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22 SETTEMBRE 2019
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“No ai ‘pilastri’ e no al neo federalismo ‘a geometria variabile’. Ssn in crisi ma noi ci siamo e argineremo il declino”. L’ultima relazione di Troise al 24º Congresso nazionale dell'Anaao

“Impoverire la sanità pubblica, svuotarla di competenze professionali e di innovazioni tecnologiche, significa condannarla ad essere spazzata via, a scapito del grado di civiltà dell’intero paese”. Ora è il tempo di “restituire la sanità ai medici ed i medici alla sanità, liberandola dalla supremazia della logica finanziaria ed economica”. Si è aperto questa mattina a Roma con la relazione del segretario uscente il congresso del sindacato della dirigenza medica e sanitaria. Un’occasione per celebrare i 40 anni del Ssn. LA RELAZIONE

27 GIU - “Il Ssn ha 40 anni, ma è in pessima salute, e la prognosi rimane riservata. Un anniversario che non può passare sotto silenzio. Ma il sindacato medico e della dirigenza del Ssn non è morto, il che non è poco di questi tempi, e vuole continuare a farsi carico della difesa di un sistema sanitario pubblico e nazionale, provando, ancora una volta, a tenere insieme legittimi interessi delle categorie e diritti dei cittadini”.
 
Non fa sconti a nessuno e spazza via il campo da ogni strumentalizzazione a danno del Ssn, Costantino Troise, Segretario nazionale uscente dell’Anaao Assomed che, con lunga e dettagliata relazione, ha aperto oggi a Roma il Congresso del sindacato arrivato alla sua 24° edizione dal titolo “Sanità 4.0. Ci curiamo del futuro”.
 
Dopo otto anni alla guida dell’Anaao, ha analizzato con dovizia, e numeri alla mano, ogni singola tessera del complicato puzzle della sanità italiana, consegnandoci un Ssn che “mostra rughe crescenti ed evidenti erosioni strutturali in termini di accessibilità, equità e qualità”, ma ancora capace di garantire la salute degli italiani in modo universalistico, nonostante la “tempesta perfetta” che lo ha investito negli anni della grande crisi. Una tempesta fatta di “definanziamento, decentramento e decapitalizzazione” che ha portato anche a forti diseguaglianze.

 
Ma consegna anche un sindacato con un aumento degli iscritti, rispetto al Congresso 2014 ed una loro tenuta rispetto alla rilevazione Aran del 2015. “Lascio un sindacato più forte, anche nella reputazione che per un soggetto di rappresentanza è uno dei patrimoni più preziosi, che si costruisce in anni e si sgretola in pochi giorni – ha detto – un sindacato capace di farsi portatore di istanze diverse e di tutelare interessi legittimamente differenti, includere letture differenti del mondo sanitario, intenzionato a cambiare le parole ed i paradigmi della professione, a partire dalla formazione, e (ri)cominciare dal valore del lavoro e della salute”.
 
Tanti i temi toccati, che investono non solo le politiche sanitarie, ma anche la professione medica. Dal de-finanziamento della sanità pubblica “dimostrato inequivocabilmente dai numeri”, alla pericolosa deriva verso un “secondo e terzo pilastro privato”, Troise scoperchia la pentola della presunta insostenibilità del sistema.
 
“Checché ne dicano i pilastristi – ha sottolineato – la spesa privata italiana complessiva ha avuto dal 2000 al 2016 il più basso aumento pro-capite (1,8 %) tra tutti i Paesi Ocse (con l’eccezione della Turchia), e nel 2016 in cifra assoluta è stata la più bassa tra i grandi paesi Europei lontana da quella di Canada e Usa. Dunque, l’inarrestabile aumento è solo un allarme procurato”.
 
La letteratura internazionale dimostra che i sedicenti “pilastri”, ha aggiunto, “comportano uso inefficiente della spesa, frammentazione dei percorsi assistenziali, sovra-utilizzo di prestazioni, anche futili, fino al 80% in più, incremento della spesa sanitaria totale, sia pubblica, sia privata. Il che non esclude la necessità di rivedere tutta la materia sia nel trattamento fiscale, sia nella definizione della natura integrativa delle prestazioni”.
 
Anche il “decentramento” ha mostrato le sue crepe contribuendo a mettere in crisi l’unitarietà del sistema. “Il federalismo in sanità, spesso di abbandono, è fallito – ha affermato – e non si salverà nemmeno nella versione ‘a geometria variabile’, che il nuovo Governo intende assecondare. Si rischia di favorire ulteriormente le spinte verso l’egoismo territoriale ed il sovranismo regionale, di ridimensionare il contributo fiscale delle Regioni ricche e di aumentare l’entropia del sistema con le relative diseguaglianze”.
 
