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La farmaceutica è sempre più “donna”. Lo è un dirigente su tre e più della metà di chi fa ricerca

Il 70% delle imprese del farmaco porta avanti politiche di welfare aziendale a misura di donna. Un dirigente su tre è donna e il 53 % delle persone impegnate in ricerca e sviluppo sono donne. I dati presentati al convegno organizzato oggi a Roma da Farmindustria. Lorenzin: “Aiutare una donna significa aiutare un pezzo della società”

07 MAR - Hanno professionalità e grinta da vendere, soprattutto hanno infranto quel “soffitto di cristallo” che in molti settori ancora non permette alle donne di entrare nelle stanze dei bottoni. Non fanno più “anticamera” le donne del farmaco. Nelle aziende farmaceutiche il 43% dei ruoli di primissimo piano è occupato dalle donne contro il 25% dell’intero comparto industriale. Le laureate e diplomate superano il 90% del totale e il 43% degli addetti sono donne contro una media del 25% del settore manifatturiero. Ancora, la presenza delle donne nella R&S arriva al 53%, mentre supera di poco il 20% nel resto delle imprese italiane. Insomma, nella farmaceutica le pari opportunità non sono solo uno slogan, anche perché circa il 70% delle imprese del farmaco porta avanti politiche di welfare aziendale a misura di donna. Con possibilità, in caso di maternità, di chiedere un ulteriore periodo di aspettativa rispetto a quanto previsto nel Ccnl nazionale, smart working per le neo mamme e servizi di assistenza (dalla lavanderia, al takeaway per portarsi la cena a casa già pronta) per meglio conciliare i tempi di vita e di lavoro.  

 
A puntare i riflettori sull’universo femminile è l’evento “Le donne x la farmaceutica, la farmaceutica x le donne”
organizzato oggi a Roma da Farmindustria in occasione dell’8 marzo al tempio di Adriano. A testimoniare la forza delle donne, il ministro della salute Beatrice Lorenzin, i segretari generali dei principali sindacati confederali, Susanna Camusso della Cgil, Annamaria Furlan delle Cisl e Tiziana Bocchi della Uil, e Nicoletta Luppi, Amministratore delegato di Msd Italia, e soprattutto le esperienze, delle tantissime ricercatrici, che hanno raccontato come hanno conciliato il loro essere professioniste e mamme. Unica presenza maschile Massimo Scaccabarozzi, presedente di Farmindustria.
 
“L’industria del farmaco ha dimostrato di portare avanti conciliazione, valore della maternità, e  il valore aggiunto per la salute delle donne” ha detto Lorenzin, mamma di due gemelli e accompagnata per l’occasione dalla figlia femmina. “Curare una donna significa curare un pezzo della società – ha spiegato – la donna è il care-manager della famiglia. Attraverso di lei passa la prevenzione con la corretta alimentazione che inizia già dalla fase della gestazione, l’indicazione alla vaccinazione dei figli. Sono gli attori privilegiati della società e devono essere sempre più consapevoli della loro salute e di chi gli sta intorno. Una funzione importantissima che si traduce nel tempo in risparmi per il Ssn di milioni di euro”.
E davanti ad una popolazione che invecchia composta soprattutto da donne e a un paese a natalità zero, per Lorenzin diventa indispensabile realizzare politiche attive forti per un sostegno alla donna e alla genitorialità. “Dove le donne non lavorano non fanno figlie perché laddove non hanno la sicurezza per il futuro non posso garantire sicurezza per i loro figli. Per questo proporrò un aumento del bonus bebè che cresca anche nel tempo – ha annunciato – bisogna pensare a misure di sgravio per la famiglia, per la genitorialità, per i bambini fino ai cinque anni e non solo per i primi mesi di vita”.
 
Il ministro ha quindi ricordato l’importanza della medicina di genere “siamo diverse e i farmaci devono essere diversi. Curare una donna è diverso che curare un uomo. E questo è un aspetto importante anche perché per garantire la qualità delle vita delle donne significa assicurare un supporto fondamentale alla società. Servono iniziative come quelle che stiamo preparando in vista della giornata per la salute della donna il 22 aprile, e un grande progetto di prevenzione”.
 
