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Medicina fiscale. Anmefi: “Controlli sullo stato di malattia quasi inesistenti”. Presentata interrogazione al Senato

I Senatori Bencini, Romani M. e Molinari hanno presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali per conoscere i criteri adottati dall’INPS nel quasi inesistente controllo sullo stato di malattia. Il provvedimento infatti ha determinato non solo un grave danno  ai medici di controllo, ma all’intera comunità, sia in termini di tutela dei lavoratori in malattia, sia di controllo sull’assenteismo

16 DIC - E’ stata pubblicata pochi giorni fa una interrogazione in Commissione XI (Lavoro e Previdenza sociale) del Senato da parte dei Senatori Bencini, Romani M. e Molinari al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che si trasmette in allegato.
 
L’iniziativa intende mettere in risalto la criticità generata dalle decisioni unilaterali della dirigenza INPS, a partire dal 29 aprile 2013, sull'organizzazione dell'attività dei medici fiscali, il cui rapporto di lavoro, solo formalmente libero/professionale, li costringe a totale precarietà lavorativa. Il provvedimento infatti ha determinato non solo un grave danno  ai medici di controllo, ma all’intera comunità, sia in termini di tutela dei lavoratori in malattia, sia di controllo sull’assenteismo.

La richiesta mira a conoscere come mai la spesa per la medicina di controllo fino all'annualità 2013 fosse contemplata nel bilancio preventivo dell'Inps come spesa obbligatoria, e non di funzionamento, e perciò da non sottoporre alle norme della spending review. L’Ente, di sua iniziativa, decise che il numero dei controlli da eseguirsi potesse essere inizialmente azzerato e successivamente drasticamente ridotto (attualmente si attesta intorno all’1%), trascurando quell’obiettivo del 20 per cento, che rappresentava il punto ritenuto di equilibrio tra costi e benefici dei certificati pervenuti ed il numero dei controlli da eseguirsi.

 
A nulla sono servite le indicazioni della XII Commissione permanente (Affari Sociali) della Camera, che nelle conclusioni dell'indagine conoscitiva sull'attività dei medici di controllo INPS (2014), aveva ribadito l'utilità della medicina fiscale, oltre la necessità di garantire stabilità lavorativa ai medici fiscali.
 
Ora che il controllo è stato attribuito esclusivamente all'INPS (come previsto dall’articolo 17 della legge n.124 del 7 agosto 2015, sul riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) per gli interroganti è necessario comprendere le reali intenzioni dell’INPS e come intenda inquadrare la categoria sanitaria e come l’Ente voglia organizzare il lavoro.
 
Le perplessità sono reali e al limite della logica, visto che – come ha segnalato il Presidente dell'associazione - le poche visite assegnate da gennaio 2014 sono distribuite su tutto il territorio nazionale con criterio assolutamente incomprensibile, con marcata discrepanza del numero di assegnazione delle visite da sede a sede. Si registrano infatti alcune sedi in cui un solo medico effettua circa 180 visite al mese, mentre in altre vengono effettuate da altri sanitari 4/5 visite al mese.
 
Tutto ciò, nonostante i decreti ministeriali tuttora vigenti prevedano che il numero dei medici debba essere proporzionato al numero di visite da effettuare e che a ciascun medico non possa, in nessun caso, essere assegnato un carico di lavoro inferiore a 12 visite settimanali.
 
Da qui i quesiti posti dai Senatori al Ministro, perché verifichi quale sia la reale percentuale di controlli d'ufficio, in rapporto ai certificati, e se questa sia sufficiente a garantire l'efficacia del servizio sul controllo dell'assenteismo e come possa conciliarsi con l’evidente danno erariale provocato – come si legge nell’interrogazione  – dalla quasi soppressione della spesa per indennità di malattia.
 
Associazione nazionale medici di medicina fiscale (Anmefi)

16 dicembre 2015
© Riproduzione riservata


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