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La legge per la sicurezza delle cure in pratica. Al via gli incontri del Centro per il Rischio Clinico

Hanno preso il via lo scorso 3 maggio a Pontedera gli incontri di area vasta organizzati dal Centro GRC della Regione Toscana. Si tratta di seminari in cui si affrontano gli articoli della nuova legge finalizzati alla prevenzione dei rischi e quelli che stabiliscono come gestiore le conseguenze degli eventi avversi, insieme agli esperti di human factors del Centro GRC, ai risk manager delle aziende sanitarie e i professionisti delle aree specialistiche a maggiore rischio.

04 MAG - La legge per la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale prende vita negli incontri di area vasta organizzati dal Centro GRC della Regione Toscana. Si tratta di seminari di una giornata in cui si affrontano gli articoli della legge finalizzati alla prevenzione dei rischi e quelli che stabiliscono come gestiore le conseguenze degli eventi avversi.
 
Gli esperti di human factors del Centro GRC illustrano i principi della legge a confronto con le evidenze della letteratura, mentre i risk manager delle aziende sanitarie le attività sin ad oggi svolte per la gestione degli eventi avversi, l’applicazione di raccomandazioni e buone pratiche, la comunicazione e la trasparenza degli atti nei confronti delle persone assistite. Con i professionisti delle aree specialistiche a maggiore rischio si apre poi una discussione in merito alla qualità ed applicabilità delle linee guida, mentre i giuristi ed i medici legali approfondiscono le novità in tema di responsabilità professionale, gestione del contenzioso e risarcimento del danno.
 
Il primo incontro si è tenuto il 3 maggio presso la sala convegni del Museo Piaggio a Pontedera, di fronte a 150 direttori di struttura delle aziende sanitarie dell’area nordovest. Riccardo Tartaglia, nella sua relazione introduttiva sui principi della legge, ha evidenziato la solidità delle evidenze scientifiche a supporto delle attività di analisi dagli eventi avversi e di applicazione delle pratiche per la sicurezza presenti negli indirizzi dell’OMS e nelle revisione sistematiche della letteratura. Ha sostenuto che dovrà essere trovato un equilibrio tra il rispetto della confidenzialità della documentazione GRC, innovazione fondamentale per superare la cultura della colpa in caso di errore, e la pubblicazione dei dati di performance sui rischi, da gestire con una comunicazione istituzionale concertata tra istituzioni locali e nazionali.


I risk manager Giuseppina Terranova e Mario D’Amico (USL nordovest), Monica Baroni (FTGM) e Gaetano Privitera (AOUP) hanno illustrato gli ultimi dati di performance del sistema di gestione del rischio clinico, cresciuto sia nelle attività di analisi sistemica di eventi avversi, superando i 10 mila audit su evento significativo e rassegne di mortalità e morbilità registrati nel SiGRC, che nell’applicazione e monitoraggio delle 32 pratiche per la sicurezza ha raggiunto almeno l’80% di compliance nei diversi contesti specialistici.

Nella discussione con i clinici moderato dal DG della programmazione Edoardo Majno, Mario Manca, ortopedico e direttore del dipartimento chirurgico di USL nordovest, ha osservato che le linee guida devono essere chiare e semplici da applicare, con strumenti operativi a supporto delle decisioni dei clinici. Ricordando il problema delle limitate evidenze in traumatologia, ha riflettuto sulle difficoltà nel valutare la grave negligenza e l’imperizia nelle consulenze tecniche, con l’auspicio di giungere ad una definizione puntuale di atto medico, che distingua le lesioni terapeutiche da quelle iatrogene.
 
Sempre per l’ambito chirurgico, Piero Buccianti, direttore del dipartimento della AOU Pisana, si è chiesto come raccontare le possibili conseguenze degli interventi chirurgici ai pazienti, in quanto se talvolta è difficile distinguere le complicanze dagli eventi avversi posteriori, lo è ancora di più comunicarlo chiaramente a priori ai pazienti per ottenere il consenso informato. In merito alla pubblicazione delle performance, ha osservato che bisogna fare attenzione al benchmark in quanto gli esiti dipendono anche dalla casistica, dalle caratteristiche delle struttura e dall’organizzazione dei percorsi assistenziali.

Antonio Ragusa, responsabile dell’area ostetrica, ha affermato che la buona medicina supera l’arbitrio per giungere alle linee guida e quindi alla personalizzazione delle cure in un cammino evolutivo. I clinici in questo senso dovrebbero superare la paura dell’errore lavorando in team con riferimenti certi per la gestione del rischio, in modo tale da sapere cosa fare per prevenire e gestire l’evento avverso sul piano clinico e relazionale. Ha inoltre sostenuto che i sanitari, grazie alla legge, possono gestire in modo più sereno i rapporti con l’autorità giudiziaria quando interviene a seguito di un evento avverso, chiarendo che la documentazione clinica può essere sequestrata solo dopo aver consentito agli operatori di completarla e di farne una copia ai fini delle attività istituzionali di gestione del rischio.

