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Giornata nazionale psicologia. “Nostro compito è anche quello di aiutare le persone a conoscere e riconoscere i diritti propri e altrui”. Intervista a Giardina (Cnop)

"I diritti di cui una persona gode non solo soltanto uno strumento tecnico-giuridico, ma sono soprattutto una capacità di riscattarsi rispetto al proprio passato. Non si può parlare di diritti se non si ha consapevolezza della propria esistenza. Quando una persona è consapevole dei propri diritti ha già fatto la sua rivoluzione". Così il presidente Cnop ha anticipato i temi che verranno affrontati nella conferenza nazionale del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi in programma domani a Roma.

07 OTT - Prenderà il via domani a Roma la Conferenza nazionale dal titolo “Psicologia e diritti universali”, organizzata dal Cnop – Consiglio Nazionale Ordine Psicologi (vedi il programma) in occasione della Giornata nazionale della Psicologia del prossimo 10 ottobre. Al centro del dibattito ci sarà dunque il tema dei diritti - verso se stessi, verso gli altri - universali e connaturati all’Umanità, ma frutto di conquiste dei singoli e delle comunità. Di percorsi di crescita collettivi ed individuali. I diritti hanno bisogno, per affermarsi e concretizzarsi, non solo di riconoscimenti formali ma di consapevolezza e rispetto.
 
Compito della Psicologia è anche quello di aiutare le persone a conoscere e riconoscere i diritti propri e altrui, a farli crescere e a difenderli, a viverli e farli vivere. Per anticipare i contenuti della conferenza abbiamo intervistato Fulvio Giardina, presidente Cnop.
 
Presidente Giardina, come mai quest'anno avete deciso di mettere al centro della riflessione il tema dei diritti universali declinato in chiave psicologica?

Iniziamo a dire che questa è la quarta edizione della Giornata nazionale della psicologia, un evento che il Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi ha promosso per riflettere su tutti quegli aspetti legati al benessere psicologico. In una società evoluta non ci si può limitare a porre attenzione solo al benessere fisico, biologico, ma è necessario considerare la persona nella sua integrità e globalità. Una persona sta bene quando sa di star bene. Non esiste più una 'gerarchia di sofferenze'. Per questo, dal 2016, abbiamo deciso di prendere questa iniziativa. Il primo anno ci siamo concentrati sul tema "persone e relazioni", il secondo anno sulle "periferie esistenziali", il terzo anno abbiamo poi affrontato il tema dell'ascolto. Quest'anno abbiamo voluto porre attenzione su un tema molto importante, specie se visto alla luce della nuova evoluzione della società. Una società nella quale non esistono più barriere: il mercato globale è una realtà ormai da tempo, così come il fenomeno migratorio. La nostra riflessione verterà dunque su questo: i diritti di cui una persona gode non solo soltanto uno strumento tecnico-giuridico, ma sono soprattutto una capacità di riscattarsi rispetto al proprio passato. Ossia non si può parlare di diritti se non si ha consapevolezza della propria esistenza. Su questo punto domani racconterò la storia dei carusi siciliani.
 
Può già anticiparci qualcosa?
Caruso è un termine dialettale con il quale ci si riferisce ai bambini, ai ragazzi. Fino a qualche anno fa, nelle zolfare siciliane erano presenti i carusi che, dai 7 ai 16 anni, lavoravano fino a 15 ore al giorno. Ed erano contenti di poterlo fare perché ciò permetteva loro di portare qualche soldo a casa per le famiglie. Non erano consapevoli che il loro diritto a giocare, a vivere la spensieratezza della loro età, fosse effettivamente un loro diritto. La psicologia ha il compito anche di mettere l'individuo nelle condizioni di poter ragionare, poter cogliere dentro di sé le motivazioni a migliorarsi e quindi di comprendere che i diritti sono delle pretese legittime. La psicologia diventa così lo strumento attraverso l'essere umano coglie questa profondità in modo da poter conoscere e riconoscere il proprio diritto al gioco, ad essere accudito, ad essere rispettato a prescindere dal colore della pelle o dal luogo di nascita, o ancora, come nella costituzione degli Stati Uniti, il diritto alla felicità.
 
Possiamo dire che conoscere i propri diritti è la premessa per poterli poi rivendicare ed esercitare?
Esattamente. Nel 1948 le Nazioni Unite hanno riconosciuto i diritti universali dell'essere umano. Noi domani, ovviamente da psicologi e non in chiave giuridica, vogliamo riflettere sul tema della consapevolezza dei propri diritti. Quando una persona è consapevole dei propri diritti ha già fatto la sua rivoluzione. Parlare di psicologia significa dunque anche avere responsabilmente coscienza dei propri diritti.
 
Giovanni Rodriquez

07 ottobre 2019
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