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Manovra e farmacie/1. Il dibattito continua su QS

Pubblichiamo una serie di lettere e note pervenute alla redazione a commento della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta stabilita dal decreto anticrisi del Governo Monti. Per commentare scrivete a: redazione@hcom.it

10 DIC - Ecco le lettere e le note pervenute alla redazione a commento della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C con ricetta stabilita dal decreto anticrisi del Governo Monti.


Conasfa: “Quale liberalizzazione? Si chiede una riforma organica del servizio farmaceutico territoriale”
Come più volte affermato in passato, la Federazione dei farmacisti non titolari Conasfa ritiene sbagliato porre mano con interventi estemporanei al servizio di distribuzione del farmaco nel territorio.
I provvedimenti presenti nel testo del decreto “Salva Italia” appaiono, come giustamente affermato anche dal presidente Fofi Mandelli, più un omaggio alla grande distribuzione organizzata che il tentativo di creare un nuovo modello in grado di migliorare il servizio farmaceutico al cittadino e andare incontro alle sue esigenze.
Viene concesso a soggetti, senza la laurea in farmacia, il possesso di punti vendita dove dispensare farmaci etici e non si provvede ad aumentare il numero delle farmacie per rispondere alle mutate esigenze della popolazione.
Ci si chiede se è realmente liberalizzazione la vendita di un ristretto numero di molecole in esercizi commerciali diversi dalle farmacie.

Liberalizzare veramente significa offrire a tutti i farmacisti la possibilità di accedere alla titolarità di una Farmacia attraverso:
    a) un drastico abbassamento del quorum a 2800 abitanti;
    b) la fine della possibilità di vendere o ereditare la Farmacia, che tornerebbe a concorso al compimento del 75 esimo anno del titolare; per le farmacie già esistenti tale possibilità verrebbe mantenuta per una sola volta;
    c) l’assegnazione di tutte le farmacie disponibili sulla base di un'unica graduatoria regionale da rinnovare ogni due anni mediante concorso pubblico;
    d) l’istituzione di presidi, in deroga al criterio della popolazione e assegnati tramite concorso pubblico, in stazioni, porti, aeroporti, centri commerciali, snodi autostradali e, nei centri turistici, sulla base delle presenze e non dei residenti;
    e) concessione della titolarità alla sola persona fisica del farmacista e per i Comuni alla figura del sindaco;
    f) trasformazione delle società in società di gestione.
Solo in questo modo si ottiene:
    - una più capillare distribuzione di farmacie sul territorio
    - si creerebbero circa 6000 nuove farmacie
    - si permette la formazione di una classe di titolari di farmacia selezionata sulla base del merito professionale e soggetta ad un continuo ricambio,
    - si mette fine alla possibilità di ereditare o fare compravendita di una concessione regionale,
    - in questo modo si ha la maggior sicurezza di difendere la salute del cittadino con una dispensazione del farmaco non strettamente vincolato da puri interessi commerciali.


