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FarmacistaPiù. Il futuro della formazione? Tra numero chiuso e nuovi percorsi di studio per i farmacistI di domani


Questi i temi affrontati oggi durante il convegno ‘Formazione universitaria e prospettive occupazionali’ all’interno della kermesse dei farmacisti in corso a Firenze. Mandelli: “Allargare la possibilità di impiegare il farmacista e le sue competenze.

18 MAR - La formazione del farmacista del futuro probabilmente si dirigerà in due direzioni: da un lato è molto forte la prospettiva del numero chiuso visto l’alto numero di farmacisti, ma dall’altro occorrerà puntare su nuovi percorsi di studio che siano in grado di formare un professionista che sia sempre più in grado di rispondere alle nuove esigenze di salute dei cittadini, in un’ottica che vedrà sempre più i farmacisti interagire  e collaborare con le altre professionalità del Ssn. Questi alcuni degli argomento trattati durante il convegno  ‘Formazione universitaria e prospettive occupazionali’ tenutosi all’interno della kermesse FarmacistaPiù in corso a Firenze.
 
“Il nostro piano di studi va modificato - ha detto Andrea Mandelli, presidente Fofi -  alla luce delle mutate esigenze della gente. Il problema di fondo è che in questo momento il programma europeo che controlla il fabbisogno di professionisti sanitari in Europa e in Italia, dimostra dati alla mano che abbiamo troppi iscritti all’Albo rispetto alle possibilità che il mercato offre ai laureati in farmacia. E da qui parte la riflessione di Farmacistapiù. Una riflessione sul futuro dei giovani”.

 
“Non vogliamo creare illusioni o false speranze – ha precisato Mandelli - dopo un lungo e faticoso percorso di studio. Purtroppo oggi non c’è lo spazio reale di assorbimento di tutti i laureati. E la proposta federale è quella di allargare la possibilità di impiegare il farmacista e le sue competenze, per risolvere il problema del futuro e dare risposte a chi dopo un percorso di studio desidera trovare un lavoro”.
 
Gli ha fatto eco il segretario Fofi Maurizio Pace che ha evidenziato come oggi sia“un momento molto importante per la professione di farmacista che vuole necessariamente ritrovare una sua dimensione in un mondo globalizzato dove chiaramente dovremmo tutti quanti discutere professione e università”.
 
“È da tempo – ha precisato - che cerchiamo di fare una sintesi di quello che è il cambiamento che ci attende. Già oggi lo studente che esce dalla facoltà di farmacia è fortemente preparato e la sua professionalità e know-how è apprezzata anche al di fuori dell’Italia. Questo, secondo me va valorizzato e rafforzato, perché il cittadino chiede oggi al farmacista maggiore preparazione dal punto di vista dell’educazione alimentare, e dell’avvicinarsi al farmaco come momento di salvaguardia e miglioramento della qualità della vita. È questo quello che ci chiede il cittadino: un farmacista sempre più pronto a tutti quelli che sono i servizi che uno stato sovraccaricato da costi e da spese non è più in grado di supportare, quindi la deospedalizzazione porta il farmacista ad avere un ruolo centrale e significativo per la sanità del domani”.
 
Durante i lavori è intervenuto anche Andrea Lenzi, presidente del Consiglio Universitario Nazionale. “Noi che costruiamo i percorsi formativi utili alla produzione del prodotto finito sul mercato, ovvero il laureato, - ha detto - dobbiamo sempre pensare che quando laureiamo un farmacista oggi questo per i prossimi 40 anni dovrà svolgere la sua funzione”.
 
“Nell’area sanitaria – ha spiegato - , ancor più che in altre aree, è fondamentale e quindi dobbiamo pensare che la persona che andrà formata e dovrà avere le conoscenze e le competenze per poter acquisire le nuove funzioni e per potersi modulare nella sua attività professionale in funzione di quello che accade nella società, nell’economia, nella tecnologia e nella ricerca scientifica”.
 
