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Comma 566. Milillo (Fimmg): “Medici e infermieri non hanno bisogno dei conflitti generati da politica. Si apra il confronto”

Il segretario del Sindacato dei medici di famiglia prova ad attenuare il fuoco delle polemiche che ha riaperto il caso sulla norma per le nuove competenze infermieristiche.“Nessun medico è contrario alla responsabilizzazione individuale di tutti i professionisti che lavorano in un equipe nei modi e nei tempi necessari”.

23 DIC - “Medici e laureati in  scienze infermieristiche non hanno proprio bisogno dei conflitti generati dalla politica e dalle tecnocrazie con maldestri interventi normativi quali il famigerato comma 566. Nessun medico è contrario alla responsabilizzazione individuale di tutti i professionisti che lavorano in un equipe nei modi e nei tempi necessari”. Lo dichiara il segretario nazionale della FIMMG, Giacomo Milillo.

“L’evoluzione dell’assistenza sanitaria pone sfide che non possono essere evitate, ma che non possono risolversi attraverso contrapposizioni e colpi di leggi di stabilità – prosegue Milillo -. Ne va della salute dei cittadini. La Senatrice Annalisa Silvestro, autrice di un’interrogazione parlamentare che rimanda a questi metodi, dovrebbe comprendere che nelle  ‘cabine di regia’ pletoriche, nelle quali si può dire tutto quel che si vuole, alla fine il ruolo più importante lo svolge il verbalizzatore o chi guida la sua mano. Per di più quando queste “cabine” devono valutare sperimentazioni di singole regioni ed università, ciascuna delle quali procede orgogliosamente per la sua strada autoreferenziale. Il risultato sarebbero 21 profili di responsabilità medica e 21 di laureati in scienze infermieristiche”.


“E’ possibile trovare una soluzione a questa intricata e prolungata questione, ma è necessario che poche persone altamente rappresentative e in continuo collegamento con i mondi professionali che rappresentano, si seggano intorno ad un tavolo e traccino una “road map” che faciliti l’evoluzione – continua Milillo -. Il primo problema che questo ipotetico , ma autorevole gruppo di lavoro, dovrebbe affrontare è a chi spetta la responsabilità finale delle azioni dell’equipe, ferme restando le responsabilità individuali dei singoli professionisti. L’azione di ciascun professionista deve essere coerente con la diagnosi e la terapia decise dal medico? O ciascuno, sotto la propria personale responsabilità, può cercare di argomentare con il paziente per fargli considerare migliore la sua valutazione invece che quella del collega medico o infermiere?  Queste dinamiche sono già presenti fra pari, figuriamoci fra professioni sanitarie diverse”.

“Si avvii un percorso di confronto nel merito fra la FNOMCEO e le federazioni degli ordini e Collegi interessati, indipendentemente da Regioni, Governi e Università che di contenuti delle professioni possono aver sentito parlare o anche aver studiato, ma di certo non vissuto sulla propria pelle” conclude Milillo.

23 dicembre 2015
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