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L’e-pharmacy luccica, ma è oro?

È giusto, sulla scorta dello straordinario successo economico ottenuto dall’e-commerce, buttarsi su una strada che potrebbe contraddire quanto abbiamo sostenuto con forza fino a ieri? Oppure sarebbe più corretto far dialogare le nostre posizioni con le strategie, le pratiche e le leggi di questo nuovo canale La nostra sensazione è che le risposte a queste domande siano questione vitale per il futuro della farmacia.

08 OTT - Da tempo le farmacie comunali italiane guardano con interesse il commercio elettronico dei farmaci. Interesse non è certo sinonimo di appoggio incondizionato e acritico, quanto piuttosto volontà di confronto senza pregiudizi ed ostruzionismi corporativi. Atteggiamenti, questi ultimi, che alla farmacia non hanno mai portato grande fortuna.
 
A sostegno della nostra posizione sembrano esserci parecchi dati macroeconomici, molti dei quali hanno acceso il dibattito dell’ultimo incontro dell’Unione Europea delle Farmacie Sociali UEFS, tenutosi ad Anversa lo scorso 28 settembre.

Partiamo quindi dai dati. Primo fra tutti quello dell’espansione del mercato dei farmaci: dal 2012 al 2017 il mercato UE ha registrato un +4,1% di crescita media, dal 2017 al 2022 si attende una crescita media mondiale del 4,6%, che porterà il fatturato globale a superare i 1.400 miliardi di dollari. Una cifra impressionante. Quanto di questa crescita tocca alle farmacie?

Dipende da paese a paese. E in particolare dipende da come ogni paese regola i rapporti tra spesa farmaceutica ospedaliera e territoriale. Ovunque, nel nostro continente, la prima ha tendenziali di crescita superiori alla seconda, ma la cosa che più colpisce è che l’Italia già oggi è quella che riserva alle farmacie una quota di distribuzione minore in assoluto: appena il 40% del valore distribuito ai cittadini. La farmacia europea, insomma, perde terreno, ma quella italiana ne ha già perso tantissimo.

 

 
Altri dati arrivano da quello che a tutti gli effetti deve essere considerato sempre più un terzo e nuovo canale distributivo. Dal 2014 ad oggi, appena quattro anni, il commercio elettronico di prodotti e servizi rivolti al consumatore finale ha quasi triplicato il suo fatturato. I farmaci sono un prodotto che gode ovunque di speciali regolamentazioni. Ma nei paesi scandinavi, in Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Portogallo, ciò non impedisce la distribuzione online di farmaci con e senza prescrizione. Nel resto d’Europa (con le sole eccezioni di Svizzera, Croazia, Serbia e Bulgaria) è ammessa la vendita di farmaci che non richiedono ricetta. Il trend è comunque quello della progressiva liberalizzazione del mercato, ed è plausibile immaginare che ad essa si accompagnerà un esponenziale aumento delle vendite di farmaci, al pari ormai di ogni altro prodotto o servizio.

 

 
Di fronte a queste analisi e prospettive, alcune farmacie o aziende proprietarie di farmacie comunali o private potrebbero vedere nell’e-commerce un’oasi di ritrovato benessere dopo il deserto degli ultimi anni. Noi temiamo che potrebbe essere un miraggio, quantomeno se il digitale non verrà affrontato nella maniera giusta.

Il primo tema è quello delle risorse e competenze aziendali. Il commercio online è sempre più faccenda da grandi aziende, capaci di mettere in campo risorse economiche ed organizzative, oltreché servizi correlati al farmaco ( come dimostra la recente acquisizione di PillPack da parte di Amazon) che nulla hanno a che vedere con le possibilità e la storia di realtà come le nostre. L’e-commerce oggi è faccenda di pochi e forti. Ciò non significa che le farmacie non hanno speranze, ma crediamo che non si debba sottovalutare l’impegno che richiede entrare in un mondo nuovo che ha regole del gioco sue, fortemente competitivo, che richiede capacità di fare rete e investimenti. Doti queste ultime oggi non riscontrabili tra le farmacie italiane.
 
A tutto ciò Assofarm aggiunge la perplessità sulla tenuta relazionale farmacista-paziente nel contesto online. Le farmacie sociali hanno profuso grande impegno nel dimostrare e valorizzare questa relazione. Abbiamo promosso la pharmaceutical care e la medication review, abbiamo studiato modelli di successo come il farmacista di riferimento del Belgio, abbiamo lavorato su nuovi sistemi di remunerazione che offrissero sostenibilità a queste riforme.
 
L’elemento comune a questa imponente massa di proposte è uno: la relazione diretta, fisica, continuativa nel tempo e per questo fiduciaria, tra le competenze professionali del farmacista e il paziente rappresenta l’unicum sanitario della farmacia, e conseguentemente il suo reale vantaggio competitivo rispetto a chiunque altro possa provare a distribuire farmaci. Abbiamo lavorato duramente per affermare questa posizione, lo abbiamo fatto noi di Assofarm in Italia e lo hanno fatto i nostri colleghi della UEFS ognuno nei propri contesti nazionali.

È giusto, sulla scorta dello straordinario successo economico ottenuto dall’e-commerce, buttarsi su una strada che potrebbe contraddire quanto abbiamo sostenuto con forza fino a ieri? Oppure sarebbe più corretto far dialogare le nostre posizioni con le strategie, le pratiche e le leggi di questo nuovo canale?La nostra sensazione è che le risposte a queste domande siano questione vitale per il futuro della farmacia.

Francesco Schito
Segretario Generale Assofarm

Editoriale Notiziario Assofarm n. 140

08 ottobre 2018
© Riproduzione riservata


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