“Quindi – ha proseguito - dobbiamo formare un professionista capace di continuare a studiare, dall’altro punto di vista dobbiamo formare anche un professionista che sia in grado di fare impresa ma anche di lavorare in una situazione più protetta quali sono per esempio le aziende ospedaliere e ancora di più nei vari territori a seconda delle esigenze. Ecco perché va riorganizzato il sistema per formare il farmacista del Terzo millennio. E l’Università è pronta.
 
Per Ettore Novellino, Presidente della Conferenza Nazionale dei Direttori di Dipartimento di Farmacia “oggi è emerso chiaramente che il numero dei laureati e iscritti all’Ordine è molto superiore a quelle che sono le nuove necessità. Allora va trovata una strategia che deve prevedere due fasi. Una quella di una razionalizzazione degli ingressi nel mondo della professione e dell’Università. Secondo, una maggiore specificità di aspetti professionali che la società richiede in termini di mantenimento dello stato di benessere e di salute. Quindi cercare di ampliare quelli che sono i servizi che, non la farmacia solamente, ma che il laureato in farmacia può dare a tutta quanta la società”.
 
“Bisogna rendersi conto – ha ricordato - che dal 2000 ad oggi il concetto di salute è enormemente cambiato. Ora se il farmacista e la farmacia riescono ad intercettare oltre che le persone malate anche quelle sane che vogliono stare meglio ecco che veramente potrà ampliare il suo mercato di offerta e può avere ritorni professionali ed economici molto più ampi che possano compensare quelli che sono le riduzioni del Ssn in termini di spesa”.
 
Secondo Alessandro Mugelli, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino Università degli Studi di Firenze il “ruolo del farmacista è cambiato e cambierà ancora di più perché il farmacista farà sempre più parte del Ssn e dovrà contribuire con la sua conoscenza del farmaco e di tutte le sue particolarità a garantire una continuità nell’assistenza e nella sicurezza dei medicinali sicuramente in maniera importante. Tutto questo si deve tradurre evidentemente anche in una formazione diversa che fino ad oggi non tutte le facoltà e i corsi di studio sono stati in grado di dare. Sono certo che nel futuro corsi di studio attrezzati saranno in grado di dare questo tipo di formazione ai nuovi farmacisti. Ed evidentemente anche con accordi si potrà fare una formazione post laurea anche questa adeguata alla nuova professionalità del farmacista”.
 
Ma al convegno è intervenuto anche il Ministero della Salute rappresentato da Annalisa Malgieri. "Il Ministero – ha spiegato - è impegnato ormai da circa 3 anni su un progetto europeo che riguarda la programmazione del personale sanitario tra cui la professione del farmacista. L’impegno del Ministero è quello di arrivare ad una metodologia comune di definizione del fabbisogno per il futuro. E quindi che consenta di fare previsioni di medio e lungo termine, di tener conto di quello che è il personale ad oggi formato ma non ancora occupato e di tenere conto di quelli che sono degli indicatori oggettivi e le variabili da considerare in un modello previsionale così come ci suggeriscono delle pratiche europee già consolidate e che rappresentano oggi delle buone pratiche sul tema della pianificazione del personale sanitario”.
 
Infine a chiudere il giro di tavolo è stato Max Liebl, Delegato FOFI al tavolo Ministeriale. “Il problema principale è che abbiamo troppi laureati in farmacia. Vuol dire che il problema occupazionale sta diventando un problema della professione per cui dobbiamo cercare in qualche maniera di regolare l’afflusso alle università o introducendo il numero chiuso o altri metodi per poter ridurre il flusso dei giovani laureati perché bisogna dare comunque u a prospettiva a chi si laurea. Ma non possiamo preparare dei farmacisti che nel futuro non saranno in grado di fare il loro lavoro perché non c’è spazio occupazionale. Dall’altro lato bisogna professionalizzare di più i colleghi che usciranno con i tempi che cambiano e la professione che sta cambiando bisogna cambiare lo studio e preparare i giovani al futuro”.

18 marzo 2016
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