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Congresso Snr-Fassid. Bibbolino: “Rinnovare il contratto per ridefinire le regole”. E su autonomie: “Paese non può rimanere in mezzo al guado”

Si è aperto al Teatro Massimo comunale di Siracusa il Congresso nazionale dei medici radiologi. Il segretario: “Chiediamo di recuperare i nostri soldi, quelli della Ria improvvidamente sottratti ai nostri fondi, per firmare un contratto che aspettiamo da 10 anni. Conosciamo le condizioni generali del Paese e ci avviciniamo ad esse con mentalità costruttiva”. LA RELAZIONE

09 MAG - Rinnovo contrattuale, condizioni di lavoro dei medici radiologi, formazione specialistica, sicurezza delle cure, rapporto tra intelligenza artificiale e telemedicina. Sono questi soli alcuni dei temi sotto i riflettori del XVI Congresso nazionale dei medici radiologi Snr-Fassid che si è aperto oggi Teatro Massimo comunale di Siracusa. Un Congresso presieduto da Giuseppe Capodieci e aperto da Corrado Bibbolino, Segretario nazionale Snr-Fassid che in una lunga e dettagliata relazione ha toccato gli argomenti chiave all’attenzione delle tante anime del mondo della radiologia. Una comunità, ha ricordato “che ha come strumenti di espressione istituzionale alcune Società scientifiche, quelle dell’Area Radiologica, una istituzione Accademica, il Collegio dei Professori, e un sindacato l’Snr che, unito nella Fassid, riunisce più di 10mila dirigenti del Ssn”.
 
Bibbolino ha affrontato immediatamente quali sono state le cose realizzate (il rafforzamento della Confederazione dei Dirigenti della Repubblica e l’istituzione della Fassid, il quarto sindacato italiano) e soprattutto quelle da fare per la categoria “parte piccola ma non insignificante di un sistema paese che ha bisogno di riprendere a credere in se stesso, nella propria crescita e nel proprio sviluppo”.

 
Gli scenari politici. Sul tappeto c’è innanzitutto il rinnovo contrattuale, che si inserisce in uno scenario pieno di “incertezze e contraddittorietà” con una spinta verso l’autonomia regionale “uno dei principali equivoci in cui versa il Paese, immobilizzandolo”. “Se come cittadini possiamo essere contrari – ha detto – come sindacato non possiamo ignorare che il progetto di rivedere il titolo V della Costituzione è stato sconfitto in un referendum e poi alle elezioni e quindi attrezzarci per garantire una azione di difesa efficace in nuove eventuali organizzazioni. Certo è che il paese non può rimanere in mezzo al guado. Noi pensiamo che la salute con diverse possibilità e velocità sia devastante di ogni nazione unita ed unitaria.Ma la non scelta o l’autonomia mimetizzata può essere ancora ancora peggio”.
 
Ma è sul rinnovo contrattuale che bisogna tenere alta l’attenzione: “Chiediamo di recuperare i nostri soldi, quelli della Ria improvvidamente sottratti ai nostri fondi, per firmare un contratto che aspettiamo da 10 anni. Conosciamo le condizioni generali del Paese e ci avviciniamo ad esse con mentalità costruttiva. Ma riteniamo necessario prospettare assieme alla Fassid alcune riflessioni per rimettere in sesto le regole del gioco. L’applicazione incongrua e perniciosa del Dm 70 sugli standard, il precariato selvaggio, l’uso prevaricatorio degli istituti della reperibilità e della mobilità, la regolamentazione delle sedi e delle assegnazioni, gli effetti devastanti di un mai troppo esecrato blocco del turnover, l’uso divisivo e dispersivo della graduazione delle funzioni, la formazione e non ultima la regolamentazione assicurativa dopo la legge Gelli sono punti che possono e debbono essere affrontati e risolti in poco tempo senza aggravi di spesa”.
 
Soprattutto bisogna difendere il Ssn: “Il quarto posto mondiale rilevato da Bloomberg non è un caso o un errore di valutazione. È sbagliato sottovalutare le ore in più, gli sforzi, i turni asfissianti che tanti, tanti lavoratori e medici e dirigenti sanitari fanno quotidianamente, in silenzio, convinti di fare il loro dovere. Per ogni caso di ‘malasanità’ che viene pubblicato ce ne sono cento, mille di buona che rimangono sconosciuti. Per questo riteniamo necessario insistere su alcuni punti importanti di carattere strutturale ed organizzativo sperando siano utili per concludere una trattativa contrattuale, che pur modesta sotto il profilo economico, rimetta in sesto le regole del gioco”.
 
