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Osteopati. Dal Congresso del Roi centralità alla ricerca e al dialogo con le altre professioni sanitarie

Primo incontro da quando la legge Lorenzin ha individuato la professione sanitaria di osteopata. Riconoscimenti e saluti da Vicario (Fnopo) e Mangiacavalli (Fnopi), mentre per Alessandro Beux, presidente della Fno Tsrm Pstrp, il “multi-albo” di cui l’osteopatia dovrebbe entrare a far parte: “Daremo una mano volentieri. Il percorso per arrivare laddove sono le altre professioni sanitarie è ancora lungo e tutto da definire”

12 GIU - Ricerca osteopatica, Evidence Based Practice (Ebp), patto terapeutico, interdisciplinarietà, sono solo alcune delle parole chiave del IV Congresso Nazionale del Registro degli Osteopati d’Italia (Roi), dal titolo “Le prove di efficacia: il patto terapeutico tra paziente ed osteopata”. L’evento, tenutosi giovedì 7 e venerdì 8 giugno a Milano presso l’Enterprise Hotel, è stato il primo da quando, il 15 febbraio 2018, il Decreto Lorenzin che ha individuato la professione sanitaria di osteopata, è diventato legge (Legge 3/2018). Due giorni di relazioni, workshop, presentazioni di ricerche e interventi che hanno fatto registrare un’affluenza record, raddoppiata rispetto all’ultima edizione milanese, con iscritti provenienti da tutta Italia e non solo.

In apertura del Congresso, i saluti iniziali di Paola Sciomachen, presidente del Roi e l’intervento di Alessandro Beux Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Tsrm e delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione, ovvero il “multi-albo” di cui l’osteopatia dovrebbe entrare a far parte al termine dell’iter previsto dalla Legge3/2018, assieme ad altre 20 professioni della salute e 61 Ordini provinciali e interprovinciali.


Alessandro Beux, in particolare, ha dichiarato: “Sono qui per manifestare il nostro interesse e la nostra disponibilità. Per i Tsrm e gli Assistenti sanitari la Legge 3/2018 ha significato un cambio di denominazione, distatus e di alcune funzioni e modalità. Per 17 professioni sanitarie ha significato il passaggio da regolamentate a ordinate, per gli osteopati l’essere individuati, come previsto dall’art. 7. Non sentitevi appagati, anzi organizzatevi per lavorare con passione e determinazione perché il percorso per arrivare laddove sono le altre professioni sanitarie è ancora lungo e tutto da definire. Se potremo dare una mano, lo faremo volentieri, con lo stesso spirito cooperativo che abbiamo sempre avuto con tutti”.

Anche Maria Vicario Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (Fnopo), dal palco del Congresso, ha ribadito il totale sostegno agli osteopati da parte di tutta la Federazione: “Con l’ingresso nel maxi Ordine degli osteopati auspichiamo di sviluppare nuove collaborazioni, come già sta avvenendo nella ricerca, dove le due professioni stanno lavorando insieme per la valutazione della postura delle donne in gravidanza. Altri ambiti di ricerca potrebbero essere in un prossimo futuro fortemente attenzioanti dalla figura professionale dell’ostetrica e dalla figura dell’osteopata, per la quale si auspica un rapido riconoscimento attraverso la regolamentazione dello specifico profilo professionale come indicato dalla Legge 3/2018”.

Sul tema del riconoscimento dell’osteopatia e dell’integrazione con le altre professioni sanitarie è intervenuta anche la Presidente della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) Barbara Mangiacavalli: “La nostra Federazione guarda con attenzione al processo di sviluppo professionale degli osteopati. Esistono già aree di collaborazione tra le due professioni, in un contesto sanitario in cui i pazienti hanno sempre più bisogno di competenze multi professionali capaci da integrarsi fra loro. Sarebbe auspicabile che tali collaborazioni nascessero già nelle aule universitarie e soprattutto nei progetti di ricerca che portano alla maggiore armonizzazione delle singole competenze. Il tema del Congresso Roi pone l’accento sulla ricerca e le evidenze disponibili per garantire al cittadino delle cure sicure e di qualità, un tema molto caro anche agli infermieri per la responsabilità che sentiamo verso gli assistiti. In quest’ottica di collaborazione sinergica vi siamo accanto e siamo d’accordo con voi nel proseguire un percorso comune che metta al centro la persona e i suoi reali bisogni di salute”.

A seguire l’intervento di Chiara Arienti, Segretario Generale del Roi, che nella sua relazione ha fotografato lo stato dell’arte della ricerca scientifica in osteopatia, evidenziando la necessità di colmare un gap rispetto alle altre professioni sanitarie. Infatti, utilizzando il vocabolario scientifico di Pubmed , con il MeSH Term “Osteopathic Medicine”, sono 2.257 gli studi raccolti nella banca dati biomedica. Facendo invece una ricerca “in libera”, sempre su Pubmed, con la keyword “Osteopathic Manipulative Treatment”, sono 310 gli studi pubblicati. In questo scenario l’Italia pesa per l’8%: un numero importante che denota il contributo internazionale dei professionisti italiani nell’attività di ricerca. La relazione si è conclusa con un auspicio: “costruire un ponte” tra attività clinica e ricerca, per garantire un flusso costante di informazioni ed esperienze in cui le due parti collaborano e interagiscono con un unico fine, la salute del paziente.

Dopo una sessione dedicata ai workshop in cui i partecipanti si sono cimentati in laboratori ed esercitazioni pratiche, il primo giorno si è concluso con la presentazione dei lavori scientifici di quattro studenti delle scuole di osteopatia, selezionati dal Comitato Scientifico del ROI. Andrea Acquati - studente dell’Istituto Superiore di Osteopatia - ha presentato uno studio sull’efficacia del Tmo sul sistema visivo in termini di cambiamento dell'acuità e dell'accomodazione visiva, ossia di miglioramento nella percezione dei dettagli e della messa a fuoco dell’occhio.
 