Ma è sulla crisi professionale che punta i riflettori, ricordando che i medici, e tutti i professionisti sanitari, hanno cessato di essere una risorsa su cui investire per diventare un costo da ridurre, un problema e non parte della soluzione. “Il confine delle loro competenze è stato assunto come un elemento di rigidità da superare – ha detto – laddove ostacola un sistematico trasferimento di atti e procedure da professionisti con costi più alti a professionisti con costi più bassi”.
 
È lungo l’elenco delle criticità che in questi anni hanno determinato un forte disagio tra i medici, dai giovani a quelli che ormai a fine carriera. “Non servono slides per raccontare la precarietà professionale ed esistenziale dei giovani – ha sottolieato – o per rendere visibili i posti barelle che hanno sostituito i posti letto, in attesa del cartello solo posti in piedi, o per esprimere il rischio civile, penale, patrimoniale, ed ora disciplinare, insito in ogni atto medico. Milioni di ore di lavoro non pagate, ferie non godute per anni, ritmi e carichi di lavoro che mettono a rischio la sicurezza delle cure, riforme delle pensioni che non considerano la diversa fatica, anche psichica, dei differenti lavori, contratti atipici diventati sacche di precariato stabile e terreno di coltura per un caporalato che retribuisce il lavoro medico con meno di 10 euro all’ora quando non ricorre al baratto della pizza con o senza birra. Fino al punto – ha aggiunto – di chiederci di lavorare di più senza retribuzione e senza riconoscimento di ruolo. La austerity del blocco retributivo è peggio anche dei tagli lineari, perché, comunicando che le possibilità di crescita economica sono solo al di fuori del sistema pubblico produce disincentivi che lo impoveriscono”.
 
Strappa un applauso della platea quando ricorda poi che “I nuovi modelli di organizzazione del lavoro, derivati dalla industria automobilistica, pur in assenza di evidenze di maggiore efficienza o efficacia, come il flop della intensità di cura dimostra, assumono i medici ospedalieri come bersaglio privilegiato delle disfunzioni organizzative ed esprimono una tentazione forte di un uso opportunistico delle competenze in una prospettiva di sanità low cost. Dove i pazienti non sono più persone con problemi sanitari ma lavoro, ovvero una pila di cartelle cliniche, ed il medico un prestatore d’opera se non un venditore, in strutture che fanno della vendita sotto pressione la loro ragione di esistere. La fragilità della relazione di cura rende piu debole lo stesso potere contrattuale”.
 
E per rimarcare questo disagio chiama in causa anche le parole del neo ministro Grillo: “Per dirla con parole del nuovo Ministro alla Salute ‘Il personale sanitario è stato la prima vittima sacrificale della contrazione delle risorse che ha colpito la sanità ed ha tutto il diritto di essere ascoltato e di essere trattato bene per la grande missione che svolge. Se non si interviene immediatamente rischiamo di trovarci solo operatori anziani e demotivati, di non avere giovani pronti al ricambio e quindi di non avere chi sostiene la sanità pubblica’”.

Non poteva mancare un appunto sulla formazione medica, che Troise ha definito “una vera emergenza nazionale, ancora orfana di responsabilità politiche, che non si può affrontare senza mettere in discussione il ruolo della Università”. Per questo ha invitato Antonino Saitta, coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni, presente al Congresso Anaao, a risolvere questa grave criticità. “Non si può continuare a considerare, da parte dell’Università, l’Ospedale come un’immensa riserva in cui collocare in maniera automatica i docenti che ‘stanno stretti’ nell’alveo universitario per mancanza di prospettive di carriera – ha rimarcato – un’operazione a costo zero per dare respiro ad atenei ingolfati da troppe presenze e poche risorse assistenziali. È necessario recuperare una ‘cultura’ dell’ospedale sotto il profilo della didattica e della ricerca applicata in collegamento con la ricerca scientifica accademica, con personale motivato sul piano professionale ed incentivato su quello economico”.

Lucida e toccante la conclusione nella quale, suggella l’impegno futuro del sindacato: “Restituire la sanità ai medici ed i medici alla sanità, liberandola dalla supremazia della logica finanziaria ed economica”. Non senza ricordare che: “Quelli che resistono non sempre vincono, ma quelli che vincono sono sempre quelli che resistono”.
 
“Ho fatto insieme a voi, con poche certezze e molte incertezze il viaggio nei nostri ideali, ma soprattutto nei doveri e nelle responsabilità che ci siamo assunti verso la nostra professione e verso i cittadini del nostro Paese – ha concluso – malgrado gli errori, spero che qualcosa rimanga nelle teste, se non nei cuori. In fondo importanti sono i passi ma anche le impronte che lasciano. Non poco abbiamo fatto ma c’è ancora molto da fare e, senza titanismo e senza vittimismo, dobbiamo chiedere molto perché ad accontentarsi di poco ci si riduce fino a scomparire”.
 
Ester Maragò

27 giugno 2018
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