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29 MAGGIO 2016
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Comitato Infermieri dirigenti: “È la tipologia dei bisogni del cittadino ad indicare il team leader” 

Le strategie possono essere promosse solo se scaturite dalla condivisione di chi ha una visione globale del sistema e non di una sola parte; il processo di cura è per sua natura multidisciplinare e multi professionale. Non potranno più essere accettati sistemi chiusi e in questa visione la dirigenza infermieristica gestionale e la dirigenza infermieristica professionale potranno costituire un valore aggiunto di notevole rilevanza per il buon andamento del sistema.

23 GEN - Doppio canale per il corso di laurea magistrale, uno gestionale e uno clinico specialistico cosa che apre finalmente anche l’opportunità di una carriera nell'ambito clinico/assistenziale. Questo è il progetto della federazione IPASVI che è stato presentato ai ministeri competenti (Salute e Università). E’ auspicabile una risposta rapida e una veloce applicazione di quanto indicato in quel progetto. I presupposti normativi ci sono tutti e le sedi universitarie sono certamente interessate ad attivare percorsi formativi che forniranno professionisti facilmente assorbibili nel SSN.
 
Saranno professionisti competenti nel fornire risposte adeguate ed appropriate alla tipologia prevalente della domanda di salute della popolazione di questa fase storica di evoluzione sociale fortemente caratterizzata dalla diversificazione dinamica dei bisogni.
 
Il progetto prevede la definizione e l'acquisizione di competenze clinico assistenziali di tipo specialistico in 6 aree di esercizio professionale infermieristico.

- area delle cure primarie e servizi territoriali/distrettuali (infermiere di famiglia),
- area intensiva e dell’emergenza-urgenza,
- area medica,
- arte chirurgica,
- area neonatologica e pediatrica,
- area della salute mentale e dipendenze.
 
Le aree indicate per lo sviluppo delle competenze specialistiche degli infermieri sono quelle già indicate nella bozza di articolato che già da tempo doveva essere portata in Conferenza Stato/Regioni " ..... recante ridefinizione implementazione e approfondimento delle competenze e delle responsabilità professionali dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico" e che il comma 566 della legge di stabilità 2015 (legge  23 dicembre 2014, n. 190, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre) ha sostenuto indicando la possibilità di ridefinire "... i ruoli, le competenze, le relazioni professionali e le responsabilità individuali e di equipe su compiti, funzioni e obiettivi delle professioni sanitarie infermieristiche ..... anche attraverso percorsi formativi complementari ...".
 
Il laureato magistrale con competenze specialistiche clinico assistenziali (infermiere specialista) dovrà trovare la sua naturale collocazione all’interno dei dipartimenti clinici, riabilitativi, sul territorio ed in settori specifici come ad esempio quello del Risk Management o delle Infezioni Correlate all’Assistenza.
 
L’infermiere specialista è un dirigente "professional" che dovrà sostenere l'evoluzione dell’attuale sistema dell’assistenza, individuare, collocare e far utilizzare con appropriatezza ed efficienza le risorse per garantire la qualità delle prestazioni e il raggiungimento di risultati assistenziali integrati e complementari con quelli clinici. Questi obiettivi funzionali evidenziano la necessità di una forte integrazione e condivisione tra i diversi professionisti - medici in primis - che troveranno nell’infermiere specialista un valido e indispensabile interlocutore professionale, capace di proporre soluzioni sotto il profilo clinico/assistenziale, relazionale, manageriale ed etico/deontologico.
 
Ma per giungere all'infermiere specialista è necessaria una ridefinizione anche della laurea magistrale con percorso formativo di tipo organizzativo gestionale.
 
I diversi e notevoli cambiamenti che si susseguono nel sistema salute del nostro Paese e in Europa non permettono più agli attuali dirigenti sanitari apicali di giustificare inefficienze e carenze con la sola mancanza di risorse.
 
E’ necessario approdare a nuovi atteggiamenti di direzione nella consapevolezza che la tensione al risultato è già una strategia di cambiamento. Ogni dirigente deve avere le competenze per individuare soluzioni dove gli altri vedono solo problemi; non possono più esistere livelli di responsabilità individuale.
 
Le strategie possono essere promosse solo se scaturite dalla condivisione di chi ha una visione globale del sistema e non di una sola parte; il processo di cura è per sua natura multidisciplinare e multi professionale. Non potranno più essere accettati sistemi chiusi e in questa visione la dirigenza infermieristica gestionale e la dirigenza infermieristica professionale potranno costituire un valore aggiunto di notevole rilevanza per il buon andamento del sistema organizzativo e per la valorizzazione delle competenze del patrimonio professionale di ogni organizzazione.
 
Se il cittadino è al centro dell’interesse dei professionisti è strategico ed essenziale comprendere quali sono, in ogni fase del suo continuum salute/malattia, i bisogni a cui è necessario dare risposte che non potranno essere esclusivamente legate al processo diagnostico e terapeutico ma anche al processo assistenziale, riabilitativo, palliativo, di prevenzione e di educazione e formazione.
 
Sarà la tipologia dei bisogni a indicare in quali percorsi e processi inserire il cittadino e a delineare, nell'ambito del gruppo multi professionale, chi possa essere il team leader, sia medico, infermiere o di altra professione sanitaria.
 
In definitiva nulla di definito aprioristicamente. È il bisogno (la persona) che indica cosa è più utile ed appropriato.
 
Consiglio Direttivo
Comitato Infermieri Dirigenti

23 gennaio 2016
© Riproduzione riservata


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