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La tutela della salute delle Forze dell’Ordine. Arrivano le linee guida

Il percorso seguito dagli autori delle Linee ha spaziato dall’accertamento dell’idoneità lavorativa, senza tralasciare il giudizio di idoneità in fase selettiva, alla valutazione dei rischi, dal ruolo del medico competente e dell’organo di vigilanza nei corpi di Polizia, alla malattie correlate al lavoro, dallo stress lavoro-correlato al lavoro a turni e notturno.

07 GEN - Con la recente pubblicazione delle Linee Guida per la Sorveglianza Sanitaria degli Operatori dei Corpi di Polizia da parte della SIMLII, Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale, si è avviato un rivoluzionario percorso di trasparenza, scientificamente validato,  per la tutela della salute di poliziotti, carabinieri, finanzieri, agenti della penitenziaria ed operatori delle polizie locali, fino ad oggi privo di reali punti di riferimento per un lavoro particolare e delicato, quale appunto l’attività di polizia.
 
Si è di fronte, infatti, ad un profilo di rischio che varia significativamente nel tempo, variando con esso le misure di sicurezza da attuare in ciascuna situazione, tali da garantire al tempo stesso la tutela della salute dei corpi di polizia e lo svolgimento della funzione pubblica dalla normativa in materia.  
 
Il campo di attività delle Forze di Polizia non è più limitato alla mera conservazione dell’esistente, tipica dell’opera di vigilanza, ma si è da tempo spostata verso compiti sociali, quali le attività di soccorso, di pronto intervento, di informazione al pubblico, che comportano altri tipi di rischio, diversi da quelli tradizionalmente codificati.

 
Gli operatori di polizia possono essere chiamati ad agire al di fuori di un contesto di procedure chiaro e consolidato, come avviene in altri ambiti lavorativi. I medici competenti delle Forze di Polizia, in parallelo rispetto alle normative nazionali in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, sono chiamati ad affrontare il concetto di “Protezione sanitaria delle Forze”. Si tratta di un aspetto particolare che riguarda le strutture militari ampiamente trattato nei documenti NATO. 
 
Ecco perché non si può prescindere per le organizzazioni sanitare chiamate ad attivare percorsi di sorveglianza sanitaria per gli Operatori dei Corpi di Polizia dalla FHP le cui componenti sono:
1) la sorveglianza della salute (che essenzialmente nel monitoraggio epidemiologico di indicatori di malattia o delle malattie già diagnosticate nel corso delle operazioni di polizia);
2) la medicina preventiva ed il controllo delle malattie;
3) l’attenzione agli aspetti occupazionali, ambientali ed ai pericoli derivanti dall’esposizione a tossici industriali;
4) la gestione della minaccia CBRN (Chimica, Biologica, Radiologica, Nucleare); 
5) la sanità campale, delle acque e degli alimenti, compresa la prevenzione delle zoonosi;
6) la promozione della salute e della prontezza operativa.
 
Il percorso seguito dagli autori delle Linee Guida (Enrico Pica, Nicola Magnavita, Giacomo Garzaro, Nunzio Valerio Mennoia, Enrico Prota ed ancora Sergio Garbarino, Fabrizio Ciprani, Afonso Roca della Direzione Centrale Sanità della Polizia di Stato, e Giuseppe De Lorenzo della Direzione di Sanità Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri) ha spaziato dall’accertamento dell’idoneità lavorativa, senza tralasciare il giudizio di idoneità in fase selettiva, alla Valutazione dei rischi, dal ruolo del medico competente e dell’organo di vigilanza nei corpi di Polizia, alla malattie correlate al lavoro, dallo stress lavoro-correlato al lavoro a turni e notturno.
 
Non mancano nel testo, giudicato al termine del processo di revisione “Fortemente Raccomandato”,  i protocolli di sorveglianza sanitaria “generale” e secondo la mansione, il capitolo dedicato all’alcol e droghe e alla salute e sicurezza in Polizia Penitenziaria.
 
Domenico Della Porta

07 gennaio 2017
© Riproduzione riservata


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