Fenagifar: “Una pericolosa deregulation di tutto il sistema”
L’art.32 DL 06.12.2011 n° 201 c.d. Salva Italia. a detta del Presidente del Consiglio Monti e dei Ministri del Governo, rientra tra i provvedimenti di stimolo dell’economia e di risparmio per i cittadini ed è finalizzato ad offrire nuove opportunità occupazionali ed imprenditoriali soprattutto alle nuove giovani generazioni di farmacisti.
Dall’analisi di questo provvedimento emergono sicuramente delle criticità che non solo non permettono di raggiungere le finalità programmate dal Governo ma creano le premesse per una pericolosa deregulation di tutto il meccanismo che regola il settore della distribuzione dei farmaci ed un arretramento dei livelli professionali ed occupazionali con gravi ed imponderabili ricadute anche sulla salute dei cittadini e conseguenti aggravi di spesa sul Ssn.
Infatti, l’allargamento della vendita delle categorie di farmaci in oggetto a soggetti imprenditoriali del tutto estranei al mondo professionale, quali la Grande Distribuzione Organizzata, produce i seguenti effetti:
    - l’aspetto sanitario soccombe su quello commerciale, anche alla luce dell’art. 4 che prevede la facoltà di “praticare liberamente sconti sui prezzi al pubblico su tutti i prodotti venduti”;
    - si abbassa il sistema di controllo sui farmaci (farmacovigilanza, farmacosorveglianza);
    - si determina un aumento degli effetti collaterali dovuti ad errata assunzione o abuso da farmaco;
    - si producono conseguenti ricadute negative sulla salute dei cittadini;
    - si genera un aumento della spesa sanitaria pubblica ospedaliera (fino al 5% della spesa ospedaliera può essere dovuta a questo fenomeno).
Per questi motivi chiediamo l’abrogazione nell’art. 5, comma 1 della legge 248/06 che individuai soggetti abilitati all’attività di vendita al pubblico dei farmaci da banco o automedicazione (che oggi verrebbe estesa anche ai sensi dell’art. 32 del DL Salva Italia), degli esercizi commerciali di cui all'articolo 4, comma 1, lettere e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 e in particolare:
    - per medie strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto d) e fino a 1.500 mq nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitantie a 2.500 mq. nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000abitanti;
    - per grandi strutture di vendita gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui al punto e).
Lo stralcio della norma sui concorsi delude le aspettative dei giovani farmacisti, dei collaboratori e dei farmacisti rurali che rappresentano la quasi totalità del mondo professionale, perché il concorso rappresenta il mezzo più idoneo e con maggiori garanzie di pari opportunità per selezionare dei nuovi titolari.
E’ necessario aprire più farmacie dove il servizio al cittadino è migliorabile ed in tempi brevissimi, creando così un vero sviluppo economico e nuovi posti di lavoro stabili, sia per i titolari sia per i collaboratori. Noi siamo disponibili alla ricerca di una soluzione che renda più semplice il per corso di espletamento ed assegnazione delle sedi farmaceutiche concorsuali, chiediamo di introdurre meccanismi che salvaguardino il più possibile la preparazione professionale ed il merito.
Dal momento che la Farmacia italiana, ha scelto da anni, di concerto con il legislatore, di far prevalere l’aspetto sanitario pubblico su quello commerciale, è necessario, non nell’emergenza ma con rapidità, portare avanti ed attuare un coerente iter legislativo per la progettazione e realizzazione del testo unico di riordino del sistema farmaceutico, che dovrà prevedere alcuni punti salienti, a vantaggio ed a tutela della salute dei cittadini:
    1. La presa in carico del paziente, con il potenziamento dell’attività di pharmaceutical care e di farmacosorveglianza, da eseguire anche in ambito domiciliare;
    2. La remunerazione della prestazione professionale e la farmacovigilanza sui farmaci OTC;
    3. L’educazione sanitaria e gli screening sulle patologie di grande impatto sociale.
L’attuazione di queste misure, secondo noi, permetterà una maggiore sostenibilità del SSN, attraverso un uso più appropriato delle risorse disponibili. Ciò permetterà alla Farmacia di mantenere i livelli di eccellenza del servizio che oggi, se pur universalmente riconosciuti, sono messi in difficoltà a causa dell’erosione dei margini, di provvedimenti legislativi penalizzanti e di inefficienze dei servizi sanitari regionali (per esempio, la questione dei lunghissimi ritardi dei pagamenti).
La scelta della “Farmacia dei Servizi” non è una scelta scontata ma è una scelta già fatta, sia dai farmacisti sia dal legislatore, e, come logica conseguenza, deve portare ad un coerente percorso riformatore legislativo: non si possono prendere, infatti, provvedimenti di natura opposta e contraddittoria che creano confusione nell’utenza e aspettative ed illusioni che sicuramente non potranno essere soddisfatte nei giovani.
Claudio Distefano
Presidente Fenagifar



