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27 SETTEMBRE 2020
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Quale futuro per l’infermiere di famiglia. Convegno Ipasvi a Milano


E’ stato definito “l’anello mancante della continuità assistenziale”. Da lui ci aspettano risposte a specifiche esigenze che stanno nascendo sul territorio e che inevitabilmente contraddistingueranno lo scenario sanitario del prossimo futuro. Gli interventi di Muttillo (Ipasvi), Macchi (M5S), Valmaggi (PD) e Capelli (NCD).

10 APR - È dedicata al futuro della professione l’Assemblea annuale dell’ordine degli infermieri Collegio IPASVI Milano-Lodi-Monza e Brianza che si è tenuta il 9 aprile presso l’A.O. San Carlo di Milano. Focus della giornata, una figura alla quale il Collegio destinerà nel prossimo futuro molte risorse, impegno e lavoro: l’infermiere di famiglia.
Ossia l’anello mancante della continuità assistenziale. L’infermiere di famiglia, infatti, va a rispondere a specifiche esigenze che stanno nascendo sul territorio e che inevitabilmente contraddistingueranno, anche in modo marcato, lo scenario sanitario del prossimo futuro.
 
“La legge regionale 11 agosto 2015 n. 23 – commenta il Presidente del Collegio Giovanni Muttillo – ha ridisegnato la geografia socio-sanitaria della nostra regione istituendo le ATS (Agenzie di tutela della salute) della città metropolitana di Milano con le sue tre articolazioni e ASST (Aziende sociosanitarie territoriali) che prevedono l’accorpamento dei presidi ospedalieri, ASL e distretti. Come Collegio, ci siamo attivati per l’istituzione del servizio dell’infermiere di famiglia e delle professioni sanitarie, inteso come il servizio infermieristico e delle professioni sanitarie singolo o associato a disposizione del cittadino, convinti che questa figura possa davvero fare la differenza rappresentando, come accade già in Olanda, non solo un’occasione di riduzione dei costi, ma addirittura una voce positiva per l’economia della nostra regione. È una figura in cui crediamo, perché realmente in grado di sostenere il cittadino e le sue esigenze, rispondendo anche a una logica di economicità”.

 
Per la professione, complici tanti e tali cambiamenti e una contingenza socio-sanitaria-economica particolarmente delicata, è un momento cruciale, quindi, in cui possono essere ridefiniti ruoli e funzioni, spazi di autonomia e di competenza, relazioni e responsabilità professionali per riprogettare i processi di cura e assistenza.
 
L’attenzione, necessariamente, è rivolta al cittadino, come illustra Paola Macchi, consigliere regionale M5S: “Crediamo nel ruolo dell’infermiere quale portatore di una grande professionalità, come già effettivamente accade all’estero con gli infermieri prescrittori. Anche in considerazione delle grandi criticità che in questo momento caratterizzano il nostro territorio, riteniamo che l’infermiere abbia oggi le competenze per diventare a tutti gli effetti un case-manager che si assume la responsabilità della gestione del paziente. Un aspetto però va chiarito: per arrivare a un lavoro sereno, è necessario in primo luogo disporre di personale stabilizzato e non precario, e dialogare in sinergia con i vari attori, fra cui i medici di medicina generale, nell’ottica del riconoscimento dei ruoli e della professionalità di ciascuno”.
 
Un concetto, quello della valorizzazione delle professioni, che viene ripreso anche da Sara Valmaggi, Consigliere regionale PD: “La vera sfida – ha commentato – è proprio la valorizzazione di tutte le professioni sanitarie nell’ambito della territorialità dell’organizzazione sanitaria, ed è importante che i principi inseriti nella legge abbiano gambe”.
 
Per questo, e per comprendere quale effettivamente possa essere il futuro della professione in uno scenario dai contorni ridisegnati, l’IPASVI di Milano ha attivato, insieme ad altri Collegi Lombardi, una collaborazione con SDA Bocconi. “Attraverso questa iniziativa – aggiunge Muttillo – nel periodo 2016-2018 i Collegi verranno supportati dalla School of Management nella costruzione di un osservatorio permanente sull’evoluzione dello scenario sanitario lombardo, sullo stato di attuazione della riforma, sulle dinamiche in atto che caratterizzano la “questione infermieristica” e sulle esperienze in corso”.
 
In particolare, la collaborazione mira a proporre schemi interpretativi per analizzare le esperienze innovative in atto, coerenti con le strategie di sviluppo della professione e dei bisogni assistenziali dei cittadini lombardi. Inoltre, scopo del Laboratorio sarà quello di comprendere, condividere e valutare le dinamiche, le tendenze e le forze che attraversano il sistema e le aziende, nonché i fattori che possono influenzare, orientare e condizionare l’azione della comunità professionale.
 
“Alla luce della nuova legge – commenta Angelo Capelli, vicepresidente della III Commissione permanente Sanità e Politiche sociali – gli infermieri rappresentano la cerniera fra i due mondi: quello ospedaliero e quello territoriale. Fino a poco fa il paziente, uscito dall’ospedale, iniziava il suo calvario e proprio questo vuoto ha fatto sì che siano nati sul territorio numerosissimi punti di erogazione socio-sanitaria non pubblici, sia profit che non. La legge affronta questa incertezza e prevede chiaramente la figura dell’infermiere di famiglia disegnandone lo spazio. Questa, a mio avviso, è un’opportunità di crescita professionale, tenendo in considerazione che il modello proposto favorisce la professionalizzazione e l’eccellenza, ma poi la differenza la fanno le persone”.
 
La comunità professionale si quindi trova dinanzi a grandi e delicati cambiamenti, in quanto l’applicazione della riforma del SSSR porta con sé, è visibile già in questi primi mesi, problematicità organizzative dovute sia ai previsti accorpamenti, sia alla necessaria ridistribuzione del personale. E qui l’infermiere è una delle pedine in gioco, una figura che potrebbe spostarsi da una dimensione esclusivamente sanitaria a una più orientata al socio-sanitario.
 
“Per questo – conclude Muttillo – vi è la necessità di un adeguamento degli standard e degli organici, fondamentale per la stabilizzazione. Ed è indispensabile che la professione sia parte di un tavolo permanente, per governare questa fase di cambiamento. Infine, ma non meno rilevante, sentiamo fortemente l’esigenza di una revisione coraggiosa del sistema di formazione: non più diviso per comunità professionali, ma orientato alla continuità assistenziale e finalizzato all’efficacia della presa in carico delle persone. Crediamo che un investimento sulla formazionepiù che una necessità, sia oggi un dovere. Verso la professione e soprattutto verso i cittadini”.
 
Ufficio Stampa Ipasvi MI-LO-MB

10 aprile 2016
© Riproduzione riservata


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