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Farmacisti. Allarme occupazione, la risposta da un tavolo interministeriale Miur, Salute, Accademia e professionisti

Dare risposte al futuro dei farmacisti e alla formazione universitaria è questo l’obiettivo del tavolo annunciato da Angela D’Onghia, sottosegretario di Stato al Miur al convegno di apertura di FarmacistaPiù, il congresso dei farmacisti italiani, che si è aperto oggi al Mico di Milano. Mandelli: “Dobbiamo offrire certezze ai nostri giovani e trovare un modo nuovo, più moderno, di fare formazione per dare il giusto e diverso ruolo alla figura del farmacista”

17 MAR - Non smette di suonare la sirena d’allarme per i farmacisti italiani. Non solo il rischio disoccupazione è reale, ma le previsioni per il futuro sono decisamente a tinte fosche: anche se i corsi di laurea la farmacia chiedessero immediatamente i battenti, nel 2035 il numero dei disoccupati raggiungerebbe comunque quota 8mila. E ancora, anche il sistema formativo ha bisogno di un restyling non più procrastinabile se si vuole adeguare la formazione dei giovani farmacisti ai nuovi bisogni, e a una domanda di salute che cambia connotati. Soprattutto se si vogliono offrire nuove opportunità occupazionali per quanti decideranno di varcare le porte dei corsi di laurea in farmacia. La parola d’ordine è quindi intervenire, e subito, per dare vita a misure di rilancio del settore colpito da una crisi profonda
 
Per questo, sono andati dritti al punto i farmacisti italiani. Hanno aperto oggi i battenti della quarta edizione di FarmacistaPiù - la convention promossa da Fofi, Fondazione Cannavò e Utifar che in tre giorni di convegni e dibattiti vedrà impegnate a Milano migliaia di professionisti provenienti da tutta Italia -  mettendosi subito a nudo e puntando i riflettori sui nodi da sciogliere con un dibattito dedicato proprio al “Il futuro della professione farmaceutica: formazione universitaria e prospettive occupazionali”.

 
E le prime risposte sono arrivate. Angela D’Onghia, Sottosegretario di Stato, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha annunciato la disponibilità ad aprire un tavolo interministeriale Miur e ministero della Salute con la partecipazione dei professionisti e dell’accademia per aprire un dibattito costruttivo che indichi le coordinate per uscire dall’impasse.
 
Un’apertura che ha incassato il plauso di Andrea Mandelli, presidente della Fofi: “Siamo in una situazione di indiscutibile emergenza – ha sottolineato – è arrivato quindi il momento di fare quadrato con le nostre intelligenze per cercare di operare quella manutenzione che è determinate per il futuro della professione. Dobbiamo offrire certezze ai nostri giovani e trovare un modo nuovo, più moderno, di fare formazione per dare il giusto e diverso ruolo al farmacista sempre più integrata nel sistema. E il Disegno di legge che abbiamo presentato insieme al senatore D’Ambrosio Lettieri va nella direzione di rafforzare dal un lato il ruolo del farmacista e dall’altro di trovare nuovi sbocchi occupazionali”.
 
La priorità immediata è quella del numero programmato. “Siamo in presenza di un preoccupante e perdurante squilibrio tra il numero dei laureati licenziati dall’Università rispetto alla capacità del mercato di assorbirli – ha detto il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, Presidente Comitato Scientifico FarmacistaPiù – l’Università produce circa il doppio delle professionalità che il mercato chiede. Dobbiamo quindi dare conto di quanto siamo capaci di programmare nel percorso della formazione rispetto ad un mercato che non può essere affiancato a una logica che trasforma talenti in figli della disoccupazione e della sottoccupazione”.
 
Di più, ha ha sottolineato Lettieri rincarando: “Oggi siamo arrivati al punto che è meglio non iscriversi al corso di laurea in farmacia. Se non si introduce subito il numero programmato dovremo assistere ad una condizione di esasperazione di giovani e famiglie che hanno dedicato sacrifici a un futuro che gli verrà rubato. Allarghiamo quindi il perimetro delle competenze che accompagnano il laureato in farmacia – prosegue Lettieri – dal patrimonio dei saperi dipendono i destini professionali di ciascuno per avere maggiore possibilità di intercettare posti di lavoro, ma anche quelli di una categoria che deve saper dare risposte ad una domanda sempre più complessa e articolata che arriva dai cittadini
 
