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Consiglio nazionale Fofi. Mandelli: “Noi precursori del modello di farmacia a livello europeo”

Il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti ha aperto il suo intervento al Consiglio nazionale evidenziando come il documento “Farmacia 2030: Una visione per la farmacia di comunità in Europa” elaborato dal PGEU (l'associazione dei farmacisti europei) per delineare le sfide del futuro, racchiuda quanto già da anni sostenuto e realizzato dalla Fofi in Italia. “Avevamo una visione chiara di quanto si doveva e si deve fare, e ci viene riconosciuto”. Nella relazione del presidente il punto anche sulla governance del farmaco, sulla formazione, sull’occupazione e gli altri aspetti fondamentali della professione. LA RELAZIONE

10 MAG - I farmacisti italiani sono stati precursori del modello di farmacia europea. Lo ha evidenziato il presidente della Fofi Andrea Mandelli che, aprendo oggi il Consiglio nazionale della Federazione, ha evidenziato come il recente documento Farmacia 2030: Una visione per la farmacia di comunità in Europa” elaborato dal PGEU (Pharmaceutical group of the European Union, l'associazione dei farmacisti europei) per delineare le sfide del futuro contenga molte delle idee e delle proposte sviluppate dalla Federazione già a partire dal 2006, con il Documento federale sulla professione, e poi nel 2009, nel percorso che ha portato alla Legge sulla Farmacia dei Servizi. Dieci anni fa, dunque, la Fofi aveva già intuito come la professione di farmacista e il presidio della farmacia sarebbe dovuto cambiare per rispondere alle sfide del futuro.

Nel documento, ha evidenziato ad esempio Mandelli, trovano riscontro “la nostra azione costante per contrastare la distribuzione diretta e l’esclusione della farmacia di comunità dal circuito dell’innovazione farmacologica” ma anche “la nostra preoccupazione che il ritorno degli innovativi potrà avvenire solo se tutto il corpo professionale sarà preparato adeguatamente, se dei nuovi farmaci avremo la stessa conoscenza che abbiamo delle molecole che abitualmente dispensiamo”. E ancora “si possono ritrovare molti altri aspetti che abbiamo sempre considerato importanti”, come “la costruzione di un Fascicolo sanitario elettronico in cui il farmacista fosse non solo inserito nel flusso dei dati ma apportasse un contributo importante o la realizzazione di una efficace collaborazione interprofessionale. E lo stesso vale per il criterio della remunerazione, che oggi tutti riconoscono non possa più basarsi esclusivamente sul margine commerciale ma debba riconoscere il valore delle prestazioni professionali, dei servizi cognitivi”. Il documento del Pgeu cita, peraltro, come pratiche di eccellenza, il Progetto I-MUR nato in Gran Bretagna ma per la prima volta realizzato in Italia come studio randomizzato e controllato.


“Avevamo una visione chiara di quanto si doveva e si deve fare”, “come ci viene riconosciuto anche da questo documento”, ha detto Mandelli. “La nostra elaborazione teorica, il nostro impegno concreto, l’efficacia del nostro messaggio sono stati anche il catalizzatore di altre iniziative e tutto questo oggi ci viene riconosciuto nei fatti”.

Il presidente ha quinti proseguito il suo intervento per fare il punto sull’attuale situazione italiana.

LA CRISI ECONOMICA NON ARRETRA, LA SPESA SANITARIA E FARMACEUTICA SI CONTRAE
È ancora fosco lo scenario economico nel nostro Paese. “L’economia è stagnante se non peggio, il debito aumenta ed è lecito temere che la riproposizione della spending review non sia altro che il preludio a nuovi tagli lineari. E purtroppo sappiamo che questo tipo di misura inevitabilmente va a colpire il comparto sanitario, che ha già abbondantemente dato il suo contributo”, ha detto Mandelli illustrando come la spesa farmaceutica sia cresciuta del 6,5%, ma se la spesa ospedaliera ha superato il tetto di 2,2 miliardi, quella convenzionata è calata del 4,1% ed è rimasta significativamente inferiore al tetto programmato. “Per il prossimo triennio (2020-2022) la spesa dovrebbe crescere ancora più lentamente e, alla fine raggiungerà il 6,4% del PIL, tra i valori più bassi tra i principali paesi UE. E già nel 2018 la spesa sanitaria a consuntivo è risultata inferiore in termini assoluti di ben 6 miliardi rispetto alle previsioni”, ha spiegato Mandelli spiegando come il sistema sanitario si stato finanziato per anni “al di sotto dei bisogni e se ancora possiamo vantare risultati eccellenti in termini di indicatori generali, l’aumento dell’aspettativa di vita, e più specifici, come la sopravvivenza all’infarto, lo dobbiamo a questo punto anche a fattori esterni alla sanità. Ma non possiamo continuare così: lo ha ribadito anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio: ulteriori tagli rischiano di incidere sulla qualità dei servizi offerti o sul perimetro dell’intervento pubblico nella tutela della salute, cioè meno prestazioni per il cittadino in seno al SSN”.

