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In ricordo di Aldo Pagni  

Ho conosciuto Aldo Pagni alla fine degli anni ‘70 quando ancora stavo muovendo i primi passi nella professione e non avevo le idee chiare di quello che sarebbe stato il mio futuro di medico. Erano gli anni della riforma sanitaria del ’78…

22 FEB - Rievocare alla mia e alla mente di tanti medici italiani la figura di Aldo Pagni mi dovrebbe risultare facile, perché la sua cara immagine si trova indelebilmente impressa in me e ,penso, in tanti colleghi pieni verso di lui di ammirazione, di riconoscenza e di profondo rispetto, se non di affetto.
 
Ma in questa occasione mi sento in grande difficoltà, perché temo che queste mie parole siano troppo inferiori al compito e non riescano a rendere un omaggio degno, quale vorrei, alla sua memoria. Temo che resti frustrato il mio desiderio di assolvere degnamente a un debito di riconoscenza, tanto più grande per me, soprattutto per la lunga familiarità di cui mi ha voluto onorare fino a qualche giorno prima della sua scomparsa.
 
Ho conosciuto Aldo Pagni alla fine degli anni ‘70 quando ancora stavo muovendo i primi passi nella professione e non avevo le idee chiare di quello che sarebbe stato il mio futuro di medico. Erano gli anni della riforma sanitaria del ‘78 che, innovando il sistema sanitario in maniera radicale, poneva l’esigenza di costruire l’identità di un nuovo medico, di un settore professionale che si presentava del tutto specifico sia da un punto di vista conoscitivo che metodologico: la medicina generale. 

 
Oggi, questo passaggio epocale per la medicina italiana non può suscitare gli stessi entusiasmi di quell’epoca, perché la storia nel pensiero corrente è vissuta come un grande presente, e raramente ci si volge al passato, cosicché si cancellano i ricordi e con essi gli sforzi profusi di quanti si sono impegnati per cogliere quell’ obbiettivo. E’ innegabile che Aldo Pagni con Antonio Panti ne furono gli artefici e “i due Toscani” per me veneto sono stati i miei primi e importanti riferimenti professionali. 
 
Ma Aldo non si e’ limitato solo a questo. Aldo è stato un uomo di vasta cultura, è stato un profondo conoscitore della sociologia medica e su questo specifico versante ha sondato i diversi significati e attributi della medicina suggerendo, in tempi diversi, le interpretazioni dei diversi fenomeni legati al contesto sociale in cui la medicina si stava sviluppando e agiva.
 
Di lui siamo debitori di una visione sociale ed etico-professionale sempre attenta a non limitare l’autonomia del medico, pilastro e fondamento dell’esercizio professionale. Penso di aver letto tutti i sui libri e gli editoriali di tante riviste, di cui è stato fondatore e responsabile e conservo diversi suoi scritti personali in cui eravamo soliti scambiarci opinioni. 
Lo colpiva la mia passione storica e c’era tra di noi una sintonia totale sul fatto che riflettere sulla storia della medicina, significava anche approfondire la conoscenza della sociologia e dell’ umanità, il loro faticoso percorso, e l’arricchimento portato dalla riflessione filosofica.
 
Eravamo d’accordo sul valore di questo insegnamento come di tutte le “HUMANITIES” per favorire, nella formazione del medico, un livello di coscienza sulla consapevolezza critica, sul carattere relativo e contestuale che le teorie e le tecniche mediche presentano rispetto a determinati presupposti e principi filosofici. C’era la consapevolezza comune di come la storia della medicina svolga un ruolo determinante nella costruzione di una antropologia medica, ovvero quella dottrina dell’uomo , considerato nella sua interezza psicofisica, proprio perché questa particolare storia è dimostrazione del significato culturale e delle origini filosofiche delle varie dottrine mediche .
 
Ricordo il suo monito in tanti scritti a preservare una visione unitaria del sapere medico in una epoca in cui sembrano dominare sempre di più il riduttivismo scientifico e la frammentazione del sapere, a preservare l’integrità della medicina, anche perché, un affievolimento o peggio ancora il naufragio di tale integrità danneggerebbe non solo la medicina ma anche la società stessa.
 
Aldo ha sondato da sociologo medico, con forte acume e evidenziandone la complessità, le forti invasioni di campo sostenute dall’economicismo. L’economicismo vuole una medicina limitata e poco costosa, vuole una medicina amministrata, proceduralizzata, dove il medico possa decidere di meno perché le sue decisioni hanno un forte impatto in termini di spesa.
 
