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Forum Risk Management/13. Ponte Morandi. La Liguria risponde all’emergenza con la sanità a Km O per ridurre gli spostamenti evitabili 

La fase immediata dell’emergenza e quella successiva, attuale, della post emergenza con la gestione delle fragilità (cronicità e assistenza pediatrica su tutte) con le difficoltà nei movimenti. La Liguria dal crollo del ponte Morandi, che ha spezzato in due la città e non solo perché l’intera regione gravita sulla città della lanterna, ha imparato a gestire un modello sanitario il più possibile di prossimità

29 NOV - Dalle 11,36 del 14 agosto scorso, ora del crollo del ponte Morandi, Genova e la Liguria, si è dovuta “inventare” un modello di sanità a km 0 perché quella tragedia ha spezzato in due il territorio con conseguenze drammatiche per gli spostamenti. D’improvviso il lato di ponente di Genova e quello di levante sono apparsi lontanissimi. Una città spaccata in due, un evento unico imprevedibile che ha richiesto risposte uniche.

E della “risposta della sanità ligure all’evento del ponte Morandi” si è parlato all’interno del 13 Forum Risk in corso di svolgimento a Firenze.

“Quel giorno – ha ricordato Sonia Viale, Vicepresidente Regione Liguria, Assessore alla Sanità, Politiche Sociali e Sicurezza – chiamata a raccontare il uovo assetto di sistema della sanità ligure nella gestione della criticità – per noi liguri segna una svolta. Bisogna vedere per capire cosa è successo e cosa quel ponte rappresentava per noi, il collegamento tra due versanti, un’arteria fondamentale. Quello che è successo ci ha lasciati attoniti”.

Però la città, come si dice in questi casi, ha reagito e allora prosegue Viale “abbiamo affrontato le due fasi. La prima dell’emergenza con la rete del 118 e la macchina dei soccorsi subito operativa, con l’ospedale San Martino subito operativo con le sale operatorie immediatamente attive. Quella fase è stata gestita nel migliore dei modi possibili con il supporto alle famiglie delle vittime, ai feriti e il supporto psicologico anche ai soccorritori”.
 
Il post emergenza invece è l’oggi con “l’esigenza di dare l’assistenza sanitaria di tutti i giorni con in più però la difficoltà di assistere sfollati, fragili e cronici su un territorio che non è raggiungibile. Quindi meno spostamenti possibili e cure a domicilio. Ambulatori pediatrici con gli operatori del Gaslini a Savona, Sanremo e Imperia: nell’ambito del piano di azioni a breve e medio termine coordinate da Alisa, e predisposte da tutte le aziende sanitarie liguri per il superamento delle criticità sanitarie connesse all’emergenza logistica nel Ponente ligure. Da novembre i medici del pediatrico genovese sono a disposizione della popolazione presso il Palasalute el’ospedale di Sanremo, il Palasalute di Imperia e il Palasalute di Savona”.
 
“Quello che abbiamo vissuto è un evento unico imprevedibile che ha richiesto risposte uniche”.  A dirlo Walter Locatelli, Commissario Straordinario Alisa. “Le azioni che abbiamo messo in campo durante quei momenti drammatici e che continuiamo a mettere in campo sono per offrire le risposte ai cittadini di Genova, della Liguria ma in particolare dei quel versante di Ponente della Città che insiste nell’Asl 3 che soffrono le condizioni più critiche. La nostra priorità adesso è garantire i servizi ai fragili, i cronici, i bambini e gli sfollati della zona del Ponte su tutti. Definite le priorità e messo in atto tutti i piani dedicati siamo passati al monitoraggio delle azioni individuate per poter svolgere le attività utili, attività di ricognizione ed azioni di risposta a garanzia dei Lea”.
 
