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Scuole di Specialità in Farmacia Ospedaliera. La riforma inutile e dannosa

Non è una buon legge quella che annichilisce le giuste aspettative dei giovani specializzandi, mette in discussione i processi formativi già codificati all’interno di  una scuola ampiamente riformata, alimenta la formazione di un precariato attraverso una mancata programmazione degli accessi

19 MAG - Come si fa a vanificare le sacrosante richieste degli specializzandi in farmacia ospedaliera che da anni si battono per l’ottenimento di contratti di formazione come quelli concessi ai colleghi medici? Ci ha pensato l’articolo 2-bis inserito nella Legge recante “disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico”.
 
Questo articolo consente, di fatto, la riattivazione delle scuole di specializzazioni   “non mediche” in deroga alle disposizioni dettate al  1 comma dell’articolo 8 della legge 29 dicembre 2000 nr 401. Il tutto, naturalmente, nelle more di una revisione di tutta la materia che riguarderà tutte le specializzazioni “non mediche”.
 
Quindi, niente più numero programmato per l’accesso a queste scuolee, men che meno, una previsione di adesione alle richieste di equiparazione economica alle specializzazioni mediche. Peccato, però, che al legislatore sia sfuggito un particolare non di poco conto. La scuola di specializzazione in Farmacia Ospedaliera (ad esempio) dispone già di un sistema ordinante che la colloca all’interno dell’area dei servizi clinici.

 
Ed è in virtù di tale status che il Consiglio di Stato richiamava le Università a garantire gli accessi correlandoli al numero delle figure necessarie equiparando, anche, la situazione economica e contrattuale degli specializzandi non medici. La programmazione del numero di accessi, conditio sine qua non per la copertura dei posti di turn over, consentiva di garantire, per questi specializzandi, la loro corretta formazione. Quindi, la situazione di questa scuola, da un punto di vista del suo ordinamento, era stata già perfettamente messa a posto sia per quanto riguarda i percorsi formativi, sia per i contenuti didattici e professionalizzanti.
 
Ci chiediamo, e chiediamo, di quale revisione abbia necessità la scuola di specializzazione in farmacia ospedaliera dal momento che è stata compiutamente riformata attraverso ben due decreti. Lo specializzando in farmacia ospedaliera è, quindi, già collocato nell’ambito dell’attività assistenziale dell’Area dei servizi clinici finalizzata alle attività del SSN. Non sfugge a nessuno, e soprattutto al mondo accademico, che l’emanazione dei bandi, senza una puntuale programmazione del numero degli specializzandi, porterebbe ad un impatto disastroso sulla sostenibilità della rete formativa delle scuole con inevitabile scadimento della qualità della formazione specialistica, inaccettabile in un contesto che dai prossimi mesi vedrà concretizzarsi l’obbligatorietà dell’accreditamento della Scuola di specializzazione.
 
Non è una buon legge quella che annichilisce le giuste aspettative dei giovani specializzandi, mette in discussione i processi formativi già codificati all’interno di  una scuola ampiamente riformata, alimenta la formazione di un precariato attraverso una mancata programmazione degli accessi. Non si capisce il motivo per il quale, solo per le specializzazioni in medicina debbano valere quei principi che sono alla base di un corretto processo formativo e di una virtuosa programmazione dei numeri. Evidentemente tutto il resto, che non sia la specializzazione medica,   per alcuni vale davvero poco ….. noi però continueremo a sostenere e a gridare a gran voce che così non è.
 
Roberta Di Turi
Segretario Generale Fassid SiNaFO
 
Giangiuseppe Console
Presidente Fassid SiNaFO 

19 maggio 2016
© Riproduzione riservata


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