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Assistenti Sociali. Convegno a Roma per i 25 anni dall’istituzione dell’Ordine, una professione sempre più presente in Sanità

“Nel mondo della Salute serve ragionare su interventi specifici. Il servizio sociale già c’è anche se è stato depauperato negli ultimi anni, deve essere chiaro che la cura non è solo di intervento medico e infermieristico ma anche di benessere della popolazione, per questo occorre lavorare in sinergia con le dirigenze delle professioni sanitarie”. Ci ha spiegato Gianmarco Gazzi, Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali

12 DIC - Siamo a 25 anni dalla Legge n. 84 del 23 marzo 1993 (‘Ordinamento della professione di Assistente Sociale ed istituzione dell’Albo professionale’), che regola la professione dell’Assistente Sociale e definisce i requisiti per l’esercizio professionale. In sanità presenza di questo professione è storica e coeva alla regolamentazione ospedaliera, mutualistica e degli enti locali già prima della legge 833/78, transitando nelle Usl e poi nelle Asl con un’iniziale profilo professionale avanzato, all’interno delle quali l’Assistente Sociale era l’unico non dirigente autorizzato a rapportarsi con altre pubbliche amministrazioni.

La legge 3/18 (cosiddetta Legge Lorenzin) ha recentemente contestualizzato l’area delle professioni sociosanitarie, già prevista dal dlgs 502/92 e mai attuata prevedendo che in attesa dei nuovi profili, ne siano parte integrante gli Assistenti Sociali (oltre ai Sociologi, agli Educatori Professionali e gli Oss). Dunque il tema dell’integrazione sociosanitaria sta rilanciando il ruolo dell’Assistente Sociale.

L’Assistente Sociale della Sanità opera nei servizi pubblici, privati e accreditati del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare nei Servizi: per la salute mentale, per le dipendenze e le patologie correlate, per la salute tutela e protezione della donna, del bambino e dell’adolescente, degli stranieri, per la senescenza, la disabilità e la riabilitazione negli adulti, per la continuità assistenziale delle cure. Inoltre, opera nelle commissioni della medicina legale e nelle diverse unità di valutazione multidimensionali, negli uffici tutele, negli ospedali e in tutte le situazioni di fragilità o a rischio di esclusione sociale ed emarginazione.


Anche di questo si è parlato oggi, 12 dicembre, a Roma, dove Sunas e Assnas, l’Associazione e il Sindacato Professionale degli Assistenti Sociali, hanno organizzato un convegno al fine di celebrare i 25 anni dall’approvazione della Legge 84/93. Queste due organizzazioni “storiche” della categoria professionale si impegnarono fortemente in quel 1993 per l’ottenimento di questo importante risultato e, pertanto, hanno quest’oggi voluto celebrarlo, facendo un quadro degli obiettivi raggiunti dagli Assistenti Sociali e degli auspicati traguardi futuri. All’epoca della legge 84 le due organizzazioni  svolsero un’azione unitaria, affrontando un lungo e faticoso  iter normativo e  un paziente lavoro di interlocuzione con le varie forze politiche e parlamentari.

L’evento si è svoltopresso la Sala convegni del Senato della Repubblica dell’Istituto S. Maria in Aquiro ed è stata anche l’occasione per celebrare i 70 anni dalla fondazione dell’Assnas. Gli organizzatori hanno spiegato che non si tratta: “solo di un momento di celebrazione” ma soprattutto di “un’ulteriore occasione di riflessione e di confronto su alcuni temi che interessano la comunità professionale degli assistenti sociali”.

Questi i temi più importanti affrontati nel corso del convegno: il riordino della professione, attraverso un aggiornamento e una ridefinizione dei contenuti della Legge 84/93; la definizione delle competenze professionali riservate; la ridefinizione dei percorsi di formazione accademica orientati verso una pluralità di scelte e di ruoli, anche occupazionali, che rispecchiano le istanze della professione verso nuovi ambiti di lavoro, nonché sulla  valorizzazione e sul potenziamento delle discipline del Servizio Sociale nei piani studio; la realizzazione di un modello organizzativo di Servizio Sociale Professionale, e sull’istituzione della dirigenza di servizio sociale; la tutela della professione, anche attraverso l’adozione di adeguate misure di prevenzione, gestione/risoluzione dei rischi di lavoro correlato.

“La professione degli Assistenti Sociali – ci ha spiegato Gianmario Gazzi, Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali, tra i relatori del convegno - conta oggi è 44mila iscritti all’Ordine, un Ordine che in 25 anni ha fatto un importante cammino verso una maggiore garanzia dei diritti delle persone, nell’ambito della giustizia, del territorio, rispetto agli enti locali ma anche nell’ambito della salute delle persone. Oggi ci troviamo in un mondo complesso, con sfide importanti che richiedono anche agli stessi professionisti a rimettere in gioco delle capacità latenti. Per questo occorre investire in formazione, anche nell’organizzazione dei servizi”.

“Nel mondo della Salute – conclude Gazzi - serve ragionare su interventi specifici, anche con articolazioni di servizi altrettanto specifici. Il servizio sociale già c’è e, anche se è stato depauperato negli ultimi anni, deve essere chiaro che la cura non è solo di intervento medico e infermieristico ma anche di benessere della popolazione, per questo occorre lavorare in sinergia con le dirigenze delle professioni sanitarie”.

Lorenzo Proia

12 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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