LA FARMACIA DEI SERVIZI: A CHE PUNTO SIAMO
Lo scorso 21 marzo si è insediato il Gruppo di lavoro sulla farmacia dei servizi promosso dal Ministero della Salute per decidere come attuare la sperimentazione. “E’ evidente – ha spiegato Mandelli - che l’insieme dei servizi tra i quali operare la selezione è quello previsto dal DLgs 153 del 2009 e gli altri che lo hanno seguito, ma già nella seconda riunione del 17 aprile sono stati stabiliti tre aspetti fondamentali, tre punti ben definiti. Il primo è l’individuazione degli ambiti principali di intervento della farmacia, che sono i servizi cognitivi, con particolare riferimento al supporto all’aderenza terapeutica, le campagne di screening, sul modello di quello del colon retto, e le funzioni di front-office, come il servizio CUP o la consegna dei referti. Il secondo punto affrontato è che le attività professionali del farmacista, soprattutto il supporto all’aderenza terapeutica, sono da realizzare in team, in sinergia con gli altri attor del processo di cura, a cominciare ovviamente dai medici. Il terzo punto è che, come recita il decreto istitutivo del gruppo di lavoro, andranno stabilite anche le modalità concrete di erogazione, così da raggiungere una standardizzazione che consenta sia l’omogeneità nel territorio nazionale delle prestazioni rese sia la misurazione dei risultati clinici e socio-economici, da cui dipende la remunerazione delle prestazioni stesse”.

Uno dei “passaggi cardini”, ha evidenziato il presidente della Fofi, riguarderà la rilevazione e la valutazione sul piano dell’efficacia e del ritorno economico dell’intervento del farmacista e della farmacia di comunità. “Mai come oggi è fondamentale dimostrare la validità di quanto si propone e la sua costo-efficacia. E una volta avviata la sperimentazione non saranno ammesse scorciatoie: sarà necessario il massimo impegno, la massima apertura alla collaborazione con le strutture sanitarie e con gli altri professionisti, premesso che nel gruppo di lavoro saremo attenti a costruire uno schema in cui siano ben chiari i limiti delle competenze di tutti e sia stabilito una corretta comunicazione tra tutte le figure impegnate nel processo di cura”. Questo anche tenuto conto del fatto che, ha spiegato Mandelli, “tutte le professioni stanno attraversando, sulla spinta della crisi economica ma anche dell’evoluzione tecnologica, una sorta di rimescolamento delle competenze e delle funzioni. Non dobbiamo contribuire a questo gioco perverso sminuendo noi stessi il nostro operato”.

IL RAPPORTO CON IL CITTADINO, UN PUNTO DI FORZA DA IMPLEMENTARE
“Su questo terreno nessun competitor come Amazon potrà mai farci concorrenza”, ha detto Mandelli sollecitando la categoria a “tutelare il rapporto con il cittadino, la comunicazione costante, la capacità di ascoltare e di essere empatici”.

FARMACIA DEI SERVIZI: OLTRE I DECRETI C’E’ DI PIU’
Il futuro non si esaurisce qui. Anche per la farmacia dei servizi “in prospettiva sono possibili sviluppi che vanno anche oltre il dettato dei decreti applicativi della Legge sulla farmacia dei servizi. Dimostrare di saper operare per la qualità è la chiave anche per ottenere altri risultati, come la dispensazione sul territorio dei farmaci innovativi. Ma ci sono anche altri aspetti, per esempio il capitolo delle vaccinazioni e della prescrizione sulla base di protocolli condivisi”. Una proposta che la Fofi aveva già avanzato, e che “è stata respinta, ma soprattutto fraintesa”, ha osservato Mandelli ma “fare della farmacia un punto di informazione sulle vaccinazioni e, entro un quadro ben definito, di erogazione non è una pratica d’emergenza” bensì “una modalità riconosciuta per aumentare le coperture”.  

Un’altra possibile evoluzione riguarda, per il presidente della Fofi, il farmacista quale “supplementary prescriber”, cioè il professionista che, dopo un corso universitario ad hoc, prescrive direttamente i farmaci previsti all’interno di un piano di gestione clinica concordato con il paziente e il medico. “E’ una pratica introdotta nei primi anni 2000 nel Regno Unito e di cui si sta discutendo anche in Francia”, ha spiegato Mandelli.

