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Orario di lavoro e riposo. Carbone (Fials): “Non accetteremo una deroga”

Un’ora di trattativa all’Aran per presentare e tentare un accordo sulla direttiva è solo una presa in giro per raccogliere il diniego dei sindacati ad un’ulteriore proroga e dare quindi corso ad un decreto governativo contro gli operatori della sanità. Ad un’azione arrogante ed unilaterale del Governo corrisponderà una condotta ferma di tutto il fronte sindacale

09 NOV - Domani è previsto l’incontro all’ARAN per affrontare la problematica dell’orario di lavoro vista la scadenza del 25 novembre 2015 sulla deroga alla legge 66/2003 relativa all’orario di lavoro e riposi. Noi non siamo disponibili a svendere i diritti degli operatori. La nostra posizione rimane ferma: l’applicazione della legge 161/2014 che mette fine ai tanti soprusi in materia di orario di lavoro e riposi subiti dagli operatori deve entrare in vigore dal 25 novembre 2015. Basta con i turni massacranti e sì al diritto alla formazione, alle ferie, alla mobilità e alla salute degli operatori della sanità. Non ne possiamo più di deroghe alle 11 ore di riposo tra un turno all’altro come al supero delle 48 ore di lavoro settimanale comprensivo degli straordinari.

Queste difficoltà sono il frutto del congelamento dei contratti e del turn over che ha caratterizzato il lavoro in sanità con carichi assolutamente impropri e che ora dobbiamo superare. Tutte le amministrazioni saranno tenute a garantire direttamente ed immediatamente le tutele in precedenza negate e dovranno modificare l’attuale organizzazione del lavoro di ciascuna unità operativa o servizio al fine di ottemperare alle disposizioni legislative.


Credo che sia il momento propizio, richiamare l’attenzione del governo a fare le scelte dovute per il rinnovo contrattuale anche per eliminare la precarizzazione in molti servizi delicati del nostro servizio sanitario nazionale.

Un’ora di trattativa all’ARAN dalle 10,30 alle 11,30 per presentare e tentare un accordo sulla direttiva espressa dal Comitato di Settore Sanità e delle Regioni è solo una presa in giro per raccogliere il diniego dei sindacati ad un’ulteriore proroga e dare quindi corso ad un decreto governativo contro gli operatori della sanità.

La questione dell’orario di lavoro e riposo deve rientrare all’interno della trattativa contrattuale che deve essere aperta subito e senza tentennamenti. Per noi rimane anche, prosegue Carbone, l’obiettivo di pervenire ad un orario di lavoro di 35 ore settimanali peraltro già previsto dall’ex art. 27 del CCNL del 7 aprile 1999.

Tra l’altro, ribadiamo che rimane possibile discutere sulla direttiva del Comitato di Settore Sanità e delle Regioni riguardante l’orario di lavoro, i processi di riorganizzazione e razionalizzazione delle strutture e dei servizi, solo nell’ambito proprio della contrattazione nazionale. Non siamo certo disponibili che quanto definito in contrattazione nazionale abbia un ulteriore passaggio in contrattazione integrativa aziendale come da direttiva dello stesso Comitato di Settore.  

Le Regioni che fino ad oggi hanno avuto un ampio tempo per risolvere la questione degli orari di lavoro, oggi non possono avere scusanti o chiedere all’ARAN, con il consenso dei sindacati o peggio direttamente al Governo, un ulteriore periodo di deroga alla Direttiva Europea sull’orario di lavoro.

Le deroghe improprie non previste nella Direttiva Europea sull’orario di lavoro e dei riposi sono solo un atto di prepotenza e di potere.

Sono fortemente convinto che con l’applicazione della direttiva europea sull’orario di lavoro non crolla il sistema sanitario e non vengono negati i diritti dei malati, ma invece l’eccesso dell’orario di lavoro e le irregolarità dei turni creano seri danni fisici agli operatori del settore e in sanità, di conseguenza, ai pazienti che certamente non intendono essere curati da professionisti stressati. L’operatore sanitario costretto a lavorare in un sistema organizzativo che non tiene conto della natura umana è quindi più facilmente indotto all’errore sui pazienti.  
Al momento, l’applicazione della direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro dal prossimo 25 novembre, deve essere al centro dell’azione del governo, delle Regioni e della stessa legge di stabilità 2016 con l’incremento economico del fondo sanitario nazionale anche per risolvere la questione dell’assunzione di nuovo personale per mettere fine agli attuali modelli di turnistica che mettono a dura prova il personale.

Siamo a chiedere alle istituzioni di trovare una soluzione per evitare il blocco delle attività nei reparti e nei servizi sanitari come siamo convinti che l’apertura del rinnovo contrattuale senza veti economici (5 euro mensili lordi) possa essere il luogo ed il momento per ricercare insieme soluzioni appropriate. Ma certamente il miglioramento della sicurezza professionale di ogni singolo operatore prescinde da considerazioni di carattere puramente economico.

Ad un’azione arrogante ed unilaterale del Governo corrisponderà una condotta ferma di tutto il fronte sindacale ad iniziare dalla FIALS non solo con il ricorso alla Corte Europea dei diritti del lavoro, non escludendo quello dei singoli dipendenti alla diffida legale per i giusti risarcimenti, ma anche e soprattutto ad iniziative di lotta.

Giuseppe Carbone
Segretario Generale FIALS


09 novembre 2015
© Riproduzione riservata


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