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La medicina di famiglia è ancora indispensabile

Certo rimane ancora molto da fare nel territorio e molto si potrà fare se ci sarà una politica illuminata capace di cogliere tutte le opportunità che il ruolo del medico di famiglia offre.

09 SET - In questo ultimo scorcio d'estate la medicina di famiglia ha fatto molto parlare di sé. Al Meeting dell'amicizia a Rimini Giorgetti, sottosegretario del precedente governo, ha decretato praticamente la fine della medicina di famiglia con dichiarazioni a dir poco incaute; (”Ma chi va più dal medico di base? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito”) che hanno trovato la pronta e compatta replica della professione: Fimmg, Simg, Fnomceo, Ministro della sanità e finanche Cittadinanzattiva hanno alzato un coro di voci unanimi in  difesa del medico di famiglia.
 
Di contro in questo periodo la Fimmg, il maggior sindacato dei medici di famiglia, ha organizzato un tour in giro per l'Italia con l'hastag #adessobasta al quale partecipa il segretario Nazionale Silvestro Scotti, per raccogliere opinioni e bisogni  dei cittadini  sul medico e sui servizi che vorrebbero trovare nel suo studio.
 
Nel contempo arriva la notizia della firma della pre- intesa sul nuovo Accordo Collettivo Nazionale che sblocca gli arretrati e rende più chiare le norme per gli incarichi ai medici in formazione e segna un passo avanti verso la sigla della nuova convenzione (QS 6 settembre). La medicina di famiglia non solo fa parlare di sé ma appare quindi in buona salute.

 
Molto è cambiato da quando all'inizio del '900 i luoghi di cura erano rigorosamente separati dai luoghi di vita. L'ammalato doveva essere ospitato in un ambito specifico (Ospedale) dove era possibile avere adeguate   condizioni igieniche, personale specializzato e attrezzature per la cura di malattie acute o croniche, per la loro diagnosi, nonché per la convalescenza e rieducazione fisica.
Il territorio era affidato in origine al medico condotto (funzionario dei comuni per la cura dei più poveri) e poi al medico della mutua, figura che fece la sua comparsa già prima della seconda guerra mondiale ma che ebbe il suo apice nel dopoguerra.
 
E' però solo con l'istituzione del SSN nel 1978 che nasce il medico di famiglia, con il quale viene rivoluzionato il modo di operare in sanità, perché finalmente si riconosce un ruolo centrale alla cura in ambito extraospedaliero.
 
Il medico di famiglia riveste infatti alcune peculiarità:
 
- presta servizio sul territorio
- rappresenta il punto di accesso del cittadino al SSN
- coordina sotto la sua responsabilità l'intera vita sanitaria dei suoi pazienti.
- è responsabile della cura globale della persona.
 
Strategica è la diffusione capillare nel territorio che permette al medico una conoscenza profonda del luogo di vita dei suoi pazienti, delle loro abitudini e degli stili vita, nonché permette un contatto con tutta la famiglia. Una simile conoscenza è spesso alla base di un approccio più adeguato alla cura, e permette di pensare strategie di prevenzione  in relazione agli stili di vita.
Contribuisce inoltre a creare quella rete di rapporti e relazioni (con gli assistenti sociali, gli educatori, gli psicologi) che tanta importanza ha oggi per la tenuta dello stato sociale. Basti pensare al numero di informazioni che il medico di famiglia può fornire nella fornitura di servizi assistenziali (dai presidi all'inserimento nelle case di riposo).
 
A questo si aggiunge che l'ambulatorio del medico di famiglia rimane in assoluto l'unico servizio a pressoché libero accesso senza ticket, permettendo a tutti di avere una risposta pronta e gratuita ai propri bisogni di salute.
 
E' al medico di famiglia che arrivano tutte le indicazioni specialistiche e conoscendo a fondo il paziente sa individuare con più cognizione di causa cosa è meglio per il malato in quel momento e con lui può meglio confrontarsi per le strategie di diagnosi e cura. E questo non è affatto banale. Cosa succederebbe se come suggerito a Rimini da Giorgetti uno scegliesse lo specialista su internet e nessuno tenesse le fila dei vari problemi? Pensate a un farmaco prescritto senza sapere che il paziente ha una insufficienza renale, o un intervento chirurgico fatto a chi è in terapia antiaggregante. Non sempre il singolo malato ha chiaro quali sono le cose essenziali da comunicare.
Una medicina che perdesse il proprio riferimento di fiducia sarebbe destinata a fallire creando complicanze e danni non indifferenti. E per uno Stato che voglia garantire livelli essenziali di assistenza per tutti. Il medico di famiglia continua ad essere il riferimento più efficace.
 