Bibbolino ha poi toccato il tasto della carenza di personale preconizzata già nel nel 2005 in occasione del congresso dei 50 anni dal Presidente del Odm Enrico Bartolini. “Ricordate i dibattiti sul numero dei medici radiologi che molti dicevano essere troppi. Siamo riusciti a limitare i danni evitando di imitare i tragici errori degli inglesi che per voler rimanere in pochi a ‘spartirsi la torta’ hanno dato vita ad una radiologia ‘fotografica’ che nulla ha a che spartire con una disciplina medica fatta per medici. Non è un caso – prosegue – che si venga sottoposti a laparotomia esplorativa non fidando nell’imaging come si faceva in Italia fino ai primi anni '80.  Purtroppo Bartolini non poteva sapere che il tema sarebbe stato aggravato dall’esodo dei cervelli. L’insieme opprimente dell’ambiente e del tipo di lavoro non attrae e sta distruggendo le fondamenta del sistema. Ai giovani deve essere dedicata la nostra attenzione e la nostra attività. Circolano statistiche un po’ discutibili che dicono che il numero di specialisti in Radiologia è meno carente. Già negli ultimi mesi numerosi concorsi per assunzioni a tempo indeterminato sono andati deserti. Speriamo di non assistere ad un film già visto. Con pensionamenti ed invecchiamento abbiamo bisogno di un numero di specialisti più elevato di quello attuale per mantenere gli standard di qualità del nostro Sistema Sanitario non per caso così elevati”.
 
È stato poi ricordato come quello Italiano sia un modello peculiare che risulta vincente per la qualità della nostra assistenza: “La presenza di 250 punti di guardia radiologica attiva e 400 reperibilità, la valutazione clinica contestuale della Ecografia eseguita direttamente, la responsabilità clinica delle radiazioni e della Rm sono caposaldi di una buona sanità collocata sulle nostre spalle. Ma il modello vincente è stato realizzato sulla pelle di coloro che si sono impegnati a garantirlo con sforzi e tensione etica che hanno determinato stili di vita ed impegni che oggi, in assenza di prospettive di carriera e di sviluppo tecnologico, ed a questo proposito non può essere sottaciuto il tema della obsolescenza, i giovani non ritengono allo stato dell’arte giustificate”.
 
Tra i tanti temi toccati c’è poi quello della teleradiologia dei big data e dell’intelligenza artificiale e soprattutto dell’importanza della formazione. “Diventa pleonastico parlare di teleradiologia, ma purtroppo occorre a volte ripetere anche l’ovvio – ha affermato –  non si tratta di essere favorevoli o contrari. Sarebbe come essere favorevoli o contrari alla pioggia o al sole. La telemedicina e, nel suo ambito, la teleradiologia, è una parte importante del nostro lavoro. Basta farla ed operare secondo le linee guida del Ministero e dell’Istisan. Noi siamo favorevoli alla teleradiologia in urgenza, alle pratiche condivise. Siamo contrari alle scorciatoie che realizzano prestazioni ambulatoriali per lo più di scarsa utilità, mettendo a rischio i profili professionali ed assicurativi dei colleghi. L’art 5 della 24/2017 è molto chiaro sulla sicurezza delle cure e sulle linee guida. Chi opera in disprezzo delle linee guida è un imprudente e se costringe qualcuno a farlo un mascalzone. E comunque questa nostra posizione non è diversa ad esempio da quella francese e anche in altre sedi internazionali è apprezzata da molte persone serie”.
 
La Radiologia è stata la prima a coniugare clinica e dematerializzazione, dati e professione, ha poi ricordato Bibbolino: “Accanto ad esse lo sviluppo della Intelligenza Artificiale, dei big data, del deep learning. Avere cultura significherà poter evitare gli errori fatti in passato quando abbiamo lasciato che la tecnologia sopravanzasse la regolamentazione creando un far west dal quale ci riprendiamo a stento. E per far questo appare indispensabile che, per un sereno approccio alla professione di medico radiologo, queste materie siano oggetto non episodico od occasionale di approfondimento e di insegnamento. Cominciando a capire che questo tipo di conoscenza non è alternativo, ma integrativo e complementare della cultura tecnica per realizzare un medico radiologo. Molti lavori parlano di come sostituire ma pochi di come aiutare o modificare flussi, tempi e modalità di lavoro. Essere pro o contro le nuove scoperte non ha senso. Il luddismo è condannato dalla storia. Ma non vorremmo che si ripetessero gli errori del passato quando l’amore per le nuove tecnologie ha sopravanzato l’interesse per la persona ed il malato. Abbiamo ancora nelle orecchie e negli occhi quelle conferenze e quei manifesti dove esaltando il potere di risoluzione e la velocità delle nuove attrezzature si pensava che avrebbero risolto da sole ogni quesito diagnostico. Dimenticando che al centro di ogni processo medico c’è l’uomo ed il rapporto medico paziente”.
 
Bibbolino ha ricordato Machiavelli che “combatte la corruttela italiana, e non dispera del suo paese. Ha le illusioni di un nobile cuore. Appartiene a quella generazione di patrioti fiorentini, che in tanta rovina cercavano i rimedi, e non si rassegnavano, e illustrarono l’Italia con la loro caduta”. Per questo, conclude “Io sto con Machiavelli. Lottando anche per coloro che non sanno quello che fanno. Lottando per un paese migliore perché un paese diventa migliore quando sono migliori le proprie parti sociali.  È quella radiologica che coniuga medicina e tecnologia è una parte importante della società italiana ed europea, è una parte importante per disegnare tra le onde della nostra professione il futuro”.

09 maggio 2019
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