Giovanni Ucci, Direttore Generale Policlinico San Martino ha descritto l’ospedale definendolo “una specie di paese a levante nel ponente della città. In quelle ora abbiamo fatto squadra e affrontato l’emergenza e ora affrontiamo la routine. Tutti, medici e infermieri hanno dato dimostrazione di essere un team si sono messi a disposizione della situazione”. Poi il racconto di Ucci prosegue e si conclude con il ricordo toccante di quei momenti concitati “la gestione dei parenti delle vittime, i feriti, gli sfollati, l’assistenza psicologica ai soccorritori”.
 
“Dagli anni 200 ad oggi Genova ha vissuto una serie di emergenze che vanno dal G8, alle alluvioni, fio al crollo del ponte Morandi e dunque stiamo imparando a gestire gli eventi drammatici. Non ci siamo fatti mancare nulla in termini di emergenze immediate”. A dirlo 
Francesco Bermano, Direttore struttura emergenza territoriale (112 e 118) Policlinico San Martino che h ariassunto come ha operato l’unità di crisi “da remoto è stato gestito tutto. Il Cross di Torino ha chiesto la disponibilità delle regioni adiacenti e subito abbiamo avuto 6 elicotteri, diverse sale operatorie per le emergenze”.
 “La prima telefonata al 112 – racconta Sergio Caglieris, responsabile coordinamento 112 Regionel – è arrivata alle 11,37. Il ponte è venuto giù alle 11,36. Non credevamo a quello che ci dicevano i cittadini. dopo 30 minuti le chiamate erano 72, c’era l’allerta meteo insomma la situazione era difficile”.  Dopo quella telefonata, si muovono i soccorsi e il primo a giungere sul luogo è Silvano Ruffoni, responsabile UOS centrale operativa 118 San Martino che racconta l’incredulità di quei momenti “dopo una prima fase di smarrimento emotivo siamo stati proiettati in una scena catastrofica. Siamo scesi, ci hanno calato e abbiamo cominciato ad ispezionare le decine di veicoli tra auto e furgoni crollati. Ricordo il silenzio irreale, la pioggia che cadeva, i cellulari isolati. Superata quella fase drammatica abbiamo montato un punto medico avanzato che è servito più che altro per i vigili del fuoco, i parenti delle vittime che aspettavano notizie e l’assistenza psicologici ai soccorritori”. 
 
“Non eravamo pronti a gestire tutte quelle salme – ricorda Nadia Nurra, Coordinatore infermieristico Pronto Soccorso – ci siamo riuniti per identificare un’area dove mettere le 43 salme  e dividere gli uomini dalle donne. Abbiamo svuotato il pronto soccorso del San Martino per accogliere i feriti ma ne sono arrivati solo 6. A quel punto è scattata la collaborazione con i medici legali, gli psichiatri e i psicologi. Abbiamo lavorato come una macchina. I tatuaggi ci hanno aiutato ad identificare le vittime”.

Queste dunque le testimonianze degli operatori che hanno prestato i primi soccorsi in quelle ore difficili. Ora, com’è la situazione nella zone adiacente il ponte? Risponde a questa domanda Lorenzo Sanpietro, Direttore Sociosanitario Asl 3 “Per i fragili della zona del Polcevera, in particolar modo gli anziani con un’età media 83 anni, ci siamo subito attivati e abbiamo disposto il ricovero in urgenza in Rsa convenzionate per 16 persone. Questi sono stati trasferiti in Rsa Anziani nel pomeriggio del 14 agosto. Entro poche ore tutti gli anziani fragili avevano raggiunto la Rsa di ricovero. Di questi 8 sono stati dimessi il 17 agosto verso nuovo domicilio con assistenza di famigliari e cure domiciliari. Altri due sono stati dimessi nei giorni successivi. I restanti 6 invece sono stati ricoverati definitivamente in una Rsa per anziani”.

“È crollato il ponte Morandi ma anche i ponti che impedivano al policlinico San Martino e all’Asl 3 di parlare tra di loro” a dirlo Luigi Carlo Bottaro, Direttore Generale Asl 3. “Questa vicenda – conclude – ci ha ricordato quel senso di appartenenza e del dovere che forse ci eravamo dimenticati di avere”.

29 novembre 2018
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