PRESUPPOSTO FONDAMENTALE: LA FORMAZIONE
Ma tutte queste ipotesi, non possono prescindere da una adeguata formazione. “E anche una volta ottenute eventuali abilitazioni resta la necessità di continuare ad aggiornarsi, di mantenersi al passo con i tempi”, ha detto Mandelli introducendo il tema dell’Ecm. “Dal lato dell’offerta formativa, la Federazione ha fatto tutto il possibile non solo per agevolare l’assolvimento degli obblighi formativi, ma anche per cambiare la filosofia dell’aggiornamento. Non si tratta di raccogliere punti in modo indiscriminato, ma di compiere un percorso al termine del quale si hanno più conoscenze e si è migliorata la propria professionalità in un mondo – quello delle scienze mediche e del farmaco – che si evolve con una rapidità sconvolgente. E infatti abbiamo ottenuto, con l’istituzione del Dossier formativo, di poter ridurre il numero di crediti necessario proprio perché seguire il dossier significa aumentare realmente le proprie competenze in aree rilevanti in funzione delle esigenze della collettività e del servizio sanitario”.   

Tuttavia il presidente della Fofi ha richiamato alla necessità di un maggior impegno dei farmacisti in questo ambito: “La partecipazione effettiva resta ancora insufficiente e questo non è accettabile”. “Ricordo che da quest’anno, con l’entrata in vigore del ‘Manuale sulla formazione continua’, ogni singolo professionista sanitario sarà personalmente coinvolto e responsabile della gestione del proprio percorso formativo, compresi esoneri ed esenzioni. E’ stato un passaggio impegnativo per la cui gestione va un ringraziamento a Giovanni Zorgno”, ha detto Mandelli. 

FARMACOVIGILANZA: SERVE PIU’ IMPEGNO
Oltre all’Ecm, c’è un altro aspetto che, secondo il presidente della Fofi, negli ultimi tempi sembra essere uscito dalla consapevolezza del farmacista, ed è la farmacovigilanza. “E’ un’attività fondamentale per tutti professionisti sanitari, ovviamente, ma ritengo che in modo particolare noi farmacisti, gli specialisti del farmaco, dobbiamo mettere la farmacovigilanza tra le priorità della pratica professionale”. C’è dunque bisogno di una inversione di tendenza perché oggi, secondo i dati descritti da Mandelli, “se si esaminano le segnalazioni di ADR da gennaio 2014 a marzo 2017, il 67% viene da medici e solo il 16% da farmacisti, e gli infermieri contano per il 7%. Un dato che va pesato tenendo presente che la gran parte dei farmacisti segnalatori sono ospedalieri”.  

Per Mandelli, oltre a una maggiore consapevolezza, potrebbe riversarsi utile “rendere più agevole la segnalazione prevedendo l’incorporazione di Vigifarmaco nei software gestionali o con altre modalità da studiare”.

LA COLLABORAZIONE CON LE ALTRE PROFESSIONI SANITARIE
Intensificare la collaborazione con i professionisti del Ssn e con le loro rappresentanze “non significa – ha evidenziato Mandelli - penalizzare la sperimentazione di modelli organizzativi differenti, anche allo scopo di generalizzare esperienze positive. Quello che però chiedono tutti i professionisti della salute -siamo più di un milione e mezzo - è che le decisioni sulla governance che si impongono, vengano elaborate e discusse coinvolgendoci”. Ricordando la prima assemblea congiunta degli operatori del Ssn, svolta il 23 febbraio scorso a Roma, il presidente Fofi ha ribaditi come le professioni e ch le rappresenta siano “portatori di un bagaglio enorme di competenze, che possono e devono essere spese anche sul versante organizzativo, sulle priorità, sui processi decisionali. Siamo noi che concretamente realizziamo il processo di cura, ci confrontiamo con i cittadini e non si può più prescindere dalla nostra competenza, e dalla nostra esperienza, se si ha realmente a cuore una sostenibilità del Servizio sanitario che garantisca anche una concreta tutela dei cittadini”.

Mandelli ha portato l’esempio della richiesta della FIMMG di allargare la prescrivibilità dei nuovi ipoglicemizzanti al medico di famiglia: “E’ centrale anche dal punto di vista del farmacista di comunità, e non a caso siamo intervenuti pubblicamente in appoggio alla loro richiesta. Anche la realizzazione del corso ECM sulla Ricetta veterinaria elettronica in collaborazione con la FNOVI costituisce un esempio di come già oggi, e ancora di più in futuro, dobbiamo agire sui temi trasversali della pratica professionale”.

