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Aggressioni medici. Cimo diffida le Aziende Sanitarie ad attuare subito i Piani per la sicurezza

Con una lettera inviata oggi a tutti i direttori delle Asl e delle aziende ospedaliere d’Italia, il sindacato dei medici prende nuovamente posizione sul tema degli episodi di violenza subiti dal personale medico e chiama alle loro responsabilità i Direttori Generali o i legali rappresentanti delle strutture

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“Il tema della sicurezza del personale medico e lo stop alle aggressioni si affronta, più che con appelli e nuove leggi che necessitano di lunghi tempi, applicando seriamente le disposizioni che già esistono e costringendo le strutture sanitarie a venire allo scoperto sui Piani per la Sicurezza richiesti dall’attuale normativa, piani che spesso non sono né adeguatamente definiti né applicati”.

 

Con una lettera inviata oggi a tutti i direttori delle Asl e delle aziende ospedaliere d’Italia, il sindacato dei medici Cimo prende nuovamente posizione sul tema degli episodi di violenza subiti dal personale medico nell’esercizio delle sue funzioni e chiama alle loro responsabilità i Direttori Generali o i legali rappresentanti delle strutture quali datori di lavoro che devono “operare per la integrale salvaguardia della salute dei propri dipendenti sia sotto il profilo della integrità fisica che della solidità psicologica”.

In termini concreti, secondo Cimo, la frequenza ormai quotidiana delle aggressioni e violenze sul personale rende palese la assoluta fragilità del sistema di tutela della incolumità fisico/psichica del personale operante presso le aziende sanitarie. Gli amministratori sono dunque responsabili delle inadempienze nella valutazione di tutti i rischi e nelle misure di prevenzione che ciascuna struttura deve declinare attraverso il Piano per la Sicurezza previsto dall’art. 28 del decreto legislativo 81/08.

Quest’ultimo “deve riguardare - si legge nella lettera - tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all'età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro”.

Il Piano per la sicurezza di ciascuna struttura dovrebbe infatti contenere una serie di specifiche e dettagliate valutazioni dei rischi oltre alla definizione delle misure conseguenti e indilazionabili adottate dai responsabili a tutela della salute e sicurezza dei medici e operatori sanitari, finalizzate a ripristinare uno stato di esercizio della professione prima di tutto sicuro. In aggiunta, anche la Raccomandazione n. 8 del Ministero della Salute rappresenta un valido strumento ad integrazione dell’applicazione della norma indicata.

Cimo mette dunque in mora le direzioni generali invitandole ad applicare le norme esistenti e a rendere immediatamente noto e consultabile il proprio Piano per la Sicurezza, completo di una serie di elementi necessari per una seria valutazione del rischio dell’aggressione fisica e dell’insulto psichico nei confronti dei dirigenti medici e del personale sanitario aziendale, delle conseguenti misure a loro salvaguardia e delle misure di vigilanza adottate dall’azienda stessa per la puntuale applicazione del piano. In mancanza di un riscontro, partiranno le diffide formali e le segnalazioni alle competenti Autorità Giudiziarie.

14 maggio 2018
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