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Tasse universitarie. “Differenze anche di 2000 euro tra atenei. Servono criteri uniformi”. Il dossier di Federspecializzandi

L’analisi contenuta in un report sulla tassazione universitaria dei medici in formazione specialistica. Tra i numeri più interessanti spiccano quelli sulla tassazione ISEE, che mettono in luce come solo 14 atenei su 40 (35%) applichino una qualche forma di contribuzione progressiva secondo tale regime, e quelli relativi alla forbice tra importi massimi possibili pagati dagli specializzandi, che oscilla attorno ai 2000 euro. IL REPORT

30 MAG - "Quante tasse universitarie pagano gli specializzandi? Come sono ripartiti i fondi per la didattica? A queste domande FederSpecializzandi – Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica prova a rispondere con il 1° Report nazionale sulla tassazione universitaria dei medici in formazione specialistica: un lavoro durato mesi, che ha l’obiettivo di fare luce sulla grandissima eterogeneità di situazioni in Italia.
 
Nel dossier di 26 pagine sono stati analizzati regolamenti e bilanci di tutti e 40 gli atenei su cui insistono Scuole di Specializzazione mediche, per fornire una panoramica quanto più ampia sull’equità dei meccanismi che regolano il sistema di tassazione.
 
I dati raccolti sono stati studiati e raccolti in 3 sezioni tematiche: importi e composizione delle tasse universitarie; ISEE e fasce contributive; trasparenza sui bilanci di ateneo.
 
Tra i numeri più interessanti spiccano quelli sulla tassazione ISEE, che mettono in luce come solo 14 atenei su 40 (35%) applichino una qualche forma di contribuzione progressiva secondo tale regime, e quelli relativi alla forbice tra importi massimi possibili pagati dagli specializzandi, che oscilla attorno ai 2000 euro.

 
“Valore tutt’altro che irrilevante, se si considera che corrisponde a più di una mensilità.” spiegano dall’Ufficio di Presidenza. “Nel complesso, la scarsa trasparenza relativa alla gestione delle Scuole di Specializzazione è tanto più significativa se si tiene in considerazione l’enorme variabilità nei servizi offerti ai medici in formazione (come mense o abbonamenti a riviste scientifiche). Come è noto, inoltre, l’accessibilità a fondi diretti per la formazione è molto eterogenea e spesso non soddisfacente: alcuni specializzandi, ad esempio, hanno rimborsi per attività congressuali o per periodi in strutture lontane inserite nella rete formativa, altri no. Questa disomogeneità è iniqua, e occorre intervenire per trovare denominatori comuni.”
 
La soluzione, secondo FederSpecializzandi, “è quella di definire criteri uniformi sulla tassazione per le Scuole di Specializzazione mediche in tutto il territorio nazionale, mediante sistemi equi e progressivi che tengano conto di indicatori familiari e del costo della vita nelle diverse città, con vincoli di rendicontazione e di spesa delle risorse incamerate dalle Università. In parallelo, occorre rivalutare e aumentare l’importo del trattamento economico del contratto di formazione specialistica, bloccato sui valori del costo della vita del 2007”.

30 maggio 2019
© Riproduzione riservata


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