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Denunce per malpractice. Studio Usa: “Chi ne ha presa una rischia più degli altri di prenderne ancora”

Una ricerca pubblicata sul New England analizza le caratteristiche dei medici più soggetti a incorrere a denunce da parte dei pazienti. E si scopre che il fattore di rischio più importante è quello di averne già accumulate parecchie. In sostanza esiste una sorta di fenomeno di reciditività alla denuncia di malpractice che riguarda una minoranza di medici. Indentificarli preventivamente potrebbe far cambiare le poltiche assicurative e di risk management

28 GEN - Era inevitabile, viste le dimensioni del fenomeno, che una rivista come il New England Journal of Medicine se ne occupasse da par suo. Le denunce per malpractice in ambito medico sono un problema sempre più rilevante, ma ancora non sufficientemente inquadrato.
Andando ad analizzare i dati però, come hanno fatto David Studdert della Stanford University School of Medicine e colleghi, una delle prime cose che balza all’occhio è che una gran parte delle denunce che esitano in un risarcimento vengono prese da una piccola percentuale di medici. Ma il problema è che non è facile individuare questi medici ‘parafulmine’ in epoca pre-denuncia. Riuscire a tracciare il loro identikit potrebbe metterli al riparo da una pioggia di denunce, intervenendo prima che il danno sia fatto.
 
A questo scopo i ricercatori americani sono andati ad analizzare all’interno della banca dati National Practitioner  66.426 cause risarcite, intentate contro 54.099 medici dal 2005 al 2014. Hanno quindi applicato una serie di strumenti statistici per individuare le caratteristiche dei medici ad alta ‘recidività’ di denuncia e per quantificare i livelli di rischio nel tempo.

 
I risultati dello studio mostrano che il 32% di tutti i sinistri pagati è a carico di appena l’1% del totale dei medici. Tra tutti i medici oggetto di denunce esitate in un risarcimento, nell’arco del periodo preso in esame l’84% ne ha presa solo una (pari al 68% di tutti i sinistri pagati), il 16% almeno due (pari al 32% di tutte le denunce), il 4% almeno 3 (pari al 12% di tutte le denunce risarcite).
 
Il rischio di ‘recidiva’ appare statisticamente tanto più alto, quanto maggiore il numero delle pregresse denunce esitate in un risarcimento. Ad esempio, rispetto ai medici che in vita loro hanno avuto una sola denuncia, i 2.160 medici con all’attivo almeno tre denunce risarcite, presenta un rischio tre volte superiore di incorrere in un’altra denuncia (HR: 3,11) e in termini assoluti questo corrisponde al 24% di possibilità di portare a casa un’altra denuncia da risarcire nell’arco dei successivi due anni. Per non parlare dei medici con un palmarès di sei o più denunce risarcite; in questo caso il rischio di subirne un’altra è di 12 volte superiore.
 
Il rischio di ‘denunce seriali’ dipende naturalmente molto anche dalla specialità; così ad esempio, il rischio di prendere una denuncia per un neurochirurgo è 4 volte quello di uno psichiatra e 2 volte quella di un internista. In generale molte specialità chirurgiche (neurochirurghi, chirurghi generali, ortopedici, chirurghi plastici, ostetrici-ginecologi) presentano un rischio di dover risarcire un sinistro, doppio rispetto agli internisti. Tra le categorie a minor rischio, oltre a quella degli psichiatri, ci sono i pediatri.
 
I medici maschi secondo questo studio hanno il 38% di rischio in più rispetto alle colleghe di una seconda denuncia. Importante anche il fattore età. Tra i medici under 35, il rischio di ulteriori denunce viene stimato intorno ad un terzo rispetto a quello dei colleghi più anziani.
 
Gli autori, nel ricordare che almeno il 70% delle cause intentate contro i medici finiscono in un nulla di fatto, ritengono che sarebbe appropriato da parte delle assicurazioni che gestiscono un elevato numero di denunce mediche, individuare in maniera sistematica e intervenire sui medici ad elevato rischio di future denunce, senza limitarsi ad aumentare il premio o a sospendere la copertura assicurativa al medico.
 
Questo studio dimostra che i medici proni alla denuncia sono in definitiva un’esigua minoranza; per questo riuscire a individuare quelli più a rischio di proseguire in questo triste percorso di cause e tribunali potrebbe rivelarsi molto utile. La speranza degli autori è che assicurazioni e organizzazioni sanitarie possano un giorno utilizzare queste informazioni in maniera costruttiva, collaborando insieme nel disegnare interventi (es. counseling da parte dei colleghi, training e supervisione) per mitigare i rischi posti dai medici ‘portati alla denuncia’. Per il loro bene e soprattutto per quello dei pazienti.
 
Maria Rita Montebelli

28 gennaio 2016
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