A questo scopo il 21 marzo scorso si è insediato presso il ministero della Salute il Tavolo di confronto permanente con le professioni sanitarie, che dovrà affrontare anche tematiche oggetto del Patto della Salute (le risorse, la revisione dei ticket, la riorganizzazione della assistenza territoriale, i fabbisogni di personale, l’interconnessione informatica, l’edilizia sanitaria, il ruolo delle professioni sanitarie) ma che è chiamato ad affrontare anche alcuni nodi importanti per la vita professionale, a cominciare dai decreti applicativi della Legge di riforma degli Ordini che ancora mancano all’appello. Per Mandelli, inoltre, “questioni come la revisione del procedimento disciplinare e delle funzioni della CCEPS, la qualifica degli Ordini stessi come enti sussidiari dello Stato richiedono un significativo approfondimento. E accanto a questi temi c’è quello delle forme di avvalimento tra gli Ordini Provinciali”.

Mandelli ha quindi informato che in merito allo schema di associazione, quello costruito dalla Federazione per i servizi degli Ordini della Lombardia, Brescia, Como, Lecco e Milano-Lodi-Monza Brianza, proposto al Ministero, è giunta il 14 marzo “una risposta positiva”, per la precisione che “non vi sono osservazioni in merito”.

Mandelli ha quindi ricordato anche l’importante collaborazione già in atto tra tutte le componenti della professione del farmacista. Il presidente Fofi ha quindi ricordato il ruolo della Fondazione Cannavò, di cui è stato negli scorsi mesi nominato presidente Luigi d’Ambrosio Lettieri e tra le cui iniziative rientrano sia la piattaforma Farma Lavoro sia il Congresso Nazionale FarmacistaPiù, la cui prossima edizione si terrà il 4 e 5 ottobre a Milano, ma anche l’importante partecipazione della FOFI alla Farma Academy della Fenagifar, alla cui presidenza è stato eletto Maurizio Pace.

UNIVERSITA’ E ALLARME DISOCCUPAZIONE
“Esce confermato – spiega il presidente - il quadro di una professione in cui la domanda è destinata a restare costante a fronte di un numero di laureati superiore alla richiesta: anche se le fonti non concordano si stima che ogni anno siano circa 5000, e oltre 4000 si iscrivono all’Ordine. Sono dieci volte il fabbisogno programmato per il 2018-2019”. Come già denunciato dal vicepresidente Fofi, Luigi D’Ambrosio Lettieri, nell’audizione alla Commissione Cultura della Camera, “se non si interviene immediatamente nell’arco di un ventennio vi saranno circa 50.000 farmacisti disoccupati che andranno ad aggiungersi agli attuali”.

Cosa fare, allora? “La Federazione – ha spiegato Mandelli - ha ribadito che prima di qualsiasi altro intervento si deve ancorare la programmazione degli accessi al fabbisogno reale di farmacisti. Vanno rivisti anche i criteri di selezione all’ingresso, oggi affidata a quiz generici non idonei a stabilire le reali capacità dello studente in relazione al corso di studi e, in prospettiva, a ricoprire il ruolo professionale corrispondente. Occorre una selezione meritocratica durante il corso di studi, non uno sbarramento all’ingresso: tutti devono potersi presentare al nastro di partenza e, in caso di difficoltà, poter imboccare un’altra strada”.

La proposta federale per i corsi di laurea in Farmacia e CTF prevede l’iscrizione diretta al corso universitario prescelto e, al termine del primo anno di studi, una selezione per l’iscrizione al secondo; chi non supera la selezione potrà comunque richiedere l’iscrizione a un altro corso di studi. “Ma è evidente che questa è una soluzione realizzabile con tempi non compatibili con la gravità della situazione, quindi abbiamo richiesto in audizione l’introduzione transitoria del numero programmato a livello nazionale”.

Per la Fofi va anche affrontata la questione di una rivisitazione periodica del piano di studi, “che deve potersi adattare all’evoluzione di conoscenze scientifiche e mercato del lavoro”.

La Federazione sta inoltre riflettendo se sia utile mantenere due distinti corsi di laurea – Farmacia e CTF – o non sia opportuno ammodernare i due curricula universitari all’interno di un unico corso di laurea magistrale.  

Sottolineata poi la necessità di adeguare il numero dei posti di specializzazione in farmacia ospedaliera alle effettive esigenze “ad oggi non soddisfatte” e di contrattualizzare gli specializzandi come previsto per quelli dell’area medica. “Una questione che non intendiamo certo lasciar cadere”.

