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Distruggere l’emergenza-urgenza vuol dire creare emergenza salute

Bisogna investire rinnovando velocemente un Ccnl scaduto da un decennio, ma anche tenendo conto del disagio lavorativo, del maggior rischio professionale e psico-fisico (non dimentichiamo le aggressioni e la violenza) e investendo in soluzioni premianti che diano la giusta retribuzione alle Guardie festive e alle notti (indennità o congedi aggiuntivi). 

03 MAG - I nostri Governatori, di qualsiasi indirizzo politico e più o meno consapevolmente, da anni favoriscono il malessere dei Professionisti della Sanità che, assieme ai tagli dissennati delle risorse, sta portando inevitabilmente all’agonia del SSN. Quando, però, si distrugge il Sistema dell’Emergenza-Urgenza si lede il diritto alla cura riconosciuta dalla Costituzione Italiana.
 
Le Istituzioni continuano a ignorare il fatto che in questi anni i Medici dell’Emergenza-Urgenza hanno permesso, proprio grazie alle loro peculiari competenze, di resistere al drastico impoverimento delle risorse del SSN a fronte del progressivo invecchiamento della popolazione e quindi di patologie croniche che inevitabilmente ogni tanto si riacutizzano.
 
La CISL Medici da tempo continua a lanciare grida d’allarme, proponendo soluzioni e chiedendo un confronto per discuterne, senza ottenere alcun riscontro.

Adesso che i (pochi) giovani medici si allontanano da questo lavoro così oneroso e complesso e che i numerosi medici ultracinquantenni stanno per andare in pensione, i politici scatenano la fantasia improvvisando le più svariate e balzane soluzioni.

Affidare il Sistema dell’Emergenza a Medici pensionati, stranieri o non adeguatamente formati non risolverà il problema: i medici purtroppo continueranno a invecchiare, gli stranieri alla prima occasione torneranno nel loro Paese e quelli non formati specificatamente sceglieranno lavori ugualmente retribuiti, ma molto meno faticosi e scevri di responsabilità.

Inevitabilmente aumenteranno le attese, i ricoveri, gli accertamenti diagnostici, le permanenza in PS su barelle ammassate, il disagio agli utenti bisognosi di cure (che non avranno alcun diritto a Privacy e dignità) e il Rischio clinico.
Un’altra “non soluzione” è quella di aumentare le borse di studio per la specializzazione in MEU: darà i suoi frutti tra 5 anni e non considera che già adesso frequentemente l’offerta è maggiore delle candidature.

Molti politici, che improvvisamente scoprono di essere esperti di Emergenza-Urgenza, sono legati a vecchi stereotipi di un lavoro che è cambiato profondamente in questi 40 anni, adattandosi al nuovo assetto organizzativo che ha visto il continuo impoverimento delle risorse, che sicuramente un tempo erano eccessive ma attualmente troppo ridotte o mal organizzate.

Lo specialista in MEU ha acquisito una specificità complessa, perché oltre a gestire le emergenze e le urgenze, deve avere competenze in tutti gli ambiti, identificare in poche ore percorsi, priorità, gravità, indagini diagnostiche e assumersi la responsabilità di ricoverare appropriatamente o dimettere.
Se i nostri politici fossero lungimiranti capirebbero che garantire la cura adeguata in urgenza comporta un guadagno sociale decisamente superiore al costo di un Pronto Soccorso con medici formati e motivati.

Bisogna investire rinnovando velocemente un CCNL scaduto da un decennio, ma anche tenendo conto del disagio lavorativo, del maggior rischio professionale e psico-fisico (non dimentichiamo le aggressioni e la violenza) e investendo in soluzioni premianti che diano la giusta retribuzione alle Guardie festive e alle notti (indennità o congedi aggiuntivi).

Le Regioni, inoltre, dovrebbero applicare il DM 70/2015 e avere il coraggio di riconvertire i pericolosi Punti di Primo Intervento lasciati aperti (con grave dispendio di finanza pubblica e di risorse umane) unicamente per accontentare Comitati di elettori male informati e spesso strumentalizzati dal politico di turno in cerca di voti.

Dal canto loro le Aziende dovrebbero perseguire il benessere organizzativo, premiare il merito e favorire percorsi agevolati di presa in carico con gli altri specialisti ospedalieri e di maggior integrazione con i servizi sociosanitari. Un Pronto Soccorso efficiente e funzionante rispecchia una Direzione Strategica lungimirante.

Ribadiamo la nostra disponibilità, nell’ottica di una proficua collaborazione, al confronto e alla discussione con le Istituzioni, sperando di essere ascoltati.
Nello stesso tempo siamo convinti che il nostro ruolo di rappresentanti dei Medici ci impone non solo la tutela della categoria, ma anche quella (sacra) della Salute Pubblica, fornendo la corretta informazione alla cittadinanza, che deve essere consapevole della gravità della situazione e dei rischi che sta correndo.
 
Giuseppina Fera
Coordinamento Nazionale Cisl Medici

03 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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