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Specializzazioni. Cic: “Si agisca in fretta per garantire la piena continuità didattica alle scuole”

Per il Collegio Italiano Chirurghi serve un’attenta, equa ed adeguata programmazione dei posti a concorso nelle specialità in base alle necessità del territorio nonché delle sedi universitarie, di poter usufruire del giusto, tempestivo e fisiologico turnover nelle Università e negli Ospedali e poter accedere al giusto monte orario di pratica e di teoria, ai cadaver-lab in Italia.

05 SET - Fare chiarezza sulle necessità e sulle richieste espresse nella Legge 402/17 che regole l’attività formativa e assistenziale delle Scuole di specializzazione in modo da poter correre ai ripari e garantire la piena continuità didattica alle scuole di specializzazione di Medicina garantendo il massimo supporto ai giovani medici.

È questo l’obiettivo da raggiungere per il Cic, il Collegio Italiano Chirurghi - composto da oltre 60 Società Scientifiche Universitarie e Ospedaliere e di tutti i settori specialistici di interesse chirurgico - che in una nota auspica un adeguamento alle norme europee che tenga in giusto conto di una serie di necessità urgenti: “Solo in questo modo si potranno sgombrare le incertezze di un futuro imbarazzante da chi si vede costretto a non poter completare il proprio iter formativo nel proprio paese”.
 
“Il clamore suscitato nell’ultima settimana di agosto di quest’anno a proposito della bocciatura, o meglio del mancato accreditamento, di 135 scuole di Specializzazione mediche su tutto il territorio Nazionale, ha provocato non poche polemiche – si legge nella nota del Cic –  le scuole di Specializzazione che sono oggi accreditate rispondono ai requisiti della L .402 del 13 giugno 2017 pubblicato sulla GU n°163 del 16-7-2017, ma di fatto sono “controllate” fin dalla pubblicazione del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. E, in particolare con l’istituzione dell’Anvur Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca che è un ente pubblico della Repubblica Italiana, vigilato dal Miur oltre all’Osservatorio Nazionale per la formazione medica specialistica, organo tecnico in cui siedono delegati del Miur, del Ministero della Salute, delle Regioni, della Crui (Conferenza Rettori Università Italiane) e delle associazioni dei medici in formazione specialistica. L’Osservatorio, presieduto da Roberto Vettor, non esclude che una struttura facente capo ad una proposta di Scuola non accreditata sia di per sé non adeguata alla formazione”.

 
La L. 402, prosegue la nota prevede che una scuola offra a supporto della formazione adeguati volumi di prestazioni assistenziali, con diversa complessità nell’ambito della casistica. Per ciò di estrema utilità è stato il contributo tecnico offerto dall’Agenas che ha consentito di esplorare tali dimensioni tanto in termini di volumi che di esiti. In tal modo l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur), ha valorizzato gli indicatori, già in uso per l’abitazione universitaria nazionale (Asn) al fine di valutare il corpo docente, universitario e non, nella sua globalità”.
 
Ciò che in questo momento preme al Cic è la necessità di fare chiarezza sulle necessità e sulle richieste espresse nella Legge, in modo da poter correre ai ripari e garantire la piena continuità didattica alle scuole di specializzazione di Medicina garantendo il massimo supporto ai giovani medici.
 
“Auspicando che quando ci si adegua alle norme Europee sulla formazione lo si faccia in modo completo e tenendo in giusto conto la necessità urgente:
di poter usufruire di un’attenta, equa ed adeguata programmazione dei posti a concorso nelle specialità in base alle necessità del territorio Nazionale nonché delle sedi universitarie evitando, in tal modo, anche la migrazione “interna” fra sedi differenti in regioni diverse;
di poter usufruire del giusto, tempestivo e fisiologico turnover nelle Università e negli Ospedali senza le attuali lunghe attese legate alla lentezza della burocrazia nella PA;
di poter accedere al giusto monte orario di pratica e di teoria;
di poter accedere ai cadaver-lab in Italia, senza ricorrere ai viaggi all’estero;
di poter avere una legge sulla donazione del cadavere per scopi scientifici anche in Italia.
Solo in questo modo si potranno sgombrare le incertezze di un futuro imbarazzante da chi si vede costretto a non poter completare il proprio iter formativo nel proprio paese”.

05 settembre 2017
© Riproduzione riservata


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