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Si apre FarmacistaPiù. “Nella gestione della cronicità noi ci siamo, pronti a dimostrarlo”

Ha aperto i battenti la V edizione di FarmacistaPiù, il convegno dei farmacisti italiani. Al centro delle discussioni del 12 e 13 ottobre, la ridefinizione del loro ruolo all’interno del panorama sanitario. Consapevoli di poter contribuire alla riduzione della spesa e all’appropriatezza, sono pronti a dimostrarlo, numeri alla mano

12 OTT - “Saranno due giorni di confronto, anche acceso, all’interno di una categoria che vanta 800 anni di storia. Io credo nella capacità di adattamento dei farmacisti italiani e guardo fiducioso al futuro, convinto che sapremo trarre dalla discussione uno slancio nuovo”.
 
Con queste parole Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi) ha inaugurato la due giorni di FarmacistaPiù, il congresso nazionale dei farmacisti italiani in corso a Roma. Esperti di tutta Italia si confronteranno su come non farsi mettere in un angolo dal cambiamento in atto nel panorama sanitario, dall’ingresso dei capitali in farmacia alle molecole innovative che tagliano fuori dal percorso di cura questi importanti presidi territoriali.
Tutto questo in un momento in cui si sta affrontando il tema della sostenibilità del Sistema sanitario nazionale e della difficoltà delle regioni ad adottare modelli uniformi.
 
I farmacisti nella gestione della cronicità
Il primo incontro della giornata è stato dedicato alla cronicità, con il Piano nazionale recepito da sette regioni e il ruolo del farmacista sempre più centrale nella gestione del paziente sul territorio.

“Il piano ha ripreso quanto scritto nel Patto per la salute 2014-16 – ha ribadito Paola Pisanti, membro della cabina di regia del Ministero della Salute – La farmacia di servizi è un baluardo polifunzionale per la prevenzione e promozione della salute e deve favorire l’aderenza alla terapia, sia quella farmacologica sia per quanto riguarda lo stile di vita”.
L’esperta ha sottolineato l’importanza di protocolli condivisi con indicatori di processo e di esito che permettano al farmacista di entrare nel sistema al pari degli altri attori sanitari.
 
Per Rossana Boldi, vice presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, i farmacisti devono tornare ad essere protagonisti delle riforme che li riguardano e non semplici recettori.  “Il farmacista inoltre deve essere la figura che contribuisce a tenere la spesa farmaceutica territoriale entro limiti tollerabili collaborando all’appropriatezza”.
 
Presente all’incontro anche Maurizio Gasparri, presidente della Giunta per le autorizzazioni e immunità del Senato della Repubblica: “Da parte nostra c’è il massimo impegno a riscrivere le norme sbagliate, come quelle che riguardano l’ingresso dei capitali in farmacia. Noi abbiamo, in condizioni di svantaggio e minoranza, agito per la riduzione del danno, ma questo non basta. In Parlamento mi impegno a difendere le professioni e le competenze, che ritengo fondamentali. Forza Italia è un partito liberale: noi crediamo che una società liberale debba fondarsi su una concorrenza leale e sul rispetto delle competenze”.
 
Ma ora la sfida sono le cronicità. In Italia sono circa 24 milioni le persone che hanno almeno una malattia cronica. Un professionista che faccia da guida, di concerto con il medico di medicina generale e con lo specialista, per una gestione ottimale del paziente e che sia attento alle sue specifiche esigenze ridurrebbe il numero di accessi al pronto soccorso e quello delle ospedalizzazioni.
“La sanità oggi deve affrontare in primo luogo la crisi determinata dalla costante espansione delle malattie croniche, e questo vale in misura particolare per l’Italia, il secondo paese più anziano al mondo, secondo l’ultimo rapporto Istat – ha ricordato Mandelli – Questo comporta un cambiamento radicale di filosofia di intervento: occorre affrontare questa emergenza con le armi della medicina di primo livello, portare il servizio al cittadino e non il cittadino al servizio. Ma per costruire questa alternativa al modello centrato sull’ospedale è necessario costruire schemi e buone pratiche per favorire l’interazione e la collaborazione tra i professionisti della salute, e per standardizzare al più alto livello possibile le prestazioni. La rete delle farmacie dei servizi può, dati scientifici alla mano, dare un contributo fondamentale se verranno create queste condizioni e se si garantisce, anche attraverso un’adeguata remunerazione, la sua stabilità”.
 
