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Orario di lavoro. Mangiacavalli (Ipasvi): “Intervengano subito i sindacati. Pazienti e infermieri non paghino deroghe fuori legge”

La presidente della Federazione Ipasvi, chiama in causa i sindacati rappresentativi del comparto Sanità per la trattativa sull’applicazione delle norme Ue sull’orario di lavoro: “Le regole rischiano di essere vanificate dai danni collaterali che non una, ma ben otto deroghe alla legge provocherebbero sull’organizzazione e sulla gestione dell’assistenza, ma anche sulla responsabilità professionale”.

09 NOV -  “I sindacati del personale del Servizio sanitario nazionale che domani, 10 novembre, saranno all'Aran per discutere sull'attuazione delle norme Ue, facciano sentire la loro voce: dopo anni di indifferenza verso la tutela della salute degli operatori e delle conseguenze che un super-lavoro ha sui pazienti, l’obbligo normativo del rispetto delle regole europee sui turni e sui riposi anche in sanità, rischia di essere vanificato dai danni collaterali che non una, ma ben otto deroghe alla legge possono provocare sull’organizzazione e sulla gestione dell’assistenza”. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, chiama in campo i sindacati di infermieri e professioni sanitarie che avendo firmato l’ultimo contratto sono rappresentativi del comparto sanitario, perché impediscano che le deroghe previste nell’atto di indirizzo del Comitato di settore Regioni-Servizio sanitario nazionale all’Aran, scarichino sul personale le questioni economiche e l’impreparazione delle amministrazioni locali. “Rispettare turni di lavoro e di riposo rende necessario rivedere gli organici decimati da un blocco del turn over deciso in nome della spending review, che ha comportato turni massacranti per garantire i servizi”, spiega.

 
“La legge di adeguamento alle norme Ue – afferma Mangiacavalli – mette di fatto con le spalle al muro le aziende sanitarie obbligandole ad assumere nuovo personale. Ma le deroghe che stanno per essere varate lasceranno a bocca asciutta e nelle stesse condizioni di lavoro vissute finora centinaia di migliaia di infermieri dipendenti e migliaia di disoccupati che avevano intravisto nella direttiva una possibilità per il loro futuro lavorativo”.
 
“Il paradosso è – continua la presidente Ipasvi – che tutto questo accade contemporaneamente all’accelerazione che si vuol dare alla legge sulla responsabilità professionale: chi sbaglia deve pagare, è giusto, ma se lo sbaglio è legato a una condizione lavorativa impossibile e insostenibile come quella a cui oggi sono sottoposti migliaia di professionisti, vorrebbe dire che oltre al danno, per loro come per i cittadini, si subiscono anche le beffe”.
 
Mangiacavalli in questo senso ricorda i risultati di alcuni studi internazionali che hanno messo in evidenza i rischi del super-lavoro sia per i pazienti che per gli operatori.
 
“Per i professionisti – spiega Mangiacavalli – turni massacranti si traducono in disturbi del sonno, problemi digestivi, stress, aumento di peso, malattie dell’apparato gastroenterico, effetti sulla sfera psicoaffettiva e disturbi cardiovascolari con un aumento del 40% del rischio di malattie coronariche. Ma i danni più subdoli sono quelli ai pazienti che del Servizio sanitario hanno fiducia: la ridotta vigilanza può portare a errori clinici che possono compromettere il benessere del paziente. Studi inglesi hanno paragonato la mancanza di sonno all’ingestione di alcool: stare svegli per 28 ore è come avere nel sangue un livello di alcool nel sangue pari a 0.1%, superiore a quello considerato eccessivo per poter guidare nel Regno Unito (0.08%). E in uno studio relativo alle ore di lavoro degli infermieri per la sicurezza del paziente, i rischi di errori e gli errori sono aumentati quando gli infermieri hanno svolto turni straordinari oltre le 12 ore, incrementando 3 volte il rischio di cadere in errore e più del doppio il rischio di incorrere in un quasi-errore. L’American Journal of Critical Care nel 2014 – continua - ha riportato uno studio su un campione casuale di infermieri di Area critica americani: infermieri che smontano da una notte di 12 ore e iniziano un turno di 12 ore di giorno fanno fatica a leggere due etichette o sono scontrosi con i pazienti. Altro che malpractice – afferma -: siamo in presenza di un rischio noto e mai, volutamente, calcolato che si vuol far pagare paradossalmente a chi ne subisce anche le conseguenze”.
 
E se turni extra non consentono di ristabilire organici in linea con le vere esigenze del servizio, Mangiacavalli ricorda che “in un anno la National Patient Safety Agency (NPSA) inglese ha registrato più di 30mila incidenti riguardanti la sicurezza del paziente correlati a problemi di organico e che la mancanza di infermieri secondo studi internazionali consolidati, aumenta del 7% il rischio di mortalità dei pazienti”.
 
“Far fronte a situazioni di emergenza è lecito – conclude Mangiacavalli – ma trasformarle in normale amministrazione è una colpa che noi infermieri non intendiamo subire. I sindacati agiscano di conseguenza. E in fretta: la Federazione non tratta con l’Aran, ma rappresenta oltre 425mila infermieri ed è pronta a vegliare. Saremo veri “dog watch” (cani da guardia), come si suole dire quando si parla di valutazioni di politiche pubbliche e impediremo con tutti i mezzi che i pazienti per primi e i nostri professionisti subiscano le conseguenze di una ‘normalizzazione’ di deroghe fuorilegge rispetto alle indicazioni europee”.  

09 novembre 2015
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