E quello dei farmacisti non è un allarme ingiustificato. Parlano chiaro i dati del ministero della Salute snocciolati da Rossana Ugenti, della Direzione generale professioni sanitarie e risorse umane del Ssn del Ministero della Salute che ha passato al setaccio il popolo dei farmacisti.
Un monitoraggio attento dal quale è emersa una professione giovane, anzi giovanissima, soprattutto se paragonata a quella dei medici: l’età media è di 43 anni e nove mesi e solo il 9% dei farmacisti supera i 60 anni. Un esercito composto prevalentemente da donne e dal futuro incerto
 
“Dal 1999 al 2015 si sono abilitati circa 69mila professionisti di cui solo 27mila nel quinquennio 2010- 2015 – ha detto Ugenti –  In base ai dati raccolti abbiamo stimato che se ipotizzassimo di chiudere completamente le iscrizioni al prossimo anno accademico, cosa chiaramente irrealizzabile, nel 2035 avremmo ancora circa 8mila laureati “attivabili”, ossia sui quei farmacisti che hanno completato il loro percorso formativo, ma che non lavorano. Insomma i disoccupati”.
 
Certo qualcosa si sta muovendo, ha spiegato Ugenti. “Lo scorso annoi il fabbisogno era fissato a 1.200 unità, quest’anno è sceso a 800. Segno che si sta applicando quel modello previsionale sul quale abbiamo lavorato insieme a tutti gli stakeholder. Una metodologia che sta iniziando a dare risultati e che ha generato soprattutto la consapevolezza che non si possono più sfornare laureati senza un quadro preciso, senza una programmazione che genera solo disoccupati”.
 
Non solo, ha aggiunto Ungenti, bisogna ormai fare i conti anche con la libera circolazione dei professionisti in Europa. “Abbiamo tanti professionisti che entrano nel nostro Paese, ma anche tanti che che escono, un fenomeno che sta iniziando ad interessare anche i farmacisti”.  Un peccato, rileva Ugenti considerando che formiamo, con un impegno anche economico, giovani professionisti con un’elevata competenza che poi cediamo ad altri Paesi. “Va fatta una riflessione congiunta – ha quindi concluso – per capire come dobbiamo intervenire. Abbiamo un accesso programmato e qualche interrogativo su questo punto va fatto”.
 
In arrivo un tavolo interministeriale Miur Salute con la Federazione degli Ordini e l’Accademia. Un importante apertura è arrivato dal sottosegretario del Miur Angela D’Onghia. “La farmacia è un avamposto strategico – ha sottolineato –  arriva ovunque anche laddove lo Stato non riesce ad essere presente. Il paese ha quindi bisogno di persone che progettano e programmano che pensano al futuro come stanno facendo i farmacisti. Professionisti che non si sentono sopraffatti dagli eventi ma si sentono registi del proprio futuro. Per questi abbiamo deciso di aprire un tavolo di discussione tra Miur e ministero della Sanità per parlare del percorso del nuovo farmacista al quale parteciperà la Fofi e l’Accademia. Dobbiamo anche rivoluzionare le prospettive di lavoro e far si che Stato e Regioni lavorino per migliorare il sistema. L’augurio è quindi è quello di ritrovarvi qui tra vent’anni per dire che le occasioni e le prospettive di oggi non sono state sprecate”.
 
Tassello fondamentale per arginare le criticità occupazionale, ha sottolineato Maurizio Pace, segretario Fofi è la collaborazione tra professione e Università. “Dobbiamo mettere mano al Dm 270 del 2004 e creare un ponte di collegamento tra professione e Università. E ancora, dobbiamo agire sul numero programmato per prendere respinto e non creare illusioni ai giovani. Dobbiamo dire ai giovani che bisogna agire con prudenza per capire quali sono i risvolti e gli sbocchi che vuole dare il Parlamento, e alla luce di questi trovare una sintesi per dare forza a una professione che tanto ha dato negli anni e che ora vuole scommettere sul futuro per dare un contributo costruttivo al Paese”.
 
Giulio Cesare Porretta, Vice Presidente Utifar ha puntato i riflettori sulla necessità di Commissioni miste Università Ordine ed anche sulla necessità di una rivisitazioni del corso di laurea prevedendo l’unificazione del due percorsi di laurea, quello in  farmacia e in Cts, trasformandoli in un corso unico quinquennale. Indispensabile poi il “numero chiuso”, soprattutto bisogna riflettere sui grandi rischi di “dottor google”. “La tecnologia non si può fermare –ha concluso – ma attenzione perché potrebbe scalzare in futuro la professione. Magari con Robot che sostituiscono i farmacisti”.

17 marzo 2017
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