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Ambiente, Salute e Bambini. Al via la Scuola di formazione per i pediatri di famiglia 

L'iniziativa della Fimp: “le famiglie sono ancora ignare dei gravi pericoli che su questo terreno corrono i figli e perciò l’educazione sul tema ambiente-inquinamento deve entrare nella routine del lavoro quotidiano del pediatra di famiglia”

06 LUG - “Già durante la fase della gravidanza i bambini crescono contaminati dagli elementi inquinanti che la madre assorbe attraverso il cibo ingerito e trasmette al feto. Le sostanze più nocive sono i pesticidi, presenti in tutte le catene alimentari, dalla carne alla frutta alla verdura, tutti generi di prima necessità per la vita. Seguono i metalli pesanti presenti nelle città in vario grado, anch’essi nocivi tutti alla pari, e i cosiddetti interferenti endocrini, sostanze in grado di alterare il sistema endocrino, influenzando negativamente diverse funzioni vitali quali lo sviluppo, la crescita, la riproduzione e il comportamento nell’uomo e che già nel feto possono favorire cambiamenti nel programma genetico dell’individuo”. E’ l’allarme lanciato dalla Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) attraverso il suo referente Nazionale per l’Ambiente, Maria Grazia Sapia.
 
La Fimp ha deciso per questo “di porre tra le priorità formative del pediatra di famiglia la conoscenza delle sostanze inquinanti, degli effetti che esse determinano sullo sviluppo del bambino e delle possibili forme di prevenzione”.

 
Il Presidente della FIMP, Giampiero Chiamenti, sottolinea “l’importanza della figura cardine del pediatra di famiglia nello sviluppo psicofisico del bambino e conferma il via della Scuola di Formazione per Pediatri di Famiglia, in grado di favorire l’acquisizione di tutti gli elementi che riguardano il problema ambiente-inquinamento: come l’inquinamento agisce sulla crescita; come curare gli eventuali effetti patologici; come soprattutto prevenire le patologie specifiche che ne derivano. Le famiglie - prosegue Chiamenti - sono ancora ignare dei gravi pericoli che su questo terreno corrono i figli e perciò l’educazione sul tema ambiente-inquinamento deve entrare nella routine del lavoro quotidiano del pediatra di famiglia”.
 
“Fimp – si legge in una nota - è supportata in questo percorso da professionalità italiane e straniere. Si tratta di una vera e propria Scuola di formazione a 360 gradi, nella quale i pediatri di famiglia acquisiranno le conoscenze necessarie ed urgenti quali: l’utilizzo degli strumenti  per l’educazione ambientale dentro e fuori l’ambulatorio, le modalità per allertare  i genitori sull’uso degli strumenti audiovisivi e i migliori consigli sui modi di far vivere a bambini ed adolescenti la vita all’aria aperta”.
 
“Creeremo una rete di pediatri sentinella - continua Sapia - che possano produrre sul campo osservazioni e valutazioni per statistiche e studi utili a tutta la comunità scientifica”.
 
Ernesto Burgio, docente della Scuola di formazione e uno dei maggiori esperti europei in materia di ambiente ed inquinamento, osserva che “negli ultimi 30 anni è letteralmente cambiato la composizione dell’aria che respiriamo e di tutto quello che è intorno a noi, di conseguenza le problematiche ambientali sono strettamente connesse con la nostra epoca. E quando ad essere affetti da patologie sono i bambini appare ancora più evidente la ‘perversione’ della vita umana che produce da sola le proprie malattie”.
 
“Gli uomini che cambiano l’ambiente - continua Burgio - cambiano se stessi e questo è un circolo vizioso che soltanto negli ultimi anni abbiamo imparato a nostre spese. Sappiamo che i cambiamenti che apportiamo all’ambiente inquinano, sappiamo che se inquiniamo ci ammaliamo, sappiamo cause ed effetti delle nostre malattie. Eppure saperlo non basta per capire che i cambiamenti non fanno sconti e che in verità a cambiare siamo proprio noi”.

06 luglio 2016
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