Il medico di famiglia dimostra di avere un ruolo indispensabile anche nella sostenibilità del Ssn con una azione di filtro insostituibile sia nella cura delle patologie da primo approccio sia nella selezione degli esami strumentali di primo livello e nell'accesso allo specialista. Senza questo filtro il SSN non reggerebbe l'urto di una marea di richieste spesso inappropriate.
 
La medicina di famiglia lavora da anni sull'appropriatezza prescrittiva con risultati molto apprezzabili in termine di salute e risparmio economico.
 
Non pare quindi facile pensare di eliminare “tout court” la figura del medico di famiglia specie ora   nel bel mezzo dei grossi cambiamenti sociali che stanno rivoluzionando il contesto nel quale opera oggi la sanità.
 
Dal punto di vista epidemiologico assistiamo a un invecchiamento della popolazione con un concomitante aumento del carico assistenziale dovuto a un aumento delle malattie croniche con cui ormai si convive a lungo. Dal punto di vista sociale ci troviamo di fronte a nuclei famigliari sempre più fragili (anziani soli, famiglie divise per separazioni, figli unici etc). A questo si aggiunge  una forte pressione tecnologica che sa da una parte  porta indubbia efficacia e salute crescente,  dall'altro rischia di far aumentare i costi oltre misura e a creare la falsa illusione di una immortalità.
 
La sfida oggi da affrontare è sempre più quella della sostenibilità e non è pensabile che questa si possa vincere  solo evitando gli sprechi  (cosa ormai per larga parte già effettuata  o in atto).
La sfida della sostenibilità  deve essere vinta in un altro modo: se la vita si allunga  dobbiamo allungare gli anni di vita in buona salute  ritardando per quanto possibile l'insorgenza di malattie croniche invalidanti e quando queste insorgono dobbiamo essere in grado di offrire nel territorio una completa presa in carico , specie ora  che gli ospedali sono sempre più specializzati e tecnologizzati e quindi usufruibili solo in acuzie e per un periodo sempre più limitato.
 
La cura della persona si gioca tutta o in massima parte sul territorio dove spetta al medico di famiglia curare e soprattutto promuovere la salute.
 
È chiaro che perché questo possa avvenire in maniera sempre più efficace  bisogna, pensare a una “ evoluzione dell’attuale sistema organizzativo per garantire la presa in carico attraverso modelli di medicina di iniziativa e di accessibilità domiciliare”  favorendo lo sviluppo “ dei micro-team in cui il medico di medicina generale trovi supporto di personale di studio” e permettendo “ l’introduzione di tecnologie di diagnostica e telemedicina nella gestione della presa in carico e di altri strumenti innovati “. (Mozione Consiglio Nazionale Fimmg 7 settembre 2019)
 
E' necessario quindi “potenziare le attività dei medici di famiglia “e lavorare “sui modelli organizzativi per rendere la medicina generale ancora più adeguata ai bisogni di salute dei cittadini” come ha affermato il Segretario Nazionale Fimmg Silvestro Scotti per far sì che veramente possa “svolgere un vero ruolo di traino del Servizio Sanitario Nazionale”.
 
Troppo poco si è investito nel territorio in questi anni: si è tagliato sempre più i posti letto senza riorganizzare l'assistenza territoriale che faticosamente con le poche risorse disponibili deve affrontare situazioni assai complesse (pazienti dimessi in condizioni di estrema fragilità spesso senza adeguato supporto infermieristico, malati terminali a domicilio senza adeguati servizi di cure palliative, mancanza di Hospice o Ospedali di comunità).
 
C'è molto da fare per rendere sempre più eccellente la nostra sanità e se da una parte lo sviluppo tecnologico e l'Intelligenza artificiale ci fanno sognare illimitate possibilità di intervento in acuzie molto spazio rimane per la prevenzione e la cura della cronicità che deve per forza avvenire nel territorio, fuori dall'ospedale.
 
Troppo presto quindi per recitare il “de profundis” della medicina di famiglia, perché appare chiaro che rimane tutt'oggi un modello imprescindibile per consentire a tutti i cittadini l'accesso e l'erogazione delle prestazioni sanitarie, un modello che garantisce una diffusione capillare tale da permettere una medicina di iniziativa virtuosa capace di incrementare la sostenibilità del sistema.
 
Certo rimane ancora molto da fare nel territorio e molto si potrà fare se ci sarà una politica illuminata capace di cogliere tutte le opportunità che il ruolo del medico di famiglia offre.
 
 
Ornella Mancin
Medico di famiglia
Presidente Fondazione Ars Medica
Omceo Venezia

09 settembre 2019
© Riproduzione riservata


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