in scienza e coscienza deve poterlo fare in modo sereno, in particolare nel SSN per garantire il diritto alla salute. Questo costituisce l’asse portante del nostro ragionamento”.

Per i due dirigenti sindacali “occorre dunque, in primo luogo, disboscare la selva della speculazione sulla responsabilità professionale, in questi anni cresciuta in modo smisurato, e che ha portato alla inappropriatezza della medicina difensiva, generando uno spreco che va dai 10 ai 14 miliardi. Questo fenomeno sta falciando sempre di più la fiducia che deve intercorrere fra chi chiede salute e chi è impegnato a tutelarla, e si è abbattuto come una scure sulla possibilità del medico e dell’operatore sanitario di intraprendere strade innovative. Il tutto a danno della salute dei cittadini. L'ossessione del procedimento penale e civile, in questo ordine, ha infatti generato conservazione e moltiplicato la prudenza, come testimoniano i ricorsi inappropriati alla diagnostica semplice e complessa.


Per Taranto e Cozza “a lungo andare l’atteggiamento di prudenza rischia anche di interferire con l’attitudine a imparare dagli errori di valutazione, che sono sempre possibili. Infatti in questo quadro potrebbe prevalere un comportamento omissivo teso a” nascondere “ gli errori per evitare l’avvio di procedure penali, che ricordiamo nel 98% dei casi risultano inutili, ma che producono comunque danni inestimabili sia dal punto di vista professionale che da quello psicologico. Non ci sembra che questo sia il modo migliore per ristabilire un principio di giustizia che va invece reso di semplice accesso”.

Da questo punto di vista, proseguono, “occorre innanzi tutto, nel caso di medici che operano nelle strutture, pubbliche o private che siano, riallocare la responsabilità  del procedimento in capo a chi ha il potere di organizzare il lavoro. Ovvero alle stesse strutture sanitarie. Saranno poi queste ultime, e non il cittadino, a chiamare in causa, laddove si ravvisi un danno grave o una grave negligenza, il medico o l’operatore sanitario in questione, con precisi limiti economici di rivalsa. Ovvero il cittadino sarà rimborsato pienamente del danno se verrà riconosciuta la sua ragione. La causa di rivalsa appartiene ad altra sfera. Altrimenti si condanna il cittadino a seguire strade impervie e, talvolta, inestricabili. Ciò implica anche la necessità di definire massimali entro i quali i giudici, da un lato, e le aziende sanitarie dall’altro possono intervenire. Al momento infatti assistiamo ad una giungla che risulta costosa per tutta la collettività, priva di raziocinio, che il più delle volte sposta risorse verso studi legali e non verso i cittadini da risarcire”.

Il procedimento, aggiungono Taranto e Cozza, “deve essere attivato se non lo si consideri temerario. Questo principio, che nel diritto del lavoro è ormai prassi consolidata (anzi dovremmo dire fin troppo abusata), deve essere esteso anche nel campo della responsabilità professionale in sanità. A ciò potrebbe contribuire l’istituzione di un ufficio pubblico di conciliazione, con la funzione di difensore civico in ambito sanitario, provvisto delle competenze necessarie, nel quale valutare l’apertura di procedimenti attivando immediatamente il risarcimento da parte della struttura. La sede penale si offrirebbe così solo ai casi effettivamente dovuti alla presunta grave negligenza, o di dolo, degli operatori che vanno sanzionati, anche per offrire tranquillità a tutto il sistema”.

“Su questo terreno è urgente aprire un confronto con le associazioni che tutelano i diritti dei pazienti. E solo con loro. Ovvero devono uscire di scena le organizzazioni che hanno fatto dell’esercizio legale della tutela della salute un nuovo business. Per arrivare alla urgente approvazione di una nuova normativa sul tema della responsabilità professionale in sanità. Non sappiamo se con la legge di stabilità  come da impegno assunto dalla Ministra Lorenzin. In ogni caso partendo dal testo unificato recentemente adottato alla Camera che richiede ancora aggiustamenti. Si tratta in sostanza di voler instaurare un processo virtuoso che possa consentire la qualificazione della  spesa con l’obiettivo di maggiori tutele per tutti, medici, operatori sanitari e cittadini. Stiamo parlando di una molteplicità di medici e operatori sanitari onesti, che fanno seriamente, con dedizione e professionalità, il loro mestiere. Che ogni giorno il sistema sta mettendo a dura prova ma che continueranno a battersi perché il diritto alla salute, e non solo il diritto al rimborso, sia effettivamente esigibile in tutto il paese”, concludono.

08 settembre 2015
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