Il tetto di cristallo nella farmaceutica è ormai sfondato. L’industria farmaceutica ha anticipato i tempi introducendo innovazioni sostanziali per consentire alle donne di conciliare lavoro e famiglia.
“Il tetto di cristallo nella farmaceutica è ormai sfondato – ha affermato il presidente di Farmindustria,  Scaccabarozzi – e con questa giornata abbiamo voluto dimostrare il valore della donne nell’industria farmaceutica. Siamo un settore che ha dimostrato una grande attenzione verso l’universo femminile trovando facilitazioni per abbattere le difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Abbiamo previsto ad esempio, in caso di maternità, periodi di aspettativa più lunghi rispetto i contratti nazionale, adottato il part time e favorito lo smart working. E siamo impegnati anche per avere sempre più farmaci al femminile: ci sono infatti più 850 farmaci in sviluppo nella ricerca mondiale per trattare patologie maggiormente presenti nelle donne”.
 
“È un rapporto strettissimo quello tra la donna il farmaco perché la donna è un caregiver fondamentale della famiglia e della società”, ha sottolineato Enrica Giorgetti, Direttore generale di Farmindustria, ricordato la presenza determinante delle donne nel mondo della farmaceutica e quello della ricerca in particolare. “Per arrivare a sviluppare un farmaco – ha detto – ci vogliono molti anni, circa 10-12 e pieni di ostacoli, per cui la tenacia delle donne, che rappresentano il 53% degli addetti alla ricerca nel nostro settore, è un tesoro che oggi celebriamo insieme al loro ruolo chiave come ‘caregiver’ all’interno delle famiglie, dove si prendono cura di bambini, anziani e disabili. Inoltre oggi si evidenzia l’importanza crescente della medicina di genere, e sarà sempre più importante approfondire i temi legati alla salute delle donne, che vivono più a lungo degli uomini e si ammalano di malattie diverse”.
 
Farmaceutica  esempio virtuoso da seguire in tutti i settori del Paese. Soprattutto quanto realizzato nella farmaceutica può diventare un esempio virtuoso da seguire in tutti i settori del Paese. Per la Camusso quanto raggiunto nel settore farmaceutico smonta molti luoghi comuni come quello chele donne non hanno propensione scientifica - smentito appunto dal 53% di presenza femminile in R&S - che debbano rinunciare a lavorare quando hanno il primo figlio. “Questo non vuol dire che tutto sia risolto – ha aggiunto – perché il tema della conciliazione continua ad avere una straordinaria rilevanza, e in molti settori siamo ancora indietro”.
“Prediamo ad esempio questa realtà positiva dove le donne sono valorizzate e riescono a dare il meglio di loro stesse” ha sottolineato Furlan. “Nella ricerca – ha commentato – il lavoro di squadra è fondamentale, e la capacità di relazione della donna fa quindi la differenza dimostrando di essere un valore aggiunto”.
I dati del settore farmaceutico, ha proseguito Bocchi “dimostrano che anche in questo paese possiamo conciliare tante cose positive, valorizzando il lavoro femminile e le differenze tra soggetti diversi. Si è investito sulle donne e sulla genitorialità evitando l’abbandono del lavoro”.
 
Non si sente più un’eccezione, Nicoletta Luppi, presidente e Ad di Msd, donna dalla lunga carriera con una progressione di ruoli sempre crescenti e soprattutto come sottolinea con orgoglio “una mamma”. “Fino a qualche anno fa avere un figlio questo significava rinunciare alla carriera – ha sottolineato – oggi celebriamo che il mondo del farmaco può essere un esempio virtuoso per altri settori del Paese a dimostrazione che il mondo è cambiato”.
I risultati conseguiti dall’industria del farmaco hanno incassato anche il plauso di Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, università e ricerca. “L’attivismo scientifico di questo settore – ha detto – dimostra con i numeri il grande lavoro che si sta facendo in Italia, membro autorevole di una comunità scientifica internazionale. Esiste un sistema integrato nella ricerca in cui non c’è confine tra pubblico e privato. Questo spiega i numeri incoraggianti, non diffusi purtroppo in altri settori. Ma c’è la possibilità, dove si investe, di dare lo spazio che meritano alle donne, che garantiscono un contributo qualificante”.

07 marzo 2016
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