“Quando si affronta il tema della cronicità, del suo impatto sanitario ed economico, non si può non considerare che i bassi livelli di aderenza alle terapie sono, con la scarsa attività di prevenzione, uno dei fattori determinanti del drammatico quadro epidemiologico che ci si prospetta – ha commentato Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente del comitato scientifico di Farmacistapiù – E proprio questi due aspetti sono prioritari nel modello della farmacia dei servizi, che è costruita sulla presa in carico del paziente – in particolare cronico – al quale erogare una serie di servizi cognitivi di monitoraggio, assistenza ed empowerment, per migliorare l’efficacia dei trattamenti con positive ricadute sullo stato di salute e sul governo della spesa. Il farmacista può anche offrire un rilevante contributo alle campagne di prevenzione e screening di popolazione. Le sperimentazioni finora attuate nel nostro Paese confermano entrambi gli aspetti: ora è venuto il momento di definire linee guida validate per garantire l’omogeneità e la standardizzazione delle prestazioni assistenziali del farmacista”, ha concluso D’Ambrosio Lettieri.
 
Il ruolo del farmacista va conquistato. È finita da un pezzo l’epoca delle corporazioni. Oggi i meriti vanno guadagnati sul campo. Lo ha detto chiaro Americo Cicchetti, direttore Altems, Università Cattolica: “Abbiamo bisogno di strumenti che aiutino i politici a prendere decisioni razionali basate sulle evidenze – ha premesso l’esperto – In questo senso dobbiamo definire meglio che cosa è la farmacia dei servizi e combinare una forte evidenza scientifica che dimostri che quel modello restituisce miglioramenti in termini di salute e riduzione dei costi. Il farmacista non è l’unico che può garantire appropriatezza e essere al centro della gestione della cronicità. Dobbiamo dimostrare che è il migliore”.
 
Mario Giaccone, tesoriere Fofi e membro della Cabina di regia del Ministero della Salute, ha fatto un passo indietro: “Per poter confrontare diversi modelli è fondamentale rendere misurabili gli effetti dei comportamenti virtuosi dei farmacisti. Questo permetterà anche di remunerarli. Siamo a uno snodo fondamentale nella nostra professione che non si può risolvere in un paio d’anni. Ci stiamo trasformando da semplici dispensatori di farmaci a coprotagonisti della gestione della cronicità”.
 
Nello Martini, Direttore generale di Drugs&Health Srl ha ricordato come, con l’arrivo dei farmaci innovativi, le farmacie siano state marginalizzate: “Oggi solo il 40% dell’assistenza farmaceutica viene gestito dalle farmacie – ha affermato – In questo penso sia mancata una riflessione della categoria sulla ridefinizione del proprio ruolo”.
 
Il progetto Adhere. Durante la mattinata è stato presentato anche il progetto Adhere, uno studio triennale per provare a dimostrare in modo scientifico che il ruolo del farmacista è in grado di migliorare l’aderenza.  “Abbiamo scelto due patologie con bassa aderenza e alto rischio di complicazioni: lo scompenso cardiaco e la Bcpo – ha spiegato Enrico Desideri, direttore generale dell’Azienda Usl Toscana Sud-Est – L’obiettivo è dimostrare che attraverso le reti cliniche integrate e strutturate aumentiamo rispettivamente del 25%  e del 35% la copertura terapeutica. Crediamo infatti che oggi abbiamo bisogno di visioni e modelli organizzativi nuovi: quelli che abbiamo sono vecchi di 20 anni”.
 
L’arruolamento avviene attraverso il mmg, che individua i pazienti e chiede loro quale sia la loro farmacia di riferimento. Questa, se lo desidera, viene inserita nello studio. “Per noi è importante che la farmacia continui a essere un punto di educazione terapeutica e di raccordo interprofessionale strutturato con il medico di medicina generale”, ha aggiunto Desideri.

12 ottobre 2018
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