Per l’area critica e dell’emergenza sono intervenuti Ferdinando Cellai, direttore di dipartimento di USL nordovest, e Alessio Bertini, direttore del PS di Livorno. Hanno osservato che la multidisciplinarietà nell’emergenza rende più complicata la produzione ed applicazione di linee guida, in quanto sono spesso definite da società specialistiche ed inoltre non dettagliano gli step da seguire (es. nella tempistica). Pertanto gli enti locali, regione e aziende, hanno il dovere di attualizzare le linee guida in indirizzi di buona pratica applicabili nei contesti operativi, seguendo un metodo valido e partecipativo. Auspicabile sviluppare la GRC nell’emergenza, in particolare per fare fronte al problema dei pazienti in attesa di ricovero in PS (boarding) anche attraverso il ridisegno dei flussi con tecniche GRC e lean.

Per le professioni sanitarie sono intervenuti Nunzio De Feo, dirigente infermieristico di area critica in AOUP e Cinzia Luzi, ostetrica responsabile del percorso della gravidanza fisiologica in USL nordovest. Entrambi sono convinti che la sicurezza è una responsabilità attiva di tutti e questo la legge lo stabilisce in modo chiaro, equiparando la determinazione delle responsabilità per tutti gli esercenti le professioni sanitarie. Al di là della legge, le strutture sanitarie devono comportarsi come organizzazioni ad alta affidabilità, tenendo conto delle specificità di ciascuna struttura e dell’applicabilità delle linee guida, seguendo un approccio no-blame all’analisi degli eventi avversi ed interventi proattivi per la prevenzione del rischio personalizzati ai diversi contesti assistenziali, tra i quali la simulazione sul campo delle procedure cliniche e assistenziali meno frequenti.

I giuristi Carla Fiaschi, Luca Cei e Carla Selvaggio, insieme ai medici legali Massimo Martelloni e Lisa Perugino, hanno condotto la discussione sulla responsabilità professionale, moderata da Carlo Milli, direttore amministrativo di AOUP.

Con toni e contributi molto pragmatici, si è evidenziato come la depenalizzazione della responsabilità professionale in caso di rispetto delle linee guida è una novità importante in quanto va a modificare il codice penale, cosa che non aveva fatto in precedenza la legge Balduzzi. Inoltre, la definizione di una modalità di formazione delle linee guida aumenta la certezza del diritto nel riferimento. Da chiarire i limiti del concetto di imperizia per la definizione della responsabilità in sede civile e di grave negligenza per la colpa grave. Per la responsabilità penale questo giudizio limitato all’imperizia può rendere lo scenario attuale meno favorevole al medico rispetto alla legge Balduzzi che proteggeva il sanitario in caso di colpa lieve.

Gli orientamenti giurisprudenziali saranno fondamentali per capire l’applicazione della norma nel diritto materiale. Ad ogni modo emerge la scelta apprezzabile del legislatore di sostenere lo spostamento della ricerca della responsabilità in caso di evento avverso in ambito civile, in modo tale da favorire la compensazione del danno piuttosto che la punizione dell’operatore sanitario, riconoscendo cioè la necessità di una socializzazione del rischio connesso con le attività sanitarie.

Per la difesa del professionista è ancor più importante la tenuta della cartella clinica, che è funzionale alla tutela della salute del paziente, nonchè del diritto alla difesa del professionista e dell’azienda sanitaria. Il professionista, in questo senso deve poter dimostrare di avere applicato le linee guida adeguandole alle esigenze del caso specifico, per aiutare l’avvocato ed il CTP a difenderlo in sede giudiziaria, sul piano dell’appropriatezza clinica, organizzativa e del rispetto dei diritti del paziente.

La giornata si è conclusa con l’impegno di portare le riflessioni condivise dai professionisti toscani ai tavoli tecnici nazionali che definiscono i decreti attuativi della norma, nel dibattito interno alle società scientifiche ed alle autorità competenti per la gestione del rischio clinico previste dalla legge.
 
Le prossime giornate di presentazione destinate ai direttori di struttura del SST, organizzate dal Centro GRC e dal Formas, si terranno con il seguente calendario:
Firenze, auditorium CTO Careggi - 23 maggio
Pisa, auditorium CNR - 26 maggio
Empoli, aula magna agenzia per la formazione - 5 giugno
Siena, Ospedale Santa Maria delle Scotte - 7 giugno
Arezzo, Ospedale San Donato - 14 giugno 
 
Tommaso Bellandi
Centro GRC

04 maggio 2017
© Riproduzione riservata


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