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Farmacie in sciopero il 26 luglio. Minacciata la disdetta della convenzione con il Ssn

L'incontro con Balduzzi di questa sera non ha convinto Federfarma ad annullare lo sciopero. Tuttavia, ci sono state aperture da parte del ministro, che potrebbero concretizzarsi nell'annunciato "tavolo" con le farmacie.

10 LUG - E' durato poco più di un'ora l'incontro tra i vertice di Federfarma e il ministro della Salute Balduzzi, iniziato alle ore 20 di questa sera. Il ministro ha mostrato "aperture", ma Federfarma ha comunque confermato la data del 26 luglio per lo sciopero delle farmacie contro i tagli della spending review.
 
Si è conclusa così la giornata di protesta delle farmacie, iniziata con una conferenza stampa, continuata con un sit in a Montecitorio e conclusa, appunto, con l'incontro al ministero della Salute. Le farmacie, dunque, confermano lo stato di agitazione. E si dicono anche pronte a disdire la convenzione con il Ssn. Perché, come hanno spiegato i vertici di Federfarma nel corso della conferenza stampa di stamani, dopo l’aumento “spropositato” del numero delle farmacie previsti dal decreto liberalizzazioni e i “ripetuti tagli” decisi in questi ultimi anni in materia di farmaci, la spending review rappresenta un’altra stangata per le farmacie, con il raddoppio dello sconto obbligatori al Ssn (dall’1,82% a 3,65%) e l’abbassamento del tetto di spesa territoriale (dal 13,3% all’11,5%). Ulteriori oneri che, secondo le stime di Federfarma, costeranno mediamente ad ogni farmacia circa 40 mila euro all’anno. Una perdita che “costringerà a rivedere complessivamente le strategie gestionali delle farmacie, riducendo sensibilmente ogni costo aziendale”. Le prospettive per i farmacisti e i dipendenti di farmacia sono buie: Federfarma parla di circa 20mila posti di lavoro che andranno persi.


Una situazione che oggi ha portato 300 delegati sindacali delle 120 associazioni territoriali dei titolari di farmacia a sfidare il caldo e raccogliersi in piazza Montecitorio per manifestare contro i nuovi interventi contenuti nella spending review.  Questa volta Federfarma non intende fermarsi davanti alle promesse, ma chiede i fatti. Come l’apertura del tavolo della remunerazione, sollecitato da tempo da Fofi, Federfarma, Assofarm, Sunifar e altre organizzazioni rappresentative della categoria, della farmacia e previsto da una legge del 2010 "ma finora rimasta inattuata". L’idea di Federfarma, illustrata brevemente nel corso della conferenza stampa da Alfonso Misasi, segretario nazionale della Federazione, sarebbe quella di lasciare alle Asl le gare di acquisto dei farmaci sfruttando la maggiore forza negoziale delle Aziende anche in virtù dei grandi numeri di confezioni acquistate, ma lasciare che a occuparsi della distribuzione siano poi le farmacia.

Noi andremo avanti nella nostra battaglia, e lo faremo con forza”, ha affermato la presidente di Federfarma, Annarosa Racca. "Dobbiamo avvisare la politica e i cittadini - ha proseguito Racca - sul fatto che il sistema farmaceutico sta saltando”. La spending review rappresenta “l’ennesimo, iniquo taglio penalizzante alla farmaceutica territoriale, che poi è la farmaceutica dei cittadini”. Una manovra “fortemente iniqua anche perché tagli l’unica spesa sotto controllo e sotto il tetto stabilito”, ha affermato Racca. E tutto questo accade in un contesto già difficile per le farmacie, anche a causa dei ritardi dei rimborsi da parte del Ssn, con attese che raggiungono “anche un anno”. I farmacisti sono “demoralizzati”, ha dichiarato la presidente di Federfarma spiegando che ogni giorno, da ogni parte di Italia, arrivano alla Federazione numerose lettere di colleghi che manifestano la propria preoccupazione e le loro difficoltà a tenere in piedi la farmacia. A dimostrarlo anche il recente fenomeno dei ritardi dei pagamenti ai grossisti da parte delle farmacie (secondo le stime già il 20%). “Per un farmacista è mortificante non potere pagare il dovuto al distributore. Il fatto è che queste farmacie non sono in grado di sostenere questi pagamenti”, ha spiegato la presidente di Federfarma.

“Avevamo accolto la spending review come una notizia positiva, che sarebbe finalmente intervenuta là dove ci sono gli sprechi. Invece – ha ribadito Racca -, ancora una volta, è stata colpita la farmacia. Abbiamo presentato le nostre proposte, dal nuovo sistema di remunerazione alla distribuzione nelle farmacie dei farmaci innovativi. Ma non sono state accettate. Ora dobbiamo difendere la farmacia, chi vi lavora e i cittadini stessi. Perché occorre ricordare – ha proseguito Racca – che la farmacia svolge un ruolo sociale, servizi importanti come i turni di notte, screening e attività di farmacovigilanza che garantiamo ogni giorno gratuitamente”. Servizi che se la farmacia crolla, il cittadino perde, ha ribadito la presidente di Federfarma.

Secondo Alfredo Orlandi, presidente Sunifar, siamo di fronte a un “genocidio sociale”. Perché “i più penalizzati saranno gli anziani, che sono i soli rimasti nei piccoli centri e che non è detto che abbiano tutti la possibilità, se la farmacia rurale chiude, di potersi spostare con mezzi propri, tra l’altro a due euro di benzina al litro, per procurarsi i farmaci nei grandi centri urbani”. Secondo Alfredi, la spending review tradisce anche l’obiettivo di risparmio. “La strategia dovrebbe essere quella di curare il cittadino sul proprio territorio, anche grazie alle farmacie. Ma le manovre del Governo stanno riporteranno i cittadini in ospedale. E si accorgerà dei costi che questo comporterà”.

I farmacisti delle farmacie rurali sono “più arrabbiati dei colleghi delle farmacie urbane”, ha detto il presidente del Sunifar spiegando che “i nostri piccoli centri sono considerati di serie B per nascita, e sono anche quelli che pagheranno più caro questi interventi”.

Secondo Michele Di Iorio, presidente dei Federfarma Napoli, il Governo “ha la paranoia delle farmacie e prende a riferimento una immagine patinata che è quella che si vede sulle riviste ma che non corrisponde affatto alle reali condizioni della farmacia”. Le norme contenute nella spending review, secondo Di Iorio, sono la dimostrazione della “malafede del Governo e dell’ignoranza dei tecnici che lo compongono. Ci stanno prendendo per la fame. E questo è un atto di estremo cinismo”.
 

10 luglio 2012
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