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Contratto medici. Quici (Cimo): “No ad accordi senza garanzie economiche e normative. E sul meccanismo delle liste di attesa non si faccia demagogia”

Per il presidente della Cimo non si capisce quali sarebbero le basi per chiudere rapidamente e in maniera soddisfacente dal momento non sono state dichiarate le risorse. C’è poi una carenza di personale da affrontare, ma si continua a pensare che “per risolvere il nodo dei tempi di attesa si debba semplicemente sospendere l’attività di libera professione dei medici”

22 GIU - “Le recenti dichiarazioni da parte delle Regioni in merito al rinnovo contrattuale della dirigenza medica e sanitaria sono distanti dalla realtà: non si capisce infatti quali sarebbero le basi per una rapida e soddisfacente chiusura delle trattative se non sono state dichiarate le risorse cui attingere per un corretto e dignitoso rinnovo, dopo 10 anni”.
 
È quanto ha afferma Guido Quici, il Presidente Nazionale del sindacato dei medici Cimo Cida, secondo il quale sarebbe auspicabile “che, prima di tali dichiarazioni pubbliche e stime di calendario di accordi, avessero chiarito se il 3,48% di incremento contrattuale sarà interamente finanziato e immediatamente disponibile, se la Retribuzione Individuale di Anzianità (Ria) verrà sbloccata e se il Ministero dell’Economia e delle Finanze intende aggregare l’indennità di esclusività di rapporto nel monte salari”.
 
È dunque chiaro che per Cimo la condizione di prosecuzione della trattativa è che “le risorse siano certe e la parte normativa tuteli la qualità e la sicurezza delle prestazioni. Altrimenti, stiamo solo offendendo la pazienza e l’intelligenza dell’intera categoria”.

 
Quici è poi intervenuto sull’emergenza personale medico e liste di attesa. “L’insediamento di Ministro e Sottosegretari al ministero della Salute e il completamento delle Commissioni competenti di Camera e Senato – ha aggiunto Quici – consentono finalmente di affrontare le questioni più urgenti; in particolare sono da segnalare due problemi di assoluta importanza: le lunghe liste d’attesa e la grave carenza di personale medico nelle strutture ospedaliere. Si tratta di problemi strettamente connessi tra loro e che a ben vedere testimoniano le carenze strutturali della nostra sanità. Eppure certa demagogia continua a far credere che per risolvere il nodo dei tempi di attesa si debba semplicemente sospendere l’attività di libera professione dei medici. Riteniamo fondamentale chiarire alcuni punti, soprattutto ai politici o opinion makers che non sono medici e quindi meno addentro alle concrete problematiche della sanità. Con la premessa, da considerarsi scontata, che eventuali abusi da parte di singoli individui sul meccanismo delle liste d’attesa a proprio vantaggio deve essere fermamente condannato e sanzionato.
 
Innanzitutto – prosegue Quici – sottolineiamo l’evidente carenza di medici come, ad esempio, gli anestesisti (cui è legata la programmazione delle attività delle sale operatorie); la carenza degli specialisti, che rende impossibile l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali essendo gli stessi, nel proprio orario di lavoro, prioritariamente impegnati a garantire l’assistenza ai degenti e la turnazione. Aggiungiamo a questo il problema di dotazioni tecnologiche spesso vetuste o guaste o in manutenzione (come Moc, mammografo, ecografo) e soprattutto problemi organizzativi e burocratici nella quotidiana gestione delle strutture sanitarie.
 
“Ma la vera demagogia – aggiunge il presidente di Cimo Cida – è nel voler nascondere che l’offerta sanitaria è, per mancanza di adeguati finanziamenti, ormai nettamente inferiore alla domanda e che i medici a stento riescono a surrogare queste carenze strutturali lavorando negli ospedali oltre il dovuto e avendo scarse possibilità di usufruire delle proprie ferie. È quindi difficile immaginare come si possa risolvere la questione dei tempi di attesa eliminando la libera professione. È certo più facile che un blocco della libera professione possa determinare un ulteriore allungamento dei tempi di attesa nelle visite ospedaliere.
 
“Un effetto boomerang a scapito dei cittadini, la cui reale rappresentazione viene offuscata da una demagogia che avrà però, come noto, le gambe corte. Un contesto che fa rimpiangere soluzioni adottate in passato come il ‘plus orario’, una forma di incentivazione che, con alcuni dovuti accorgimenti, potrebbe essere considerata e recuperata per affrontare la situazione”, conclude Quici.

22 giugno 2018
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