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Medicina generale. Fimmg: “Seguire indicazioni Ocse e investire nelle cure primarie”

Il segretario Scotti commenta il recente focus dell’Organizzazione internazionale presentato al G7 di Parigi. “Più medici di medicina generale e meglio pagati, promuovere team di cure primarie, è l'obiettivo che stiamo perseguendo, avanti con il  microteam acceleriamo i tempi per il rinnovo della Convenzione”

20 MAG - “La relazione dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)  al G7 dei ministri della salute riassume puntualmente tutte le sfide che da anni abbiamo lanciato alle istituzioni per il rilancio del SSN attraverso la valorizzazione del ruolo della Medicina Generale - commenta Silvestro Scotti, Segretario Nazionale della FIMMG - a partire dall'incremento delle risorse per il finanziamento dei team multiprofessionali in cui il medico di famiglia riorganizza le attività assistenziali con l'aiuto del proprio personale infermieristico e amministrativo, oggi possibile in una percentuale di casi ridicola, e in cui possa essere prevedibile anche l'integrazione con diverse  figure di supporto per la riabilitazione e l'assistenza sociale”.
 
“E' significativo – rileva Scotti - che l'OCSE non solo metta in rilievo l'importanza del pay for performance come meccanismo di remunerazione più adeguato nei sistemi sanitari in grado di misurare i risultati dei percorsi di salute, ma ritenga fondamentale la capillarità dell'assistenza territoriale e lo sviluppo delle reti  informatiche: tre aspetti che insieme possono essere riassunti nell'introduzione, nella prossima Convenzione di aggregazioni funzionali,  in un modello organizzativo che deve mantenersi equo, diffuso e di qualità anche a fronte della citata diminuzione del numero di medici”.

 
“Le premesse – precisa - a tutto questo sono già presenti negli atti legislativi e sul tavolo delle trattative, ma rischiano di restare lettera morta in assenza di nuovi investimenti che, come da nostre proposte, devono trovare fonti di finanziamento nella riduzione dell’IVA al 4% per l’acquisto di strumentazioni diagnostiche da parte della medicina di famiglia e nel creare,  attraverso una formazione specifica per collaboratori di studio medico, decine di migliaia di posti di lavoro qualificati per gli aventi diritto al reddito di cittadinanza,  con conseguente miglioramento  della qualità dell'assistenza ai cittadini e  vantaggi fiscali per i medici di famiglia nella loro qualità di datori di lavoro”.

20 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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