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Ecm. Il 40% degli operatori non completa il programma di formazione annuale

Su un milione di professionisti della sanità, nel 2011 solo 600 mila soddisferanno il debito annuale di crediti formativi. In arrivo una stretta sui controlli di qualità: si faranno a campione e riguarderanno il 10% dei provider. Al via la 2ª giornata della Conferenza nazionale Ecm di Cernobbio.

18 OTT - Previsto per la prima volta nel 1992 dalla prima riforma della riforma sanitaria, confermata nel 1999 dalla nuova riforma Bindi, l’obbligo della formazione continua per tutti gli operatori della sanità diventa operativo solo nel 2002 con il primo programma nazionale Ecm. A quasi dieci anni di distanza il bilancio non sembra molto positivo. Su un milione di destinatari dell’Ecm, che avrebbero dovuto conseguire almeno 35 crediti formativi l’anno, la stima per il 2011 indica che solo in 600 mila soddisferanno il loro debito formativo. Gli altri 400 mila o non si sono aggiornati o hanno conseguito molti meno crediti del dovuto.
Questi dati sono stati illustrati nel corso della Conferenza nazionale Ecm in svolgimento a Cernobbio da Riccardo Vigneri della Commisione nazionale Ecm, al quale spettava il compito di fare un bilancio dell’attività formativa, anche alla luce delle nuove regole che hanno trasferito l’accreditamento dal singolo evento al provider.
Eccolo: circa 800 i provider accreditati a livello nazionale (nella relazione di Vigneri sono indicati in 706, ma altri sono stati vagliati nell’ultima seduta della Commissione) contro gli oltre 10mila organizzatori di eventi attivi nella fase precedente, quando venivano accreditati i singoli eventi formativi.

I provider sono prevalentemente privati (69,8%) e, in misura minore, Società scientifiche (17,3%) e Ordini e Collegi (3,5%). Poco influente la presenta delle Aziende del Ssn, che solitamente si accreditano a livello regionale. Questi provider nel 2011 hanno offerto 10.358 eventi residenziali, 540 eventi Fad (formazione a distanza) e 155 eventi Fsc (formazione sul campo). Pur tenendo conto che nei primi sei mesi dell’anno era ancora possibile anche l’accreditamento di singoli eventi, l’offerta complessiva è calcolata da Vigneri in 16,5 milioni di crediti, assai al di sotto delle necessità che avrebbero il milione di operatori della sanità, ciascuno dei quali dovrebbe ottenere almeno 35 crediti in un anno. Secondo Vigneri la soluzione è da ricercarsi in provider sempre più forti, anche con la creazione di consorzi, e nello sviluppo degli eventi Fad e Fsc.
Da tener presente, però, che resta fuori da questo conteggio l’offerta formativa regionale, che si articola anche all’interno delle singole strutture sanitarie. Ma secondo quanto ha illustrato a Cernobbio Maria Teresa Manoni, della Regione Veneto, sono ancora poche le Regioni che hanno reso operativo il proprio sistema di accreditamento: Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana e, in collaborazione con Agenas, Abruzzo, Piuglia e Sicilia. Per le altre il processo è ancora in via di definizione.
La giornata inaugurale della conferenza (assenti giustificati il ministro Fazio, il governatore della Lombardia Formigoni e ‘l’assessore alla sanità del Veneto Coletto) è stata presieduta dal presidente della Fnopmceo, nonché vice presidente della Commissione Ecm, Amedeo Bianco. Richiamando il lavoro compiuto nell’ultimo anno, rivolto soprattutto a cercare un’integrazione tra i sistemi di accreditamento a livello nazionale e regionale, Bianco ha sottolineato come l’obiettivo sia quello di creare “un sistema non uniforme ma armonico tra tutti i portatori di legittimi interessi” in modo che l’Ecm ottenga lo scopo per cui è stata creata, ovvero “produrre miglioramenti nel sistema sanitario”. Rivolgendosi ai rappresentanti dei provider che riempivano la sala, Bianco li ha chiamati a condividere “l’orgoglio di far parte di un circuito buono, per noi e per il nostro Paese”.
Molto atteso l’intervento della segretaria della Commissione Ecm, Maria Linetti, che ha descritto come funzionerà il Comitato di Garanzia della Commissione, l’organismo proposto ad effettuare i controlli di qualità sui provider e sui singoli eventi, in particolare riguardo ai rapporti con gli sponsor, che dovranno aderire alle modalità contrattuali previste dal regolamento. Dovranno essere controllati circa il 10% dei provider accreditati, estratti a caso nel totale, ma preavvisati nel caso di controlli nelle sedi legali. Nessun preavviso invece se il controllo riguarda il singolo evento Ecm. Linetti ha ricordato alla platea che l’intento della Commissione non è persecutorio e lo sforzo è di collaborare al miglioramento del sistema: “Tanto più in questo periodo di crisi, nel quale la sanità diventa ancora più importante per i cittadini, ci aspettiamo che voi diate qualità al sistema”. Un secondo livello di controlli riguarderà poi tutti i provider che chiederanno il passaggio all’accreditamento “standard”, valido per quattro anni. Oggetto del controllo sarà in questo caso la verifica di tutto quanto dichiara al momento della richiesta, e Linetti ha sottolineato in particolare la delicatezza degli organici dichiarati che non devono essere fatti “con parenti”, e del piano formativo complessivo proposto dal provider.

E.A.
 

18 ottobre 2011
© Riproduzione riservata


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