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Lavoratori marittimi. Registrati 700 infortuni nel 2018

In particolare, secondo quanto riportato dall'Inail, la pesca è riuscita a fronteggiare meno degli altri comparti un decennio di crisi economica ed una serie di criticità che rallentano la modernizzazione delle imprese ed il derivante miglioramento organizzativo edelle condizioni di sicurezza e salute sul lavoro. 

25 APR - A venti anni dalla promulgazione del D.Lgs 271/1999 la cui finalità è quella di tutelare la salute e sicurezza dei marittimi a bordo delle navi mercantili da pesca nazionali occorre richiamare l’attenzione su questo importante comparto in quanto si registrano ancora circa 700 infortuni all’anno nello specifico settore come evidenzia una esaustiva e puntuale pubblicazione dell’INAIL di maggio 2018.
 
“In particolare, - viene precisato nel documento - i dati di contesto evidenziano che la pesca è riuscita a fronteggiare meno degli altri comparti un decennio di crisi economica ed una serie di criticità che rallentano la modernizzazione delle imprese ed il derivante miglioramento organizzativo edelle condizioni di sicurezza e salute sul lavoro.
 
In definitiva, tali criticità coinvolgono i seguenti aspetti: l’età media dei lavoratori del settore (41 anni), dovuta ad un limitato ricambio generazionale, peraltro comune anche ad altri due settori (costruzioni ed agricoltura), e ad una perdita di immagine del profilo professionale tra le giovani generazioni; la scarsa inclinazione delle imprese all’innovazione tecnico-organizzativa, evidenziata dai bassi investimenti per posto di lavoro; gli eccessivi oneri burocratici ed economici per adeguarsi agli obblighi legislativi; i livelli insufficienti di formazione e informazione fra gli operatori; le caratteristiche strutturali delle imprese (piccole o piccolissime dimensioni, con frammentazione territoriale e modelli organizzativi fragili); la difficoltà di dialogo tra le istituzioni e il mondo imprenditoriale; il declino del settore (diminuzione della produzione, delle imbarcazioni e degli addetti), dovuto alla competizione dei mercati asiatici, alla diminuzione degli stock ittici nazionali, all’aumento del prezzo dei combustibili ed al rialzo dei costi di distribuzione; l’insufficiente attenzione alle variabili macroeconomiche in grado di influenzare le performance gestionali delle imprese sia a livello di produttività sia a livello di gestione della sicurezza e salute a bordo.”

 
Considerando che il lavoro del marittimo è faticoso, insicuro e rischioso – come è sottolineato, peraltro, dall’INAIL - sono importanti un’adeguata organizzazione del lavoro, l’utilizzo delle buone pratiche conosciute nel settore, nonché una continua attività di informazione-formazione-aggiornamento sui dati provenienti dalle attività di sorveglianza e monitoraggio delle malattie professionali e degli infortuni condotte dagli Istituti centrali. Spetta all’armatore l’obbligo di valutare i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori marittimi predisponendo il P.S.A.L., ovvero il Piano di Sicurezza dell’Ambiente di Lavoro. Questo importante documento deve contenere una nutrita documentazione tecnica redatta da personale specialistico di cui all’art. 117 del Cod. Nav., deve poi essere inviato, sempre a cura dell’Armatore, al Ministero dei Trasporti ai fini dell’approvazione per l’approvazione Ministeriale che attesta la compatibilità delle condizioni inerenti l’ambiente di lavoro a quanto richiesto dal D.Lvo 271/99.
 
La Commissione Territoriale per la prevenzione degli infortuni, igiene e sicurezza del lavoro a bordo, istituita in tutte le Direzioni Marittime, ha il compito di effettuare le visite ed accertamenti finalizzati a verificare il mantenimento della conformità all’ambiente di lavoro attestata dall’approvazione ministeriale. Vale la pena sottolineare il decreto interministeriale Lavoro, Salute Infrastrutture del 27 aprile 2018 con il quale sono state individuate le attività lavorative vietate ai minori di 18 anni a bordo delle navi mercantili per tutelare maggiormente la salute di questa fascia di popolazione.
 
Non va tralasciata, infine l’obbligo da parte dei lavoratori marittimi di eleggere il proprio rappresentante all’igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro, per il quale, la normativa vigente prevede: collaborare al Servizio Prevenzione e Protezione, essere consultato per la designazione da assegnare al SPP, proporre iniziative in materia di prevenzione e protezione, ricevere informazioni dall’Armatore riguardanti la Valutazione dei rischi e la eventuale adozione di misure di prevenzione.

Domenico Della Porta
Docente Medicina del Lavoro Uninettuno Roma


25 aprile 2019
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