Ordine dei farmacisti di Vercelli e Biella: “A repentaglio un sistema che la storia ha certificato essere ottimo”
Sembra doveroso in questo particolare frangente far sentire anche la voce dei farmacisti iscritti all’Ordine dei Farmacisti delle Province di Vercelli e Biella che, come tutti i farmacisti italiani, sono accumunati  dalla appartenenza ad una categoria di professionisti iscritti ad un albo professionale, abilitati per questo da un esame di stato, che è per loro un ulteriore titolo di merito a beneficio del cittadino che recandosi in farmacia sa di trovare da sempre un professionista del farmaco che è strutturalmente legato a regole fatte rispettare dall’Ordine professionale.
La fuoriuscita dalla farmacia della dispensazione delle specialità medicinali con ricetta, sembra in questi ultimi giorni interessare molto il pacchetto di norme atte a “salvare” l’Italia dalla crescente crisi economica.
Non si comprende come questo potrà avvenire, ma si comprende come metterà a repentaglio una disposizione che la storia ha certificato quale ottima a garantire la salute dei cittadini che si recano dal farmacista in farmacia solo quando ne hanno bisogno, in qualunque paese e città italiani, di giorno e di notte per acquistare il medicinale necessario senza bisogno di farne scorta comprandone tre al prezzo di due o magari confezionato in barattoli da cento dosi.
Questo aveva pensato nel 1913 il ministro Giolitti, istituendo la legge della Pianta Organica, quella norma che prevede la capillarità delle farmacie su tutto il territorio nazionale secondo criteri territoriali e demografici e che assicura l’esercizio della farmacia al farmacista in farmacia, dopo il disastro che  si era verificato nei 25 anni precedenti, gravati dalla riforma Crispi del 1888 che aveva portato alla liberalizzazione dell’esercizio, con la conseguente migrazione-in poco tempo-delle farmacie dalle zone meno popolate e più disagiate, verso le città e le zone di maggior passaggio e sviluppo commerciale.
A Lei Primo Ministro, scelto dal Capo dello Stato per guidare il “consesso” dei migliori ministri-tecnici chiamati a traghettare l’Italia con decisione fuori dalla burrasca contingente, chiediamo con altrettanto ferma decisione di ascoltare i nostri rappresentanti nazionali che sapranno spiegare al meglio in quale ottica e con quali mezzi si può ammodernare il nostro sistema farmaceutico che tutta Europa ci invidia, senza creare uno stravolgimento indiscriminato, dettato, crediamo, dal poco tempo disponibile per una chiara disamina di tutte le possibili casistiche e peculiarità, senza cancellare con un colpo di spugna, non consono alla accreditata eccellenza intellettuale che Le è propria, una intera Classe di professionisti che da sempre sono e vogliono continuare ad essere agganciati allo Stato attraverso il modello della farmacia italiana.
L’apposizione sulla ricetta del timbro e del prezzo imposto uguale in tutta la Nazione, ha sempre dato ufficialità alla spedizione della ricetta in farmacia, assicurando al farmacista laureato, iscritto all’Ordine, con camice bianco e distintivo, il ruolo di Ufficiale dello Stato, svincolato dalla mera logica commerciale del numero di confezioni erogate, rendendolo professionale e sicuro nella dispensazione delle specialità medicinali contenenti preparati ormonali, o elaborate formule di ipnoinducenti e ansiolitici, antidolorifici, antispastici e sospensioni oculari per i particolari problemi dell’organo visivo.
Grazie alla storia possiamo non ripetere gli stessi errori, possiamo migliorarci tenendo fermi i princìpi di base stabiliti dai nostri predecessori.
Proprio al neo-nominato Consiglio dei Ministri, stimata rappresentanza di illuminati Docenti, non vorremmo mai dire:«..i professori bocciano la storia!».
Carlo Bagliani
Presidente dell’Ordine dei farmacisti di Biella e Vercelli
Il Consiglio Direttivo e il Collegio dei Revisori dei Conti in rappresentanza di tutti i Colleghi Farmacisti delle Province di Vercelli e Biella



