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Medici. Fismu a Governo e Regioni: “Su precariato e carenza nulla di fatto”

Il segretario Francesco Esposito: “Sembra una telenovela infinita. Invece di gridare al vento, noi siamo chiari: la responsabilità è intanto del governo e poi anche delle regioni. Stabilizzazione, riforma formazione, ma soprattutto contratto unico e ruolo unico. ma per tutto ciò serve volontà politica”.

13 MAR - “Sanità pubblica sempre più precaria. E il Governo immobile”. Questa l’amara riflessione di Francesco Esposito, segretario generale Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu, che sottolinea: “Gli studi sulla futura carenza di medici continuano da mesi, eppure tutti omettono i destinatari di queste denunce, nessuno inchioda i nostri interlocutori politici alle loro responsabilità. Anche nella recente conferenza nazionale di Bologna di Gimbe (8 marzo) si è confermato un dato che avrebbe dovuto far saltare tutti dalle sedie: il Servizio sanitario in questo momento ha una grave carenza di personale su tutto il territorio nazionale. Poi nell’arco dei prossimi tre anni si stima che altri 25.000 medici andranno in pensione”. 
 
“Tuttavia - continua - non sembra esserci un piano del Governo per sopperire a questo scenario, anche perché, attualmente, la situazione è già molto grave. Non solo: 15.000 medici restano bloccati dopo la laurea a causa di un incomprensibile quanto assurdo e stupido imbuto formativo che non permette loro di specializzarsi e quindi di essere inseriti a pieno titolo nel SSN venendo ‘sfruttati’ con contratti di precariato anche nel pubblico, dove spesso si trovano (beffa delle beffe) a dover anche formare i corsisti di MMG”. 

 
“FISMU chiede che si trovi intanto una soluzione urgente per questi colleghi, non solo nell'area nella medicina generale ma anche nella dirigenza - conclude Esposito -. Poi serve un piano preciso di interventi, immediati: aumento dei posti nei corsi di di specializzazione e di quelli della formazione, con equiparazione delle borse, guardando al modello europeo, ma anche previsione di ulteriori percorsi formativi, nel rispetto dei titoli acquisiti. Ma più in generale, bisogna chiudere la stagione della precarizzazione, puntando nel breve periodo alla stabilizzazione, e mettendo in cantiere una riforma strutturale su due assi, contratto unico dei medici e ruolo unico (accesso unico e tempo pieno), in modo da ridare nuova linfa a una sanità pubblica, altrimenti destinata a una lenta e dolorosa agonia, con gravi ripercussioni sui cittadini”.

13 marzo 2019
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