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Formazione medica. La rivoluzione della Fnomceo: “Si crei un unicum, dalla laurea alla specializzazione”

L’Ordine dei medici propone la creazione di un “percorso formativo unico e completo, che accompagni gli studenti senza soluzione di continuità dall’accesso alla specializzazione, passando attraverso la Laurea e l’abilitazione”. E poi sui test d’ingresso: “Dovrebbero essere più mirati alle materie di studio”.

18 OTT - “Un percorso formativo unico e completo, che accompagni gli studenti senza soluzione di continuità dall’accesso alla specializzazione, passando attraverso la Laurea e l’abilitazione”. È questo il progetto del Comitato Centrale della Federazione nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) che, riunito oggi a Roma, ha fatto il punto anche sulla Formazione. Un progetto ambizioso, certo, ma realizzabile nel medio periodo secondo i medici.
 
“Quello che più ci preme, e dobbiamo dire che abbiamo trovato nel Ministro della Salute Giulia Grillo, in molti parlamentari e ora anche nelle Regioni grande sensibilità e apertura sul tema, è aprire l’imbuto formativo, quel collo di bottiglia tra il numero di laureati e i posti per la formazione post lauream, che oggi vede quindicimila giovani colleghi prigionieri per anni in un limbo di inoccupazione e sottoccupazione, in attesa di poter completare la formazione – afferma il Presidente della Fnomceo, FilippoAnelli -. Occorre, nell’immediato, raddoppiare ulteriormente il numero delle borse per la Medicina Generale e per le Scuole; è necessario tamponare l’emorragia di ‘borse perse’, dovute all’abbandono del percorso da parte dei vincitori; si possono ipotizzare soluzioni come la contrattualizzazione degli specializzandi dell’ultimo anno, in modo da liberare risorse, oltre a far fronte alla carenza di personale. Ma non basta: è imprescindibile una programmazione efficace per cui a ogni laurea corrisponda una borsa, in modo che tutti gli studenti che entrano nel percorso ne possano uscire specializzati. A questo proposito, auspichiamo che anche il titolo di Medico di Medicina Generale, pur nella peculiarità del corso, che deve essere triennale e che non può prescindere dal ruolo degli Ordini, sia equiparato a una specializzazione”.  

 
“Per quanto riguarda l’accesso, i test d’ingresso dovrebbero essere più mirati alle materie di studio, e calibrati su argomenti ai quali gli studenti si siano già approcciati durante gli ultimi anni delle superiori – continua Anelli -. Insieme al Miur abbiamo già attivato un percorso di orientamento professionale verso le facoltà di Medicina, una sperimentazione in alcune scuole italiane che sta dando buoni risultati. Questa potrebbe essere una via: consentire che i ragazzi possano prepararsi, sin dagli ultimi anni delle superiori, su un programma preciso, in modo da poterli poi valutare su ciò che hanno studiato, tenendo conto in questa valutazione anche dei crediti acquisiti in questo percorso”.
 
“Inoltre, inserire queste materie sin dalle superiori permetterebbe agli studenti di mettere alla prova la propria vocazione e motivazione a studiare medicina e poi a diventare ed essere medico – conclude -. Chi accede alla facoltà deve essere ben consapevole di avere davanti a sé almeno dieci anni di studio, tra università e specializzazione, e di andare poi a svolgere una Professione che è sì la più bella del mondo, che ti permette di aiutare le persone, di vedere nei loro occhi la gratitudine e la gioia della guarigione, ma ti mette anche a confronto con il dolore, con il fallimento e ti espone a scelte difficili, anche a livello familiare e personale. Ai giovani serve passione, serve motivazione, serve abnegazione: a noi, Medici, Istituzioni, Politica, il compito di dar loro sostegno, per non tradire i loro sogni e vanificare i loro sacrifici, e per assicurare un futuro a quel Servizio Sanitario Nazionale che il mondo ci invidia”.

18 ottobre 2018
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