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Covid. Fismu: “Basta con la caccia alle streghe contro i medici del territorio”


Il sindacato a Governo e Regioni: “Eroi subito dimenticati, vittime del virus e dell’impreparazione delle istituzioni. Oggi capri espiatori di ogni errore della malapolitica. ora basta, rispetto e dialogo, o incroceremo le braccia come avviene in altri paesi europei”.

06 NOV - La Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-Fismu fa un appello a tutti i sindacati e alla Fnomceo per “rispondere, con forza e con una sola voce, contro le tardive, inadeguate e pasticciate, decisioni politiche di Governo e Regioni: nessuna assunzione di personale per prevenzione, vaccinazione ed epidemiologia, accordi inutili e punitivi sui tamponi veloci, sterilizzazione delle USCA. Ma anche per respingere la campagna mediatica in corso contro i medici di medicina generale (medici di famiglia, continuità assistenziale e 118) che sul territorio sono in prima linea contro il Covid19. Fismu chiede alle Istituzioni politiche intanto rispetto e, vista la gravità della situazione, di istituire un tavolo di consultazione (anche virtuale) con i medici (con tutti) e instaurare un dialogo vero. Per la sigla sindacale è finito il tempo del silenzio per senso di responsabilità per il Paese, se sarà necessario si arriverà alla protesta e financo ad incrociare le braccia, come sta avvenendo in questi giorni nel resto d’Europa”.
 
Francesco Esposito, segretario nazionale Fismu, sottolinea la “gravità della situazione dal nord al sud di Italia: una ondata di contagi che travolge i medici sul territorio, quelli di famiglia, di continuità assistenziale, del 118, i pediatri e gli specialisti ambulatoriali e che arriva come un tsunami su Pronto Soccorso e Ospedali. Poco si è fatto in questi mesi su posti letto e Unità di cure intensive e Usca (queste sconosciute avulse dal sistema), nulla sul piano delle assunzioni dei medici dei servizi, quel settore ora quasi smantellato (per pensionamenti) che avrebbe dovuto dare forza alle campagne di vaccinazione, alla prevenzione (e alla medicina scolastica) e all’epidemiologia. Avevamo chiesto di contrattare 10.000 medici precari, anche tra i cosiddetti camici grigi. Da maggio siamo inascoltati”.


“Ora assistiamo alla diffusione incontrollata del virus - continua - e si pensa di recuperare il tempo perso facendo fare i tamponi rapidi negli ambulatori dei medici di famiglia con un accordo di lavoro inadeguato alla gravità della situazione, inutile e anche punitivo nella sua impostazione. Infatti, quasi nessuna regione è ancora attrezzata: i Dispositivi di Sicurezza (DPI) per i medici sono insufficienti, e la maggioranza degli studi, come è noto a governo e regioni, non ha i requisiti di sicurezza per effettuare i test. Si rimane quindi in attesa che si attrezzino spazi adeguati pubblici da parte delle regioni. Intanto però la grancassa mediatica (con poche valorose eccezioni) ha sparato a zero contro professionisti italiani, accusati di non voler contribuire con il loro lavoro: il che è falso, si vada sul campo e vedere la realtà. Come ha denunciato in una intensa e dura lettera aperta a Luca Zaia, la nostra presidente emerita nazionale, Franca Mirandola, medico di famiglia vittima da 7 mesi del COVID19 e ancora oggi in riabilitazione: ‘Ancora una volta il copione è lo stesso: mettere in trincea i medici. In questo caso, per i tamponi, sono di nuovo quelli di famiglia, di continuità assistenziale e del 118. Sempre puntando sull’emergenza e il sacrificio delle persone, come è già successo con me’”.
 
“Per fare un tampone non serve per forza un medico - spiega il segretario nazionale Fismu - un medico è necessario per curare le persone: farci perdere tempo per fare analisi, sottraendolo ai nostri pazienti, anche anziani, fragili e cronici, è un assurdo. Le altre malattie continuano ad esistere e alcune sono molto gravi. Non solo: è bene ricordare che in sicurezza, nelle nostre realtà di medicina di gruppo, in situazione di emergenza, i test li abbiamo già fatti, ma questa dovrebbe essere una eccezione non la norma. Abbiamo bisogno di più medici, non solo di laboratori di analisi”.
 
“Infine - conclude Esposito - mi rivolgo al ministro Speranza. Anche i piccoli sindacati hanno buone idee,  come i piccoli partiti come il suo: ascoltarli è una scelta di buonsenso. Ci sia un confronto costante, un tavolo di consultazione (anche virtuale) con i sindacati (con tutti) e dialogo, ma vero. E ci sia rispetto, anche per i molti nostri colleghi vittime del Covid19, a partire dalla nostra Franca, altrimenti sarà necessario protestare, financo incrociare le braccia, come sta avvenendo in questi giorni nel resto d’Europa, anche perché abbiamo sopportato, in silenzio, fino ad oggi solo per senso di responsabilità in un momento grave per la nazione. Ora basta”.

06 novembre 2020
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