Ecco allora una forte raccomandazione ai colleghi, di non lasciarsifuorviare da una visione “cartesiana” e statistica della malattia, che limitandosi alla sola visione scientista della medicina, fa del medico solo un accessorio procedimentale e mortifica l’incontro epistemico con la singolarità del paziente.
 
Aldo è conscio che il sogno di un progresso senza limiti, frutto di un ideale positivista, è ormai tramontato nella nostra società; il carico crescente delle malattie croniche e degenerative reclama un difficile e contrastato percorso di riallocazione delle risorse e la medicina moderna, pur in grado di allungare la durata della vita, non ne migliora la qualità.
 
Occorre abbandonare pertanto, per Aldo, il sogno di una medicina infallibile e del progresso inarrestabile che ci ha accompagnato negli ultimi due secoli e sottolineare, invece, la necessità di un modello di medicina che non aspiri alla perfezione e che non abbia come obiettivo l'eccellenza a tutti i costi.
La medicina sostenibile deve essere limitata e prudente nelle proprie aspirazioni, lenta nella crescita e disposta a rinunciare ad alcuni potenziali progressi in cambio di più risorse e più spazio al perseguimento di altri beni sociali, in nome della stabilità economica e civile. 
 
Nelle riflessioni di Aldo Pagni è presente costantemente il rispetto, che devono i medici, agli spazi sempre più ampi di autonomia dei cittadini, per i quali il paternalismo medico rappresenta un modello etico totalmente superato. Ma ci richiama anche ai potenziali rischi del modello di relazione oggi imperante: il cosiddetto modello etico contrattuale. In questo modello di relazione “simmetrica” è facile che si insinui un individualismo sfrenato che non può essere confuso con l’empowerment del cittadino.
 
Indica una soluzione, che abbiamo richiamato nell’articolo 5 del nostro codice deontologico, invitando medici, pazienti e società nel suo complesso a non sottrarsi ad una responsabilità individuale e collettiva della salute, da preservare, cambiando le proprie abitudini e comportamenti nocivi che riducono il carico individuale e sociale delle infermità, e di conseguenza i costi complessivi del servizio sanitario.
 
Pagni pensa che sia giunto anche il momento di un mutamento di paradigma dell’intero sistema sanitario, pensa che si debbano definire i livelli di assistenza da garantire agli individui, in condizioni di uniformità, pensa alla distinzione fra tutela della salute e produzione di servizi sanitari, al controverso aspetto della attuale separazione degli ospedali dal territorio e non per ultimo al ruolo dei sistemi di compartecipazione alla spesa (ticket) quale strumento di responsabilizzazione della domanda.
 
Nei suoi scritti si intuisce un nuovo modello di sanità pubblica che possa permettere di costruire ponti per il riconoscimento della complessità dei sistemi umani e dove le aziende sanitarie possano svolgere unna funzione più avanzata di quella della cornice neutrale che garantisce solo le regole generali. Un modello di sanità, per Aldo, a cavallo tra scienza e umanità, tra tecnologia e relazione, tra micro e macro.
 
Aldo è stato un uomo di grande intelligenza ma se è relativamente facile incontrare grandi intelligenze è molto meno probabile nella vita incontrare invece figure di alto profilo morale. Aldo è stato una persona che ha unito una rara intelligenza nel campo professionale ad un alto profilo morale. Pensandoci, questo ci spiega il perché la nostra epoca è insolitamente avara di grandi spiriti. Siamo sempre più poveri di speranze e di aneliti metafisici e proviamo un morboso attaccamento per le cose che ci circondano. Penso che la sua grandezza sia stata avvalorata anche dalla serenità che ha posto nell’affrontare le cose della vita e con la stessa serenità ha accettato l’arduo passaggio dalla vita alla morte senza paure inespresse, né risentimenti.
 
Considero Aldo Pagni per la mia generazione, un Maestro e un eccezionale protagonista della sanità degli ultimi decenni del secolo appena trascorso. Ha lasciato un vuoto incolmabile nella nostra comunità medica, l’ha lasciato nella scienza della professione, nell’esempio di medico e nei numerosi incarichi professionali a vantaggio dei medici italiani, in quanti tutt’ora, credono al significato di professione al servizio della società e con l’aspirazione ad una società più “giusta”, eguale, libera e umana.
 
Grazie Aldo! 
 
Maurizio Benato

22 febbraio 2016
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