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Forum risk managment. Se la sicurezza è costosa, prova un incidente

La XII edizione del Forum, che si terrà al 28 Novembre al 1 Dicembre alla Fortezza da Basso a Firenze, avrà quest’anno ospiti di assoluto rilievo, tra i maggiori esperti a livello internazionale di sicurezza delle cure, innovazione clinica, healthcare management. I summit dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Londra (2016) e Bonn (2017) hanno chiarito he la sicurezza delle cure rappresenta uno strumento cruciale per la sostenibilità del Ssn.

25 NOV - La XII edizione del Forum Risk Management, che si terrà dal 28 Novembre al 1 Dicembre alla Fortezza da Basso a Firenze, avrà quest’anno ospiti di assoluto rilievo, tra i maggiori esperti a livello internazionale di sicurezza delle cure, innovazione clinica, healthcare management: Liam Donaldson e Neelam Dhingra Kumar (WHO), Jeffrey Braithwaite (Australian Institute for health Innovation), Charles Vincent (Oxford University).
 
In apertura il 28 novembre, due interventi di Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri) e Liam Donaldson, sulle politiche sanitarie, sulla “salute a tutti i costi” e sulla sicurezza delle cure. Anche quest’anno il Forum sembra confermarsi come l’unico evento nel nostro Paese in cui si discute e ci si confronta sulle scelte future della sanità alla presenza di assessori, direttori generali, operatori sanitari. La legge 24/2017 sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale sarà al centro del dibattitto. Sarebbe un grave errore se i manager della sanità vedessero questa norma come qualcosa di limitato alle sole questioni del contenzioso e dei risarcimenti, essa rappresenta molto di più, un importante driver di cambiamento e innovazione dei sistemi sanitari.

 
I summit dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di Londra (2016) e Bonn (2017) hanno chiarito molto bene che la sicurezza delle cure rappresenta uno strumento cruciale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. In un editoriale apparso su Lancet nel 2016, dal titolo significativo “Patient safety is not a luxury” , si affermava come la gestione del rischio clinico può rappresentare uno strumento di riduzione della spesa anche per i paesi a basso e medio reddito per la capacità di contenere i costi e promuovere politiche di appropriatezza ed efficacia dell’assistenza sanitaria.
 
Più recentemente, un importante report dell’OECD-OCSE “The economics of patient safety” ha evidenziato come il costo degli eventi avversi rappresenti circa il 15% del budget degli ospedali, una cifra enorme non costituita solo dai risarcimenti ma anche e soprattutto dal prolungamento delle giornate di degenze conseguenti a eventi avversi, incluse le infezioni correlate all’assistenza. Sulla base degli studi condotti in Italia sugli eventi avversi, se stimassimo il loro costo solo in termini di prolungamento delle giornate di degenza applicando la metodologia messa a punto dal Canadian Patient Safety Institute nel 2012 , stimeremmo in circa 3 miliardi di euro l’anno il costo degli eventi avversi prevenibili.
 
Una cifra che, se la legge 24/2017 sarà correttamente applicata, potrà essere ridotta in modo significativo applicando le pratiche per la sicurezza e raccomandazioni ministeriali. Un semplice esempio, la profilassi trombo-embolica, i costi delle conseguenze della sua mancata adozione sono 50 volte superiori a quelli della prevenzione.
 
Il tema dei costi della sicurezza ma forse è meglio dire quelli della in-sicurezza, sarà affrontato in una sessione dal titolo “Ma la sicurezza del paziente fa risparmiare?” a cui parteciperanno Stephen Rouledge (Canadian Patient Safety Institute) e Shin Ushiro (Japon Quality Council), famoso per le regole introdotte nel suo paese sull’indennizzo della paralisi cerebrale infantile conseguente a complicanze del parto. Gli eventi avversi rappresentano un peso enorme per i bilanci della sanità. La notevole differenza esistente tra il tasso di eventi avversi, stimato da OMS intorno a 1000 casi su 10 mila ricoveri è nettamente superiore a quello delle richieste di risarcimento, pari nelle nostre strutture a 10 su 10mila ricoveri (di cui solo la metà otterrà una compensazione). Tale differenza dovrebbe indurre sempre di più i nostri direttori generali a intervenire sul controllo e contenimento del rischio, sulla prevenzione, piuttosto che preoccuparsi principalmente dei costi del contenzioso.
 
E’ fondamentale per questo un investimento nei Centri per la sicurezza delle cure, istituiti dalla Legge 24/2017 in ogni regione. Non dovranno essere organismi deboli, burocratici con la sola funzione di raccolta di dati ma, come emerso nella recente convention dei risk manager di Venezia, strutture di tipo tecnico con team a carattere multidisciplinare, con un mandato chiaro e funzioni d’indirizzo, capacità di approfondimento e ricerca anche per rafforzare l’impatto culturale e l’autorevolezza delle iniziative di prevenzione. Le proposte sui centri regionali e sugli altri temi strategici emersi dai tavoli di lavoro della Convention di Venezia saranno presentati al Forum durante la giornata del 30 Novembre.
 
L’aviazione commerciale in questi ultimi 60 anni ha fatto progressi incredibili sulla sicurezza, lo stesso sta facendo la sanità ma da appena 20 anni. E’ per questo necessario uno sforzo congiunto a tutti i livelli dell’organizzazione sanitarie sulla cultura della sicurezza e del fattore umano ed una forte partecipazione consapevole dei cittadini.
 
Al Forum come agorà per aziende sanitarie italiane saranno dedicate alcune sessioni nelle giornate del 29 Novembre e del 1 Dicembre con le proposte e le esperienze di ospedale e territorio nel promuovere lo spirito della nuova Legge sulla sicurezza delle cure.  
 
Riccardo Tartaglia
Centro Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente Regione Toscana. Collaborating Centre WHO in Human Factors and Communication for the Delivery of Safeand Quality care

25 novembre 2017
© Riproduzione riservata


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