Ordine dei farmacisti di Brindisi: “La logica del commercio non si addice al farmaco”
In nome del “ dio denaro “ il Governo Monti ha “ decretato “ la destabilizzazione dell’“Istituto Farmacia “ e la declassazione del farmaco !
In nessuna parte del mondo il farmaco con ricetta è fuori dalla farmacia!
Il Ministro Passera, che ieri ha salvato l’ Alitalia con tutte le critiche di Bersani, oggi mortifica la Farmacia Italiana col solo plauso di quest’ultimo: 72 senatori già si oppongono aspramente a tale manovra e un farmacista di Udine ha cominciato a digiunare.
Con questo decreto, che ci auguriamo non diventi mai legge, chiunque può aprire una “farmacia di serie c” e vendere i farmaci di “ fascia C” ( quelli a pagamento ) e per di più può praticare liberamente “sconti“.
Il farmaco ora viene considerato merce di consumo e incentivata la sua vendita in esercizi commerciali che hanno il solo interesse di vendere, sempre vendere, solamente vendere.
La logica del commercio non si addice al farmaco, bene essenziale per la salute pubblica.
La sua collocazione naturale è la FARMACIA, con tutti i suoi requisiti legislativi e organizzativi, di professionalità e di garanzia che ha sempre offerto.
Che senso ha vendere i farmaci in ambienti maleodoranti di salame o di pesce o di frutta, perché è proprio lì che vengono collocati tali così detti “corner“ all’ingresso dei generi di largo consumo.
Lo sconto? L’unica certezze che ha avuto il cittadino è stato sempre il prezzo del farmaco. L’ abolizione delle tariffe prima e lo sconto oggi genera più confusione che vantaggi. L’anarchia regna suprema come anche l’arbitrio e non sempre si traducono in vantaggio per l’utente.
Una programmazione seria può utilizzare altri sistemi per il controllo dei prezzi, che non vengono determinati da noi farmacisti, bensì dalle case produttrici.
Sui farmaci vi è stato sempre un giusto ricarico, peraltro determinato per legge.
Qualcuno ha fatto sparire il Cip (comitato interministeriale prezzi) che determinava i prezzi di molti farmaci da banco e senza obbligo di ricetta e ovviamente anche quelli di “fascia C“, con l’evidente vantaggio della certezza del giusto prezzo e della evidente soddisfazione del paziente.
Se invece il “farmaco“ (etimologicamente  veleno“) deve essere considerato “merce“, allora qualsiasi deregolamentazione va bene.
Non credo che i cittadini se ne avvantaggeranno.
La farmacia, quella vera, quella tradizionale sarà sempre dalla parte loro e continuerà in silenzio la sua missione.
Gabriele Rampino
Presidente dell’Ordine dei farmacisti di Brindisi

 

Cesare Spagnolo (Farmacista, Udine): “La realtà della professione non è fatta di vantaggi come l'opinione pubblica crede"
Gentile Cesare Fassari,
Mi compiaccio per l'articolo sulle farmacie.
Io sono un farmacista settantacinquenne che da almeno quaranta anni fa anche i turni notturni.
Tutti pretendono di trovare, e regolarmente trovano, a qualsiasi ora della notte, un farmacista pronto per qualsiasi evenienza.
Tutti pensano che quel farmacista sia lautamente pagato per il lavoro che svolge, ma la realtà è molto diversa, direi quasi incredibile, perché quel lavoro, quando viene pagato, viene pagato con l'elemosina di 3,6 euro a chiamata, tanto che io non la chiedo mai. Solo se il paziente risultasse sgarbato, cosa che accade di rado, gliela chiedo più per dispetto che altro.
I nostri rappresentanti di Federfarma non si sono mai accorti che quel lavoro, svolto per legge, è incostituzionale, in quanto è svolto contro i dettami della nostra "sacra" Costituzione. In questo caso siamo trattati come degli schiavetti, unica categoria al mondo costretta ad eseguire per legge (anticostituzionale) un lavoro gratuitamente!
Ai nostri rappresentanti questo è andato sempre bene.... Non oso pensare cosa ci diranno ora, dopo i decreti Storace, l'apertura delle parafarmacie, della liberalizzazione della fascia C, ci diranno ancora "tasi tasi lasa star?"
Per questo problema sono anni che protesto, anche con lettere inviate sia alle varie Federfarma che ai deputati Tomassini, Fazio,Gasparri ed anche al Signor Presidente della Repubblica, unico che ha risposto, dicendo che farà sapere a chi di dovere.
Distintamente, l'imbestialito farmacista
Cesare Spagnolo
Farmacista di Udine

 

10 dicembre 2011
© Riproduzione riservata


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