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Oss con Formazione Complementare. Migep: “Corsi regionali da bloccare”

Per la Federazione Migep “si corre il rischio di lasciare il potere decisionale su ruolo, competenze e qualificazione del personale Ossfc alle Regioni e agli enti formativi senza un serio controllo della loro qualità”, continuando a “legalizzare una formazione a libero mercato senza controllo”.

10 FEB - “Chiediamo al ministero della Salute se intende porre in essere azioni concrete verso le regioni a far sospendere i corsi da Operatore Socio Sanitario con Formazione Complementare nell’assistenza sanitaria (Ossfc) poiché si corre il rischio di lasciare il potere decisionale su ruolo, competenze e qualificazione del personale Ossfc alle Regioni e agli enti formativi senza un serio controllo della loro qualità, dove si continua a legalizzare una formazione a libero mercato in uno “strumento” speculativo (oltre 20 mila Ossfc formati e disoccupati) in una formazione di una figura diventata vecchia, obsoleta e superata di cui gli e stato attribuito un mansionario vecchio di 30 anni. Ponendo, dunque, fine a ogni forma di speculazione e truffe”.
 
A sollevare la questione, in una lettera aperta indirizzata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è la Federazione Migep, evidenziando come “allo stato attuale, sulla formazione si sono evidenziate problematiche quali la disomogeneità della formazione nel territorio nazionale sull’Oss e in particolare per l’Oss con formazione complementare, poiché alcune regioni hanno sviluppato una formazione di libero mercato senza controlli e senza il reale fabbisogno”.


“L’Accordo tra il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano – spiega Angelo Minghetti, segretario nazionale del Migep -, disciplina la formazione dell’Operatore Socio Sanitario (Oss) e Operatore Socio Sanitario con Formazione Complementare nell’assistenza sanitaria (Ossfc), ciò al fine di consentire di collaborare con l’infermiere o con l’ostetrica e di svolgere alcune attività in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza per far fronte alle crescenti esigenze nell’assistenza sanitaria”. “Sostanzialmente – osserva Minghetti - l’Ossfc non dovrebbe essere considerato come una nuova figura sanitaria perché si tratta di un Oss con un ampliamento del proprio campo di attività a un’area al quanto delicata sulla somministrazione della terapia”.

Per Minghetti, tuttavia, “l’inserimento di questa nuova figura presenta elementi di criticità nell’ambito dell’équipe assistenziale in quanto costringe, in molti casi, a un ripensamento dell’operatività. Infatti, non è un operatore parificato all’Infermiere. Quindi sarebbe importante prevedere una figura con più avanzate attribuzioni, in un sistema formativo sanitario definendo con chiarezza competenze e responsabilità tracciando un profilo più completo e in grado quindi di poter cooperare in maniera più incisiva e determinante con gli altri professionisti della salute”.
 
Per consentire un’integrazione ottimale tra la figura dell’infermiere e quella di un’eventuale nuova figura in ambito sanitario che superi le criticità appena illustrate, per Minghetti sarebbe, necessario “implementare un’organizzazione del lavoro non più secondo il modello tradizionale funzionale o per compiti ancora ampiamente diffuso, ma secondo un modello per obiettivi”.

Ecco allora che emerge “la necessità di avere un sistema decisionale basato su criteri standardizzati per consentire la valutazione accurata di una figura nuova definendone le attività attribuibili e il contesto di collocazione per ridurre il più possibile il rischio connesso con l’attribuzione di compiti delicati non propri dell’Ossfc”.

“È opportuno a questo punto soffermarsi sul concetto di ‘formazione’, ‘qualità’, ‘processo terapeutico’”, afferma Minghetti. Spiegando che “durante i lavori del tavolo tecnico è emerso che alcune Regioni continuano a formare detta figura. Inoltre si sta diffondendo sempre più un dibattito con le istituzioni sul ridisegnare il rapporto fra oss e infermiere, fra oss e ostetrica, fra oss e fisioterapista, su competenze, funzioni nell’organizzazione del lavoro, nel rivedere la formazione dell’oss anche sul fatto che molte regioni stanno improntando la formazione attraverso scuole statali di tipo sociale senza che questi operatori abbia uno sbocco lavorativo. Bisognerebbe individuare una sede unitaria statale di formazione, concordando tempi, teoria, tirocinio prevedendo un ulteriore tavolo tecnico. La suddetta problematica è stata portata all’attenzione della politica e di conseguenza ha dato via a una serie di riflessioni sviluppando un approfondito confronto”.

Il Mef, riferisce il segretario del Migep, “su questo tema ha posto una riflessione su come si possa conciliare in sede di contrattazione collettiva nazionale. A livello politico viene discusso le nuove competenze dell’infermiere. Gli oss sono in attesa di un tavolo tecnico per rivalutare le proprie funzioni operative”.
 
“Rimane necessario, quindi, stabilire quale sia il nuovo ruolo dell’Oss, in una profonda revisione dei compiti, e quello dell’Ossfc”, ribadisce Minghetti, evidenziando come “nella formazione dell’Ossfc manca uno “strumento” che preveda un percorso che riguarda la conoscenza delle patologie, l’insegnamento della farmacologia e dell’anatomia, manca la valutazione nel contesto operativo, le attribuzioni nell’attività, inoltre si ha la perdita nella relazione con il paziente”.

10 febbraio 2017
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