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Se la Magistratura “mina” l’autonomia degli Ordini. Lettera aperta al presidente Fnomceo 

Un membro della Commissione disciplinare dell’Omceo di Bologna ha scritto al presidente Anelli per sottolineare come, dopo l’intervento della Procura che ha inquisito i componenti della Commissione a seguito della loro decisione di radiare l’assessore alla sanità della Regione Sergio Venturi, sia venuta meno la garanzia di autonomia di giudizio da parte degli Ordini stessi in materia di valutazione della condotta dei propri iscritti

22 LUG - Di seguito la lettera aperta al presidente della Fnomceo Filippo Anelli scritta dal Consigliere dell'Omceo di Bologna Salvatore Lumia.
 
Caro Presidente Anelli,
sono uno dei medici italiani che ha l’onore di far parte del Consiglio di un Ordine dei Medici Chirurghi della Repubblica Italiana  e, come Consigliere ha  il compito - e l’onere - istituzionale di far parte come Vice Presidente della Commissione Medica  deputata - tra l’altro – a dover valutare da punto di vista disciplinare le condotte dei Colleghi iscritti secondo i dettami  e le regole di condotta prescritte dal nostro Codice Deontologico anche per ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione, comeespressamente recita il testo del giuramento professionale che tutti noi prestiamo e “che è parte costitutiva del Codice stesso” come riconosciuto dall’art. 1 del Codice Deontologico vigente, che, nell’insieme  delle sue previsioni, concorre nella finalità di garantire, nei confronti dei pazienti, cure adeguate e sicure.

 
Il nostro sistema legislativo ha delineato un sistema in cui la carica elettiva di Consigliere ordinistico e le relative funzioni sono svolte in via di volontariato sociale settoriale ed istituzionale, circostanza che responsabilizza in via diretta e personale, priva di quella immunità altrimenti concessa e reclamata da altri organi dell’Amministrazione, giudicanti e non.
 
Il Legislatore ha ritenuto di creare contrappesi a questo carico di responsabilità, disponendo che ogni atto del procedimento disciplinare sia da un lato “partecipato” al Ministero della Sanità e alla Procura della Repubblica – pena la nullità dei relativi atti – e, dall’altro, della non esecutività dei provvedimenti disciplinari in mancanza della convalida degli stessi da parte dell’autorità Giudiziaria competente (C.C.E.P.S.).
 
Questi sono i “pesi” ed i “contrappesi”, che, se non alterati,  assicurano l’equilibrio funzionale e la stessa sopravvivenza del sistema disciplinare dell’Ordinistica tutta.
 
Come noto a noi tutti, si è verificato un fatto che ha oggettivamente reso il compito di volontariato istituzionale di far parte della Commissione Medica non sereno e tale da rendere mal sopportabile il peso e l’avvertita mancanza di contrappesi sui quali dovrebbe essere fondato il sistema suddetto.
 
La Commissione Medica di un grande OMCeO ha formulato un giudizio disciplinare a carico di un iscritto e dopo questo atto – pur autorizzato nella sua tenuta dal Giudice Disciplinare C.C.E.P.S. in sede cautelare - si è trovata ad essere fatta oggetto di indagini ed inquisiti dalla Procura della Repubblica nei suoi componenti espressisi per la sanzione disciplinare a carico dell’iscritto.
 
Quel “contrappeso” si trova a non avere più, oggettivamente, quella garanzia interna al procedimento originariamente prevista per quella bilancia fabbricata dal Legislatore e ad oggi certificata dal Giudice (C.C.E.P.S.) pre-costituzionale.
 
Tutto questo è successo prima che il procedimento disciplinare arrivasse al suo naturale compimento avanti la Magistratura  disciplinarmente competente (C.C.E.P.S.) e senza che le Autorità Ordinistiche Nazionali dei Medici, ma anche di altre professioni, formulassero la benché minima perplessità in merito a tale evenienza.
 
Che cosa significa questo?
Significa che ogni componente di un organo disciplinare di un qualsiasi Ordine Professionale, che avrebbe l’autonoma competenza di adottare provvedimenti disciplinari in via amministrativa, in virtù del ruolo che è stato loro assegnato dai Colleghi professionisti che lo hanno eletto, non potrà di certo giudicare serenamente il comportamento deontologico di un Collega in quanto condizionato dal retropensiero che, nel caso formuli una sanzione, potrebbe legittimare l’iscritto a lamentare pubblicamente abusi d’ufficio tanto da provocare, anche d’ufficio, l’intervento dell’Autorità inquirente o addirittura a proporre a questa iniziative con ogni conseguente effetto di possibile incolpazione penale. 
 
Preme ricordare quanto già sottolineato sul fatto che la Procura distrettuale competente viene sempre pre-informata di ogni azione che la Commissione di Disciplina pone in atto ed ha pieno titolo a parteciparvi in tutte le sedi di giudizio previste dall’Ordinamento speciale.
 
Caro Presidente, la bilancia si è rotta e – come suol dirsi - far finta di nulla non l’aggiusta.
Un assordante silenzio. Nessuna nota, né richiamo sull’indipendenza dell’organo istituzionale federato, né solidarietà né fiducia sulla convinzione di un positivo operato dello stesso, né della istituzionale riservata giurisdizione della Magistratura disciplinare legislativamente deputata a valutare la fattispecie ed esprimersi su di essa.
 
Sinceramente spiace.
 
Ciò non impedisce comunque di continuare, unitamente ai Colleghi, consci della non premiante solitudine dell’impegno volontario di servizio assunto e con la bilancia a disposizione, rabberciata alla bell’e meglio.
 
Cordialità
 
Dott. Salvatore Lumia
Vice Presidente Commissione Medica OMCeO di Bologna

22 luglio 2019
© Riproduzione riservata


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