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Farmacisti, la ricetta anti-crisi: corsi di laurea a numero chiuso e aggiornamenti professionali

Investire sulla formazione sia universitaria che post-laurea e istituire il numero chiuso per la facoltà di farmacia, così da evitare di dar vita ad un esercito di disoccupati. Puntare sull'innovazione e su un ruolo nuovo del farmacista che possa contribuire alla salvaguardia e al miglioramento della tutela della salute. Questi i temi centrali del convegno “Il futuro della Professione: DDL concorrenza, spunti e riflessioni”, organizzato dall'ordine dei Farmacisti di Lecce.

27 MAR - Affrontare le difficoltà del servizio farmaceutico in un territorio particolare come quello leccese e discutere di innovazione. Questi i motivi che hanno spinto l’Ordine dei Farmacisti di Lecce ad organizzare il convegno “Il futuro della Professione: DDL concorrenza, spunti e riflessioni”. 
Ad aprire la giornata dell’incontro, che si è svolta domenica 26 marzo, è stato il presidente Domenico Di Tolla che ha sottolineato le strategie chiave per superare l’attuale crisi: “innanzitutto – ha detto – occorre investire sulla formazione, sulle competenze e sull’aggiornamento. Questo significa senz’altro modificare il corso di laurea. Ma non è sufficiente se si considera che i primi effetti li potremo registrare tra più di un decennio. Per questo, ora, è necessario potenziare la formazione post-laurea, rivalutando il ruolo dell’ECM, spesso ridotta al ruolo di creditificio”.

Un approccio confermato dalle relazioni di Erika Mallarini, della SDA Bocconi di Milano, e dal vicepresidente della FOFI, Luigi D’Ambrosio Lettieri. La prima si è concentrata sull’evoluzione dello scenario in cui si colloca il servizio farmaceutico, caratterizzato da una diminuzione costante della redditività della farmacia, ma anche dal presentarsi nel sistema salute di nuovi protagonisti - a cominciare dalle cosiddette retail clinic, ambulatori territoriali, spesso polispecialistici - che competono per una spesa privata sempre crescente e per una serie di prestazioni in parte sovrapponibili a quelle che potrebbero essere offerte dalle farmacie dei servizi.
Uno scenario caratterizzato in sostanza da un arretramento del ruolo del pubblico, come approfondito da Luigi D’Ambrosio Lettieri: “alla costante riduzione, per esempio, dei posti letto – ha aggiunto vicepresidente della FOFI - non è ancora corrisposto un adeguato investimento nell’assistenza territoriale, e in generale si è assistito a un costante taglio dell’investimento nella tutela della salute, giungendo così a una situazione di universalismo diseguale. In questa tendenza, a soffrire in modo particolare è stato il servizio farmaceutico, oggetto di una serie di intereventi legislativi, a partire dalla liberalizzazione dell’era delle lenzuolate per passare agli interventi più recenti come il concorso straordinario e le altre disposizioni contenute nel Decreto Cresci Italia e al DdL concorrenza attualmente in discussione. Interventi - ha continuato D’Ambrosio Lettieri - che vanno nella direzione di disarticolare il servizio stesso e di consegnare a un oligopolio la distribuzione dl farmaco. Tra gli effetti di queste spinte, c’è il grave problema della disoccupazione, destinato a peggiorare se, si continuerà ad avere un sistema che ogni anno laurea circa 2500 farmacisti in più di quelli che il mercato, inteso in senso lato, è in grado di assorbire”. 
Numero programmato a livello nazionale e riforma del corso di laurea sono dunque un obiettivo irrinunciabile, per il quale la Federazione si è battuta e si batterà sempre.
Alla crisi si deve rispondere non seguendo una deriva commerciale ma puntando, come è stato sottolineato nella successiva tavola rotonda, puntando sulla professionalità e sull’unità di tutte le componenti professionali. Due temi ritenuti centrali da tutti gli interventi, da quello di Angela Conte, presidente di Agifar Lupiae, che ha insistito sulla necessità di rivedere il bagaglio formativo allargandolo anche alle competenze manageriali, a quello della presidente di Federfarma Lecce, Francesca Conchiglia, che ha ribadito la necessità di mantenere centrale il ruolo della farmacia nell’accesso equo e uniforme al farmaco.
Del resto, anche la visione di Vincenzo De Vito, presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, che differisce radicalmente sui criteri di organizzazione del servizio farmaceutico, pone comunque e sempre al centro la figura del farmacista, il suo ruolo di garante del farmaco.

Il tema dell’unità della professione è stato affrontato da Maria Ernestina Faggiano, direttore scientifico della SIFO AOU Policlinico di Bari, e da Caterina Montinari, Direttore Area-Gestione Servizio Farmaceutico Asl Lecce. Da una parte, ha esordito Faggiano “c’è la necessità di garantire una continuità tra l’ospedale e il territorio non solo attraverso il rapporto tra medico ospedaliero e medico di medicina generale ma anche tra farmacista ospedaliero e farmacista di comunità, così da garantire al continuità di funzioni quali il supporto all’aderenza terapeutica, l’educazione del paziente alluso del farmaco, dall’altra la necessità di una collaborazione di tutti i farmacisti in attività quali la farmacovigilanza”.
Un quadro quello emerso dal convegno, dunque, in cui non mancano certamente le criticità ma nemmeno gli elementi positivi, che il vicepresidente della FOFi ha sintetizzato nel dettato dell’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione e nel testo dei nuovi LEA, "dove - ha concluso - trova un adeguato riconoscimento l’apporto che il farmacista può dare alla salvaguardia e al miglioramento della tutela della salute. Un quadro, inoltre, in cui è evidente la volontà dei farmacisti di adoperarsi concretamente, da subito, per l’evoluzione della professione".
 

27 marzo 2017
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