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Turni di lavoro. Le ostetriche chiedono “adeguate dotazioni organiche”

Per la Fnco le nuove norme metteranno a rischio l'assistenza, già messa a dura prova dalla “già carente presenza di ostetriche nell’assistenza territoriale e ospedaliera”. Appello a Lorenzin perché “si dia alla maternità il giusto valore” con “investimenti, progetti, energie e impegno”.

10 DIC - “La Fnco in Rappresentanza delle 20.000 Ostetriche Italiane, in occasione dell’attuazione del D.Lgs.66/2003. auspica che il Signor Ministro pervenga ad una rivisitazione delle attuazioni dotazioni organiche per le ostetriche sia nell’ambito territoriale che ospedaliero nell’interesse della salute della Donna e della Collettività”. E’ questo l’appello rivolto dalla Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche al ministro Lorenzin.

 “Appropriatezza e adeguatezza sono due termini a confronto che inducono ad una approfondita analisi della situazione di sofferenza che vive la categoria professione delle ostetriche”, afferma Maria Vicario, Presidente delle Fnco, che si dice preoccupata anche per le conseguenze dell’applicazione delle nuove norme sui turni di lavoro: “Inciderà sulla già precaria situazione organizzativa per la carente presenza di Ostetriche nell’assistenza territoriale (Distretti/Consultorio/Centri nascita alternativi/Case di Maternità/Domicilio/) e ospedaliera (Unità di Ostetricia e Ginecologia del Blocco travaglio-parto) dove i soggetti presi in carico dall’Ostetrica sono almeno due madre-bambino e il modello assistenziale di riferimento è il “one to one” non sempre garantito a causa delle carenti croniche dotazioni organiche che sono rimaste tali anche dopo la Pubblicazione del POMI (DM 24.4.2000) e dell’ASR del 16.12.2010”.


Per la presidente Fnco, dunque, “la normativa europea impone investimenti sul personale non più rinviabili anche alla luce dei recenti  dati del Rapporto CeDAP 2015, relativo alle nascite 2013, che evidenziano un quadro epidemiologico  che non può essere ignorato, da una parte la riduzione di circa 20.000 nascita e dall’altra l’incremento dell’intensità assistenziale alle donne nella fase perinatale le quali, per tutta una serie di motivi,  programmano un figlio, spesso unico, dopo i 35-40 anni. Un quadro epidemiologico che dovrebbe coincidere con un quadro organizzativo di area efficiente, efficace e sicuro, mentre, nella realtà si assiste ad una variabilità come indicatore di inappropriatezza di cui  la proporzione di tagli cesarei e la sottostima delle morti materne ne sono espressione (SDO 2000 Sistema di sorveglianza della mortalità materna ISS-Regioni-www.iss.it/itoss). All’inappropriatezza, sulla base della valutazione del piano nazionale esiti di recente pubblicazione, si associa ancora una volta una grande disparità di esito rispetto alle cure ostetrico-neonatali”.

La FNCO chiede quindi al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, “molto sensibile alla tematica, che si dia alla maternità il giusto valore in quanto, la salute materno - infantile rappresenta una componente fondamentale della salute pubblica delle popolazioni umane e  richiede investimenti, progetti, energie e impegno”.

10 dicembre 2015
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