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Modello emiliano-romagnolo su Direttore assistenziale sia assunto come indicazione nazionale

di Saverio Proia

Sono quanto mai consapevole che queste scelte giuste e strategiche da sole non possono esprimere tutto il loro potenziale innovatore se Governo, Parlamento e Regioni non  intervengono in forma discontinua e profondamente riformatrice ed innovativa con scelte coraggiose e dirompenti sull’insieme della questione medica, infermieristica, delle altre professioni sanitarie e sociosanitarie

29 LUG - Bene, così la Giunta delle Regione Emilia Romagna ha approvato l’istituzione del direttore assistenziale, sono sicuro che il Consiglio Regionale la approverà e mi auguro che il Governo nazionale non l’impugni, come purtroppo ha fatto in occasione di altre leggi regionali avanzatissime, quali il riconoscimento della libera professione ai dipendenti infermieri e delle altre professioni sanitarie all’epoca della giunta di centrosinistra Burlando della Liguria o le recenti leggi regionali di Puglia e Campania istitutive dello psicologo di cure primarie…strano sempre giunte  di centrosinistra impallinate da governi di centrosinistra…quando la sinistra si fa male…dando retta ai consigli dei tecnici dimenticando il primato della politica…quella buona, ovviamente…

Anzi, mi auguro che il modello emiliano-romagnolo sia assunto come indicazione a livello nazionale perché non si fa il riformismo in un paese solo, storpiandolo e adattandolo un vecchio slogan…perché si tratta di una scelta giusta e strategicamente determinante integrandola con l’altrettanto giusta e strategicamente proposta avanzata da Costantino Troise, che ripeto condiviso e apprezzo, del direttore clinico.


Certo sono quanto mai consapevole che queste scelte giuste e strategiche da sole non possono esprimere tutto il loro potenziale innovatore se Governo, Parlamento e Regioni non  intervengono in forma discontinua e profondamente riformatrice ed innovativa con scelte coraggiose e dirompenti sull’insieme della questione medica, infermieristica, delle altre professioni sanitarie e sociosanitarie costituenti la vera e principale risorsa umana e professionale che garantisce la funzionalità o meno del SSN e, a tutt’oggi, per questo ruolo non ha ancora l’insieme articolato e completo delle risposte perché la sua centralità sia realmente apprezzata, riconosciuta ma soprattutto valorizzata per quello che realmente è.

Se è vero che il sole sorge a oriente, era scontato che sarei intervenuto a favore dell’istituzione del direttore assistenziale ma come è vero che il sole tramonta ad occidente è altrettanto vero che sarebbe intervenuto contro il mio amico Ivan Cavicchi; ero sicuro che non ci sarebbero state più polemiche pubbliche sulle rispettive visioni ed analisi sulla sanità in Italia, dopo quasi mezzo secolo di reciproca conoscenza, stima e amicizia anche perché ormai ultrasettantenni rischiamo di essere la parodia, come ho già scritto, dell’ultima scena del film di Bertolucci “Novecento parte seconda2…ovviamente io mi riconosco in Olmo…
Nel merito delle due sue critiche al mio articolo, ho scoperto con dispiacere che nonostante le sue dotte citazioni, ignora il concetto che conosce qualsiasi studente dei corsi di laurea in medicina o nelle professioni sanitarie della distinzione tra “care” e “cure” che è alla base della differenza e della specificità  tra ruolo medico e ruolo infermieristico, con l’eccezione della psichiatria dove il medico cura ma si prende anche cura della persona…come sublimamente ha descritto Battiato nella sua mitica canzone.

Come mi ha altrettanto meravigliato il suo paradosso del direttore dei peti che è oggettivamente ma, certamente involontariamente, un’offesa alla professione infermieristica e cioè siccome in ospedale c’è un’alta produzione di peti e siccome delle parti anatomiche che li producono se ne occupano gli infermieri, definiti volgarmente puliscic..., il direttore infermieristico è di conseguenza il direttore dei peti…

Come si è dimenticato di citare che la radiazione dell’Assessore Venturi è stata giudicata illegittima, come era evidente, dalla Magistratura e per me un atto eversivo a cui ha fatto riscontro negativamente il silenzio assordante, all’epoca, del Ministero vigilante.

Così come ho apprezzato che il nuovo Assessore Donini nel comunicare l’istituzione del direttore assistenziale nel rassicurare che non vi alcuna lesione dei diritti e delle prerogative dei medici abbia usato nel suo comunicato le frasi del mitico comma 566: …”E lo fa in maniera coerente con le indicazioni già tracciate dalla normativa statale, che con la legge 190 del 2014, ferme restando le competenze dei laureati in medicina e chirurgia in materia di atti complessi e specialistici, individua la possibilità di definire ruoli, competenze, relazioni professionali e responsabilità individuali e di équipe delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, tecniche della riabilitazione e della prevenzione….a riprova che nonostante i vani tentativi di cassarlo o ridimensionarlo il comma 566 è ancora legge di stato e continua a produrre effetti positivi…dire che sono contento e soddisfatto è un eufemismo…
Penso che sia ora di smettere di parlare di guerra sulle c.d. compenze avanzate..avanzate cioè progressive rispetto a quelle di base o avanzate ai medici e scaricate agli infermieri?

Si tratta di un falso problema che non esiste nella normale evoluzione del lavoro medico e sanitario, fatto di crescita reciproca di competenze, creato ad arte evocando scenari di depredazione delle competenze per gli uni o di rottura del dominio di una professione per gli altri…la realtà in sanità è un’altra fatta di lacrime e sangue comuni, di vite salvate per competenza di medici e infermieri, di vite perse per errori comuni di medici e infermieri, di aver dimenticato insieme il “tempo di non lavoro” di notti e festività lontani dalle famiglie di ferie saltate di straordinari non pagati, di retribuzioni inversamente proporzionali al valore della propria competenza professionale, di infermieri e medici  sfruttati da cooperative a cui le aziende hanno esternalizzato le competenze “core” da contratti “usa e getta” delle stesse aziende e tutti assoggettati, come ha descritto magistralmente Costantino Troise, a quel “ potere monocratico, padrone assoluto su persone e cose, che ha fatto del divide et impera un metodo di comando ed ormai rappresenta la malattia senile dell’aziendalismo”.

Risolvere questi problemi è la vera sfida della politica, da statista e non da politicante, che attende Governo, Parlamento e Regioni da oggi in poi perché il SSN sia la più funzionante e funzionale articolazione della struttura statuale e regionale conditio sine qua non per la salute individuale e collettiva e di conseguenza per la salute della nostra economia e per la tenuta e l’espansione della democrazia del nostro Paese e perché no, della stessa Unione europea.
 
Saverio Proia

29 luglio 2021
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