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Fismu: “Medici nelle scuole? Sì ma ne servono molti anche sul territorio”


Il sindacato a Speranza: “Unica strada per controllare l’epidemia è assumere medici e stabilizzare i precari. serve personale e risorse, a partire dal Mes”.

29 LUG - “Con l'epidemia Covid19 ancora in corso, Governo e Regioni ancora non hanno avviato quel “New Deal” della sanità pubblica che il Paese ha bisogno”. Questa la denuncia di Francesco Esposito segretario generale di FISMU, che sottolinea, come manchi “il tanto annunciato potenziamento del territorio, a partire dalla rete di prevenzione, di controllo epidemiologico, o della cosiddetta medicina scolastica, di cui tanto si parla sui giornali in questi giorni”.  
 
“Manca personale - continua Esposito - intanto per il futuro prossimo, vista la sempre insufficiente programmazione di borse nelle scuole di formazione specifica e di specializzazione, e a causa del persistente imbuto formativo tra numero di laureati e posti di specializzazione (che rimangono pochi). Ma anche per il presente, perché veniamo da anni di precarizzazione del lavoro medico, con il blocco del turn over, una miriade di contratti a tempo ‘spazzatura’, ma anche con migliaia di professionisti bloccati nel limbo, i cosiddetti camici grigi”.
 
“È assente da troppo tempo una idea di governo della sanità pubblica, un problema che viene da lontano, sia chiaro, ancora prima di questo Esecutivo - spiega il segretario generale FISMU - si sono annunciate in questi 20 anni rivoluzioni e sperimentazioni, ma tra tagli, regionalismi aziendalizzazione, e molte approssimazioni, abbiamo assistito a una ‘perenne incompiuta’: riduzione di posti letto ospedalieri e nessun potenziamento del territorio, anzi a un vero e propio smantellamento del SSN. La medicina dei servizi che aveva il compito di aspetti come la prevenzione, le vaccinazioni, il controllo epidemiologico o la medicina scolastica, di fatto, non esiste più. Non ci sono le strutture e neppure il personale. Con il Covid 19 tutto ciò è emerso tragicamente. Tutto scaricato sui Pronto Soccorso, sul 118 (dove ancora ci sono medici che lavorano senza essere dipendenti e senza tutele), sugli ospedali e sui medici di medicina generale. Con migliaia di pazienti già gravi senza che nessuno avesse intercettato per tempo l’epidemia”. 

 
“Come abbiamo già detto in altre occasioni - conclude Esposito - la nostra sanità pubblica è stata messa a dura prova e sono state messe in evidenza tutte le sue criticità e fragilità. Abbiamo un’urgenza, che non si risolve con ‘pannicelli caldi’. Bisogna rilanciare un New Deal del SSN, utilizzando anche il Mes, risorse adeguate e personale con obiettivi chiari, tra questi quelli di potenziare il territorio, a partire dalla rifondazione della rete di medicina dei servizi ora inesistente (prevenzione, epidemiologia, medicina scolastica, vaccinazioni..ecc), assunzione dei circa 10.000 medici grigi, stabilizzazione dei precari, passaggio a dipendenza dei medici del 118, valorizzazione dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali nelle scuole e nella governo delle cure primarie, avviare una pronta campagna di vaccinazione. Così saremo pronti ed eviteremo un altro tragico marzo”.

29 luglio 2020
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