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FVG. Cure integrate e ambulatori aperti più a lungo. Siglato l’accordo integrativo dei medici di famiglia

L'Accordo prevede che la Regione metta in campo incentivi a fronte del raggiungimento degli obiettivi. Tra questi, il progressivo sviluppo (da completare entro il 2018) di un nuovo modello organizzativo. Sfida alla medicina d'iniziativa, maggiore coinvolgimento nei percorsi di cura e nella gestione delle liste d'attesa per la specialistica ambulatoriale, più impegno nella rete della terapia del dolore.

22 DIC - Firmato ieri a Udine l'Accordo integrativo regionale tra la Regione Friuli Venezia Giulia, rappresentata dall'assessore alla Salute Maria Sandra Telesca, e le organizzazioni sindacali dei medici di Medicina generale FIMMG, SNAMI, SMI e Intesa Sindacale (presenti Romano Paduano, Giuseppe Vetri, Marina Mazzero, Pierluigi Navarra). A darne notizia è una nota della Regione in cui Telesca si dice “particolarmente soddisfatta” perché per questo accordo “mi sono personalmente impegnata”. Per Telesca, "l'assistenza primaria in Friuli Venezia Giulia viene così maggiormente orientata ai dettati della Riforma, ora in fase di prima applicazione".

Lo sviluppo dell'assistenza primaria e la sua vicinanza ai cittadini, come ha infatti illustrato Telesca, “costituisce il fulcro della Riforma delineata dalla legge regionale 17/2014”.

L'Accordo, che integra il contratto collettivo nazionale dei medici di famiglia, prevede il progressivo sviluppo (da completare entro il 2018) di un nuovo modello organizzativo nell'attività di questi professionisti, il cui ruolo è centrale nel rafforzamento della medicina sul territorio.


Tra gli obiettivi figurano un'accelerazione della cosiddetta medicina d'iniziativa che, a differenza della medicina di attesa, si impegna a intercettare in anticipo l'insorgere e soprattutto l'aggravarasi delle malattie; un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia sia nei percorsi di cura di numerose patologie che nella gestione delle liste d'attesa della medicina specialistica ambulatoriale, oltre che un maggiore impegno nella rete della terapia del dolore e delle cure palliative.

Per raggiungere questi obiettivi, la nuova organizzazione prevede in primo luogo che gli ambulatori rimangano aperti più a lungo nell'arco della giornata e più giorni alla settimana. Cardine dell'Accordo è la Medicina di Gruppo Integrata (MGI), unica sede dove lavoreranno fianco a fianco almeno sei medici con un'apertura di non meno di otto ore giornaliere.

Come si legge nel testo dell'intesa, "la nuova Medicina di Gruppo Integrata ha la finalità di armonizzare l'orario di accesso all'attività ambulatoriale, di assicurare una miglior continuità assistenziale, di attuare iniziative di promozione della salute e di prevenzione, di perseguire l'integrazione assistenziale con l'ospedale e gli altri servizi coinvolti nei processi di cura e di attuare interventi di razionalizzazione della spesa. Deve integrarsi con la continuità assistenziale per la copertura assistenziale sette giorni su sette al fine di garantire l'effettuazione di visite ambulatoriali, di visite domiciliari, la gestione del fascicolo sanitario elettronico, l'adozione di percorsi assistenziali condivisi".

Accanto alla MGI, sono previste le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), ovvero raggruppamenti funzionali di Medici di Medicina Generale (MMG) allo scopo di realizzare le condizioni per l'integrazione professionale delle attività dei medici e per il conseguimento degli obiettivi di assistenza.

Saranno individuate e istituite dalle Aziende per l'Assistenza Sanitaria (AAS) e avranno un bacino di utenza tra 20.000 e 30.000 abitanti, anche in relazione alle caratteristiche geomorfologiche del territorio.

La nuova articolazione prevede anche la creazione di Centri di Assistenza Primaria (CAP), aperti per 12 ore diurne (dalle 8.00 alle 20.00) nei giorni lavorativi e due ore (dalle 8.00 alle 10.00) nei sabati e prefestivi. Il CAP, come è stato spiegato, si fonda sul lavoro multi professionale in cui sono coinvolti medici di Medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, assistenti sociali, amministrativi, allo scopo di costituire un riferimento unitario per i pazienti e le loro famiglie.

In una fase provvisoria potranno essere costituiti CAP che rispondano anche solo parzialmente a quanto previsto dalla legge regionale 17/2014, in considerazione di particolari esigenze e situazioni locali. Come detto, l'Accordo prevede che queste nuove forme organizzative, che sostituiranno quelle esistenti in modo graduale, andranno comunque a regime entro il 31 dicembre del 2018.

"Tra le azioni previste dall'Accordo - ha affermato Telesca - voglio ricordare in particolare la pratica della medicina di iniziativa, particolarmente importante nel trattamento del diabete, dell'anziano fragile, nello screening cardiovascolare sui soggetti sani nonché il supporto ai diversi programmi regionali di prevenzione. Viene poi ulteriormente perseguita l'appropriatezza dell'uso dei farmaci, dei ricoveri e del ricorso alla medicina specialistica, applicando efficacemente la filosofia di fondo della Riforma della Sanità regionale".

L'Accordo prevede che la Regione metta in campo degli incentivi a favore dei medici di Medicina generale a fronte del raggiungimento degli obiettivi previsti. "Come fortemente voluto dalla Giunta regionale - ha concluso Telesca - adesso gli obiettivi del sistema sanitario regionale sono maggiormente condivisi, trasversali tra i diversi operatori, a tutto vantaggio della comunità, a cui vengono forniti i necessari servizi di promozione della salute, prevenzione, cura e riabilitazione".

22 dicembre 2015
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