Ma anche l’Esame di Stato, per la Fofi, richiede una riforma che potrebbe anche favorire ampliamento del corso di studi nella direzione delle nuove esigenze della pratica professionale, e di questo si sta occupando uno specifico gruppo di lavoro federale.

FARMALAVORO
Continua l’attività di Farma Lavoro, con numeri costantemente in crescita: l’ultimo rilevamento segnala circa 949.000 utenti unici, 2.756.000 sessioni e 14,5  milioni di pagine viste, un totale di 23.450  iscritti con 9.704 inserzioni di ricerca di collaboratori pubblicate. Le inserzioni archiviate, cioè giunte a buon fine, sono state 3445.

FARMACISTI VOLONTARI PER LA PROTEZIONE CIVILE
Il presidente della Fofi ha quindi voluto rendere omaggio all’Associazione farmacisti volontari per la Protezione civile, che compie 10 anni. Nata l’indomani del terribile sisma dell’Aquila, da allora si è guadagnata anche il riconoscimento della stessa Protezione Civile, di cui oggi costituiscono uno dei pilastri del volontariato. “Un riconoscimento che – ha detto Mandelli - va alla capacità organizzativa e alla competenza, ma anche all’abnegazione dei nostri volontari tutti: persone che si sono dimostrate pronte a lasciare il lavoro e la famiglia per accorrere là dove c’era bisogno. A tutti loro, a cominciare dalla presidente Enrica Bianchi, va il nostro grazie per avere dimostrato al massimo grado il forte spirito di solidarietà che è patrimonio della nostra professione”.

Il presidente della Fofi ha quindi riferito in merito all’inaugurazione, lo scorso 3 maggio, della farmacia didattica dell’Università di Camerino, una struttura d’avanguardia realizzata grazie ai fondi che raccolti dopo il sisma del 2016.

PARAFARMACIE
Tra i problemi ancora sul tappeto, Mandelli ha infine ricordato la necessità di “chiudere con la stagione delle liberalizzazioni improprie e delle riforme fatte in nome del servizio al cittadino, ma in realtà avendo ben presenti gli interessi di altri attori economici”. Nello stesso tempo vanno però risolte, ha evidenziato il presidente, “le oggettive difficoltà dei colleghi che hanno creduto alla parafarmacia – questo istituto che non ha eguali al mondo – come a una possibile soluzione.  Come sapete, abbiamo avviato un Tavolo con i rappresentanti dei titolari di parafarmacia, nel quale è stata successivamente coinvolta anche Federfarma, per trovare una via di uscita che tuteli i colleghi titolari di sola parafarmacia impedendo nel contempo che proceda lo scardinamento del servizio farmaceutico, che proprio nella legge 405 sulla distribuzione ausiliaria e successivamente nelle liberalizzazioni del 2006 ha le sue origini. E’ evidente che la ricerca di un compromesso non è semplice, ma è altrettanto evidente che un’ulteriore riduzione del perimetro delle attività esclusive  delle farmacie non può che costituire un formidabile regalo a soggetti economici estranei alla professione. Questa è la linea elaborata dal Comitato Centrale, approvata dal Consiglio Nazionale, che è stata alla base del lavoro del tavolo e va affermata con coerenza sul territorio”.

CAPITALI IN FARMACIA
“Abbiamo fatto tutto quanto era possibile per impedire che l’apertura ai capitali si traducesse in un’autostrada per la concentrazione in mano a pochi grandi gruppi di una rete di presidi fondamentale per il Servizio sanitario. Anzi, possiamo rivendicare con orgoglio di essere stati tanto efficaci da indurre persino i relatori della Legge al Senato a dichiarare pubblicamente l’inadeguatezza dei limiti previsti: quel tetto del 20% delle farmacie a livello regionale che di fatto è il via libera alla creazione di un oligopolio. Il capitolo, però – ha detto Mandelli -, non è chiuso, ma è chiaro a tutti che la partita si gioca con antagonisti di considerevole peso economico, il che spiega come sia stato sistematicamente respinto ogni tentativo di introdurre correttivi in diversi provvedimenti. Ma è altrettanto evidente che nella politica, trasversalmente, c’è una forte consapevolezza della pericolosità di questa strada”.

Per il presidente della Fofi “non sarà una battaglia facile” ma “noi saremo sempre in prima linea per difendere il nostro modello della farmacia retta da professionisti che, al di là della ragione sociale, siano sempre liberi di operare in scienza e coscienza per la salute della collettività”.

10 maggio 2019
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