Giandomenico D’Alessandro dell’Accademia Italiana Osteopatia Tradizionale, sul ruolo dell'effetto placebo in ambito osteopatico; Andrea Tarantino - dell’istituto Soma - si è focalizzato sull’efficacia dei trattamenti osteopatici sulla simmetria di risposta del riflesso vestibolo-oculare, ossia il movimento involontario degli occhi, di tipo compensatorio, in seguito ai movimenti del capo, centrale sia nel sistema dell’equilibrio sia in quello della nitidezza visiva.
 
La sessione si è conclusa con lo studio di Elisa Ziccardi, Scuola Superiore di Osteopatia Italiana, relativo all’efficacia del Trattamento Manipolativo Osteopatico (Tmo) sulla dismenorrea primaria, nella diminuzione del dolore mestruale, nel miglioramento della qualità della vita e nella conseguente riduzione dell’assunzione di farmaci da parte delle donne che soffrono di questo disturbo. Ed è proprio quest’ultima si è aggiudicata il primo premio per la migliore ricerca scientifica.

I lavori del secondo giorno sono ripresi con gli interventi di Luca De Fiore Presidente della Associazione Alessandro Liberati - Network Italiano Cochrane e di Paola Mosconi, responsabile del Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità del Dipartimento di Salute Pubblica dell’Irccs Istituto Mario Negri, in cui è emerso la necessità di ricondurre la medicina accademica a un dialogo proficuo con il paziente, in cui le Evidence Based Practice (Ebp, pratica clinica basata sulle prove di efficacia) non possono limitarsi a definire protocolli standard di gestione della salute, bensì devono diventare uno strumento per favorire un ascolto più attento del paziente, rivolto ad attivare progetti di ricerca in grado di contribuire al miglioramento delle cure e che al contempo devono tenere conto delle specificità di ogni singolo caso.

La seconda sessione della giornata si è aperta con un intervento di Kylie Fitzgerald, osteopata e docente di Osteopatia alla Victoria University, di Melbourne. La presentazione è stata particolarmente significativa per aver offerto una visione prospettica del futuro ruolo dell’osteopatia all’interno del sistema di cura. Nella sua relazione, la Fitzgerald ha descritto un sistema sanitario integrato, in cui la figura dell’osteopata offre un contributo fondamentale, non solo per disturbi di natura muscolo-scheletrici ma anche nel trattamento di problematiche ginecologiche e nella identificazione, attraverso ripetuti trattamenti e questionari dedicati, di problematiche cardiovascolari e disturbi generati da disagi psicologici, quali ansia e depressione, condizioni in cui il paziente, ad esempio, può avere una percezione falsata del dolore.

Ed è proprio di dolore che si è parlato nella relazione successiva con Andrea Formica, docente e responsabile dell’area educativa in ambito clinico presso l’Istituto Superiore di Osteopatia (Iso) Milano. Formica ha analizzato la gestione del dolore nella pratica clinica, il cui trattamento deve tenere conto sia della dimensione fisica, sia di quella emozionale e cognitiva del paziente. In particolare, Formica ha evidenziato quanto gli osteopati italiani siano più propensi all’applicazione del modello biomedico nel trattamento del dolore cronico piuttosto che all’approccio bio-psicosociale, sebbene quest’ultimo sia riconosciuto come parte integrante della filosofia osteopatica nella pratica clinica. Da qui la necessità di acquisire le conoscenze e le abilità di valutazione dei fattori di rischio-psicosociale nella gestione dei malati cronici all’interno di programmi di formazione professionale, per acquisire la visione d’insieme, necessaria per la cura del paziente.
 
Al termine dei lavori la tavola rotonda che ha visto alternarsi Paola Sciomachen, Emilia Grazia De Biasi e Giorgio Cosmacini. Un momento di riflessione per tirare le somme sui temi principali dell’evento, tra cui la centralità del paziente. Anche Cosmacini, medico filosofo tra i più autorevoli storici della medicina in Italia, ha evidenziato la necessità di riconquistare il rapporto con il “curato”. La senatrice De Biasi, infine, si è soffermata sull’importanza delle Ebp ricordando l’importanza della corretta informazione e quindi della ricerca delle fonti, soprattutto quando si tratta di temi di salute pubblica. I risultati della ricerca offrono ai professionisti della salute e a chi gestisce la sanità, tecnici e politici, l’opportunità di formulare un giudizio critico ed informato, indirizzando il proprio operato verso scelte consapevoli e giudiziose.

Paola Sciomachen, in chiusura del Congresso ha dichiarato: “Il quarto Congresso ROI è stato particolarmente importante per l’osteopatia in Italia, per il significato simbolico, è il primo post Legge 3/18, e per le tematiche affrontate. L’auspicio è che si possa partire da qui per un cambiamento culturale fra tutti i professionisti della salute e che gli osteopati italiani si avvicinino sempre più alla letteratura scientifica. Diventando professione sanitaria ci auguriamo ci siano più opportunità per sviluppare la ricerca in ambito clinico. Dobbiamo continuare a mettere in campo la nostra competenza, la nostra esperienza, la capacità di giudizio e anche la ricerca come strumento utile per una gestione consapevole ed informata del paziente, in grado di identificare l’appropriatezza dell’intervento osteopatico nonché i suoi limiti in un’ottica di cura in cui è centrale la salute del paziente”.

12 giugno 2018
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