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Ex specializzandi. Le reazioni degli Omceo alla sentenza del Tribunale di Genova che ha triplicato i rimborsi per i camici bianchi


La sentenza n.353/2020 ha stabilito tre principi: la prescrizione non è scattata; aumenta il valore delle somme da recuperare; confermato il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi. Monaco (Omceo Siena): "Una sentenza che farà giurisprudenza. Amato (Omceo Palermo): "Si riconosce un diritto sacrosanto del medico". Puttini (Omceo Genova): "Ora intervenga il Parlamento".

10 APR - La sentenza n.353/2020 del Tribunale di Genova pubblicata lo scorso 11 febbraio, è diventata una pietra angolare nella storia della giurisprudenza del contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi. Sono triplicati i rimborsi, con importi anche di 100mila euro, ai medici specialisti penalizzati dallo Stato italiano tra il 1978 ed il 2006. 
 
Sono state accolte in quella sede le tesi del network legale Consulcesi e sono state riconosciuti complessivamente oltre 11 milioni di euro ai ricorrenti. Un corposo dispositivo di oltre 140 pagine ha stabilito tre principi: la prescrizione non è scattata; aumenta il valore delle somme da recuperare; confermato il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi.
 
La setenza è stata accolta con grande soddisfazione dai rappresentanti di diversi Omceo.
 
Per il presidente Omceo Siena e Segretario Fnomceo, Roberto Monaco: “Sembra che la sentenza di Genova sia una sentenza ben fatta, molto approfondita, e sicuramente farà giurisprudenza. In un momento in cui i medici stanno vivendo episodi drammatici nella loro vita, anche per le loro famiglie, questa sentenza ci dà un attimo di respiro, è un momento positivo che può far intravedere la luce di un diritto che penso debba essere riconosciuto a chi ha frequentato le scuole di specializzazione. Spero che sia di buon auspicio per vedere il futuro in maniera più positiva, in cui si parli di belle notizie e non si pensi al coronavirus. I medici hanno dimostrato di essere un valore nel nostro Paese. Hanno dimostrato con il loro senso del dovere di adempiere al principio costituzionale della tutela della salute di tutti i cittadini, senza alcuna distinzione. E credo che questa dimostrazione di impegno sociale, di impegno civico, debba essere riconosciuta ancora di più. Quindi noi auspichiamo che, quando questa emergenza si sarà sgonfiata, la politica faccia uno sforzo per fare in modo che certi diritti sacrosanti come questo vengano riconosciuti”.


Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente dell'Omceo Palermo, Toti Amato: “La recente sentenza di Genova, confermando il diritto al risarcimento a tutti i medici, indipendentemente dalla data di iscrizione al corso, con riferimento alle frequenze della scuola di specializzazione in Medicina avvenute dal 1 gennaio 1983 in poi, appare fondamentale nella storia del contenzioso tra lo Stato e gli ex specializzandi. Così ben argomentata, rappresentando un importante precedente per le Corti d’Appello e per la Cassazione, sancisce ancora una volta il riconoscimento di un diritto sacrosanto del medico. In un momento così delicato per la professione, in cui risulta difficile parlare di denaro, fa comunque bene sapere che anche la magistratura abbia attenzione alle istanze del professionista sanitario. Ma proprio ora che si parla di medici eroi, è opportuno che il Parlamento si riappropri della sua competenza e normi in maniera definitiva l’annosa materia, riconoscendo perlomeno questo diritto di cui non si è mai voluto tenere conto. Molti dei medici che ne godrebbero, tra l’altro, al momento si trovano proprio in prima linea nella battaglia contro il Coronavirus”.

Ha poi parlato di una sentenza "ottima, molto articolata, evolutiva, che ha toccato tutti i punti della questione", la componente del Consiglio direttivo dell'Omceo Genova, Monica Puttini: "È l’ennesimo riconoscimento di un diritto che tanti colleghi attendono da troppi anni. Ma questa sentenza, rispetto alle precedenti, fa un passo avanti, e ben rappresenta l’evoluzione che questo contenzioso tra medici e Stato ha compiuto. Negli anni passati abbiamo vissuto diverse fasi, abbiamo assistito ad un iniziale scetticismo, poi sono arrivate le prime vittorie, tante accelerazioni ma anche qualche frenata. È stato un percorso ondivago, ma la tenacia ha portato ad un risultato notevole, come quello di questa sentenza e di tante altre. Ancora una volta quindi la magistratura ha dimostrato che quello del risarcimento agli ex specializzandi è un diritto di tutti i medici. Dispiace che dopo tutto questo tempo siano ancora necessari cause e processi per riconoscerlo”.

Per Puttini a questo punto è auspicabile un intervento del Parlamento che possa porre fine a questa vicenda. “Io la troverei una cosa giusta - ha spiegato -. In questo momento poi la categoria dei medici sta vivendo un momento drammatico. Lo Stato ci sta chiedendo tanto, troppo spesso senza neanche garantire quei dispositivi di protezione individuali che sono necessari a tutelare la propria salute. Siamo sempre in prima linea, eppure non c’è stato un collega che si sia tirato indietro, ed il prezzo che stiamo pagando è altissimo. E molti di quei medici ‘al fronte’ sono proprio quegli ex specializzandi a cui lo Stato ha sempre voltato le spalle. Un intervento per sanare la situazione e riconoscere, una volta per tutte, lo stesso standard garantito ai colleghi europei, credo che ora sia più auspicabile che mai, anche in considerazione del fatto che negli ultimi 20 anni la categoria medica e la sanità tutta sono state impietosamente vessate. E sono numerose le modalità che il Parlamento potrebbe trovare per assegnare un equo indennizzo ai medici, ma tutte garantirebbero un risparmio importante per le casse dello Stato. E questo è senz’altro un altro elemento importante da tenere in considerazione”.

“Mi hanno chiamata sia colleghi che hanno già intrapreso questo percorso per vedersi riconosciuto quello che lo Stato avrebbe dovuto darci sia medici che vorrebbero iniziare questo percorso. Le risposte sono state più che positive, ma non perché si parla di soldi. È chiaro che fanno comodo a tutti, ma è il riconoscimento di un’attività che ai nostri tempi non era né gratificata né remunerata, eppure eravamo già medici abilitati alla professione”, ha concluso Puttini.

10 aprile 2020
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